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TERRA TERRA
09.05.2001
  • | di PAOLA DESAI
    Un inverno duro per le foche
    Inverno duro per le foche: metà dei cuccioli nati la scorsa stagione nel Mar Bianco, tra Russia e Finlandia, sembrano destinati a morire di fame. A lanciare l'allarme è uno scienziato russo, Vladimir Potelov, esperto in mammiferi marini al Polar Institute of Fish and Oceanography. Il motivo del disastro è il clima insolitamente freddo di questa fine inverno in quella regione nordica, con forti venti provenienti da nord-est che impediscono alle foche di migrare verso il mare di Barents.
    Ogni autunno infatti le foche ( phoca groenlandica ) usano nuotare verso sud, nel Mar Bianco, dove si accoppiano e si riproducono. Alla fine dell'inverno poi tornano a nord, in mare aperto, oltre lo stretto tra la penisola di Kola (Finlandia) e la Carelia (Russia): navigano sui lastroni di ghiaccio sù oltre il circolo polare artico, fino al mare di Barents, dove il cibo è più abbondante. Quest'anno però sono rimaste intrappolate da venti estremamente forti e dal ghiaccio rimasto saldamente attaccato alle coste del Mar Bianco. Potelov riferisce che alla fine di aprile una missione del suo istituto ha sorvolato la zona, e ha constatato che una "parte significativa" dei cuccioli sono rimasti bloccati. Per loro è una condanna: là sul ghiaccio del Mar Bianco non c'è abbastanza cibo per tutti quei circa 400mila cuccioli, e lo scienziato prevede che la metà, duecentomila, siano destinati alla morte.
    Salvarli? "Ormai è impossibile portare in salvo tutti quei cuccioli foca. Si potrebbe però prendere quelli che si spingono a cercare cibo sulle rive, trasportarli su corsi d'acqua interni e lasciare che siano trasportati nel mar di Barents meridionale", ha detto Potelov alla Reuter . Ma ha fatto notare che il suo istituto, nella città russa di Arkhangelsk (affacciata proprio sul Mar Bianco), non ha i soldi necessari a organizzare un simile salvataggio. "Abbiamo bisogno di aiuto, aiuto finanziario in primo luogo, per salvare le foche". Potelov ha ricordato che una situazione simile si era verificata nel 1966. Anche allora un inverno insolitamente freddo aveva impedito la normale migrazione dei cuccioli nel mare di Barents: quella volta perirono circa 300 mila cuccioli foca, circa il 60% dei nati di quell'anno.
    Del resto anche altrove in Russia il freddo inusuale sta minacciando la fauna selvatica - diversi tipi di minaccia. In Siberia orientale il freddo ha spinto un gran numero di tigri - la famosa e ormai minacciata tigre siberiana - ad avvicinarsi alle zone abitate. Cercano cibo: in mancanza di cerbiatti o cinghiali selvatici, loro preda abituale, attaccano le mandrie, montoni, cani. Ma questo le espone ai cacciatori di frodo, che alimentano un'esportazione illegale ma molto redditizia di pelli e parti di tigre verso la Cina, dove peli e vari organi entrano nella formulazione di farmaci della medicina tradizionale.
    La caccia di frodo colpisce anche le foche del lago Baikal, il più antico e grande specchio d'acqua dolce al mondo: là vive una specie unica di foca chiamata nerpa , l'unica adattata alla vita in acqua dolce, già dimezzata negli ultimi cinque anni dall'inquinamento oltre che dalla caccia. Anche qui la caccia è aumentata quest'inverno - ovviamente illegale, poiché la foca nerpa è specie super protetta, ma la sua pelle è considerata molto pregiata (anche qui il commercio è con la Cina).
    Il periodo più delicato è cominciato in aprile, quando le femmine sono più vulnerabili perché non si allontanano dai cuccioli neonati. La caccia coinvolge gli uomini di interi villaggi, e del resto per molti è la fonte di reddito più sicura - qualche settimana fa una troupe televisiva locale mostrava le spedizioni della Greenpeace russa, che dava la caccia ai bracconieri sulle coste del lago ghiacciato per intercettarli e sottrargli la preda...
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