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TERRA TERRA
10.06.2001
  • | di GIULIANO SADAR
    La truffa delle tartarughe "baby"
    Il loro nome è kinemys reevesi, di questi tempi le trovate ammassate dietro le vetrine di molti negozi di animali, spesso con il soprannome "baby" in evidenza. Sono l'ultima trovata degli importatori e dei venditori di rettili per dar linfa a quel lucroso e spietato business che è la produzione e la vendita a tappeto di tartarughe, carne da macello del pet trade. Ultima trovata e ultima fregatura. La sfortuna delle kinemys è che restano piccole, ovvero non crescono come le tartarughe che da una ventina d'anni giungono in quantità industriali (diversi milioni all'anno solo in Europa) nei negozi di animali: come le trachemys scripta elegans, conosciute come "tartarughe dalle orecchie rosse", di cui dal 1997 è vietata la vendita in Europa, o le più recenti e delicate Kohni, Concinna, Floridana che hanno sostituito le "orecchie rosse", aggirando così il bando.
    Le kinemys da adulte non superano i 12 centimetri di lunghezza, nei maschi, e i 15 nelle femmine, mentre le altre specie possono raggiungere e superare i 30 centimetri. Non arrivano in Europa, come la maggior parte delle altre specie, ammassate in contenitori di 500 pezzi dagli allevamenti della Louisiana o della Florida. Arrivano bensì dall'Asia. Sono originarie dalla Cina Meridionale, dalla valle dello Yangtze giù sino a Canton, oppure da Corea, Taiwan, Giappone - dove vivevano da milioni di anni facendosi i fatti propri. Il loro commercio oggi è per la gran parte in mano ad allevatori di Pechino, pronti a soddisfare una richiesta mondiale crescente sfruttando le maglie larghe del "libero mercato" stile cinese.
    Resta il fatto che gran parte della richiesta che alimenta questo mercato viene dall'Occidente, dove la moda del "rettile in casa" sta spopolando, in barba a biologi, etologi e naturalisti di tutto il mondo che da anni ammoniscono sull'incompatibilità di questi animali a sangue freddo con ambienti artificialmente costruiti, e chiedono che questo commercio assurdo e inutile venga fermato. Niente da fare: anzi, il popolo dell'amore per gli animali un tanto al chilo, gli adepti delle tartarughe "usa e getta", ora è entusiasta: finalmente esiste la tartaruga ideale, che resta piccola quindi mangia meno, sporca meno, occupa meno spazio. Solo che ha anche altre, importantissime necessità. La kinemys reevesi è infatti una specie anatomicamente adatta a vivere in acque poco profonde e melmose. In acque profonde annega facilmente, perché è molto pesante, le zampe non hanno la conformazione "palmata" propria delle specie acquatiche e palustri, ma piuttosto simile a quelle terrestri. Quindi, se trattate come le altre tartarughe, le kinemys non ce la fanno a sopravvivere. Questo ovviamente lo sanno in pochi. E non tutti quelli che lo sanno, lo dicono. Certo non lo sanno coloro che comprano, e di solito i negozianti si guardano bene dal spiegare all'acquirente le reali necessità delle bestiole perché ne venderebbero molte di meno. Chi comprerebbe infatti una tartaruga sapendo che per farla vivere almeno decentemente deve tenere un'ampia vaschetta piena di acqua stagnante in casa? Pochi o nessuno. La conclusione è, al solito, triste. Vendute a cifre che si avvicinano e superano le 50.000 lire a fronte delle 20.000 delle altre tartarughe "che diventano grandi", le povere kinemys reevesi "baby" hanno davanti una vita di stenti, e soltanto le più robuste sopravviveranno.
    Questa è solo la più recente, ma probabilmente non l'ultima, storia di quella fabbrica di piccoli cadaveri che è il commercio di tartarughe. Un vero e proprio far west del libero mercato dove le leggi sembrano scritte per non venir rispettate. L'articolo 727 del codice penale dice: "Chiunque incrudelisce verso animali senza necessità (...) o li detiene in condizioni incompatibili con la loro natura (...) è punito con l'ammenda da lire due milioni a lire dieci milioni".

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