mercoledì 18 settembre 2013
TERRA TERRA
14.05.2001
-
| di MARINA FORTI
L'acqua e la politica
Qualche tempo fa il nuovo presidente messicano, Vicente Fox, ha dichiarato che l'acqua è "una questione di sicurezza nazionale". Un presidente in vena di retorica verde? Non c'è da stupirsi, e del resto i dati di fatto gli danno ragione. Oggi il Messico ha meno acqua potabile dell'Egitto (il cui territorio è in gran parte occupato dal deserto) e il 60 per cento meno di quanta ne aveva cinquant'anni fa. Circa 12 milioni di messicani, ovvero uno su otto, non hanno per nulla accesso all'acqua potabile (e va da sé che si tratta del segmento più povero). Gli altri, quelli che possono pagare, si fanno portare l'acqua potabile da camion cisterna. Migliaia di persone ogni anno muoiono di malattie legate all'acqua, e del resto l'ente idrico nazionale ammette che il 73% dell'acqua disponibile nel paese, superficiale e sotterranea, è contaminata e pericolosa per la salute pubblica, e che il 93% delle fonti e corsi d'acqua sono inquinati.
Un'emergenza nazionale, non c'è dubbio. Basta vedere Città del Messico, con i suoi quasi venti milioni di abitanti, che pompa acqua dalle sue falde sotterranee a un ritmo tale che queste si abbassano di oltre 3 metri all'anno. Uno dei risultati è che molti degli edifici più famosi (e pesanti) della città cominciano a sprofondare -come la sua Cattedrale, la più grande e antica costruita dai conquistadores in America latina. Ora Città del Messico, che sta in una conca circondata da colline e da un paio di vulcani tra i maggiori del paese, attinge acqua da fonti fino a un chilometro e mezzo più alte della città - e distanti quasi 200 chilometri. Ma metà di quell'acqua viene dispersa prima di arrivare a destinazione, causa perdite e rotture nelle tubature. L'intero acquedotto cittadino è obsoleto, si dice che in parte sia ancora quello azteco. Ma ripararlo richiede denaro che nessun governo ha mai pensato di stanziare per una simile "emergenza nazionale". Lo stesso vale per l'inquinamento: oggi appena il 14% delle acque di scarico, sia urbane che industriali, viene in qualche modo trattato. Il resto va disperso nei fiumi o nel terreno: e in molti casi scarichi, fognature e discariche di rifiuti si trovano a poca distanza dai revervoirs da cui pescano gli acquedotti - così ad esempio a Mérida, capitale dello Yucatan. Far funzionare i pochi impianti di depurazione esistenti, costruirne di nuovi, risanare acquedotti e così via richiede soldi: secondo l'ente idrico 30 miliardi all'anno nel prossimo decennio.
Il governo del nuovo presidente ha buon gioco a dire di aver ereditato una situazione disastrosa. E così pure a sottolineare che l'acqua è sempre stata un oggetto di scambio politico nel vecchio regime del Partito rivoluzionario istituzionale, Pri: voi votate per me, io faccio arrivare l'acqua nel vostro quartiere. Il rovescio della stessa medaglia è che gran parte dei messicani paga l'acqua distribuita dai camion cisterna, ma le imprese agricole, minerarie e i grandi allevatori non la pagano affatto. Ora, come finanziare il risanamento? Il governo di Fox dice che vuol far pagare l'acqua all'agro-business per costruire depuratori e acquedotti. Sempre che non finisca per farla pagare ai comuni cittadini. Vedere per credere.
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