mercoledì 18 settembre 2013
TERRA TERRA
21.06.2001
-
| di MARINA FORTI
Le tartarughe tornano al Wto
L' Organizzazione mondiale del commercio ha sentenziato che gli Stati uniti sono liberi di applicare la legge che vieta di importare gamberi e crostacei pescati senza le dovute misure per salvare le tartarughe marine. Ricordate? la questione delle tartarughe marine è esemplare di un certo tipo di guerre commerciali nell'era del Wto - che non si combattono ormai a colpi di dazi e dogane, ma di regolamentazioni sanitarie e ambientali.
La faccenda è annosa. Gran parte tartarughe marine ancora esistenti negli oceani sono considerate specie minacciate e sono protette dalle leggi di molti stati (tra cui gli Usa), oltre che da trattati internazionali (come la Cites, la convenzione che vieta il commercio di specie minacciate). La maggiore minaccia "umana" per le tartarughe marine sono in effetti le reti usate per pescare gamberi e crostacei, ed è una strage involontaria: le tartarughe vi restano impigliate, fino a morire. Si calcola che ogni anno almeno 55 mila tartarughe protette siano uccise così. Negli Stati uniti dunque dal 1989 la legge impone ai pescatori di applicare alle reti un aggeggio salva-tartarughe: è chiamato Ted, turtle excluder device, impedisce che i carapaci restino impigliati. Altri dodici paesi al mondo hanno reso obbligatorio l'accorgimento. Negli Usa inoltre la legge vieta anche di importare crostacei da paesi che non hanno reso obbligatorio il Ted. Il fatto è che per molti paesi del sud-est asiatico, dell'Asia meridionale o dell'America latina l'export di crostacei è importante e il mercato Usa è lo sbocco principale: dunque si sono adeguati. Nel 1996 però Thailandia, Malaysia, India e Pakistan hanno fatto un reclamo all'Organizzazione mondiale del commercio (che esisteva da appena un anno): hanno sostenuto che il bando alle importazioni di gamberi da parte degli Stati uniti era in realtà una barriera commerciale mascherata. Due anni dopo il Wto ha sentenziato che la legge statunitense in sé non viola le norme del libero commercio, ma che Washington aveva in effetti discriminato tra paesi esportatori. Il Wto ha poteri senza precedenti rispetto a qualsiasi altra organizzazione internazionale; tra l'altro ha il potere di arbitrare conflitti commerciali e dopo aver ascoltato gli argomenti delle parti emette sentenze quasi inappellabili.
La sentenza che dava torto agli Usa su gamberi e tartarughe - come quella, simile, sui tonni pescati a prezzo di una strage di delfini - aveva suscitato l'indignazione di un ampio schieramento di ambientalisti e gruppi civici negli Usa, da Greenpeace e il Sierra Club a Trade Watch (legato a Public Citizen, l'organizzazione di Ralph Nader): in nome del libero commercio, avevano commentato, il Wto fa carta straccia delle leggi di protezione ambientale (Trade Watch, con le organizzazioni ambientaliste, è stata una delle forze organizzative dietro alle manifestazioni contro il Wto a Seattle, nel dicembre 1999: e le tartarughe erano state tra i protagonisti simbolici). Vale la pena di notare che nei paesi esportatori la cosa era stata vista in modo diverso e anche le organizzazioni ambientaliste o per i diritti sociali avevano denunciato la barriera commerciale nascosta con l'alibi della protezione ambientale...
Il Wto, per la precisione, aveva stabilito che era scorretto bandire l'import da un intero paese - Washington ha dunque accettato di importare gamberi da Thailandia, Malaysia, India o Pakistan purché "certificati" come provenienti da pescherecci che usano il Ted.Ora la nuova sentenze del Wto afferma che Washington ha corretto le precedenti discriminazioni, dunque è libera di applicare la sua legge salva-tartarughe: e continuerà a comprare gamberi sono da pescherecci che certificano l'uso del Ted, salvo assistare i paesi esportatori con assistenza tecnica per pescare in modo "sostenibile".
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