mercoledì 18 settembre 2013
TERRA TERRA
29.06.2001
-
| di FRANCO CARLINI
Allarme verde, cercasi predatori
Imparare dalla natura: molte delle invenzioni umane sono geniali imitazioni di quanto l'evoluzione ha già forgiato durante milioni di anni. In sostanza anziché provare e riprovare le soluzioni in laboratorio, sovente è meglio studiare quel che l'evoluzione ha già fatto: il caso ha fatto tutti i possibili esperimenti e la selezione naturale ha fatto sopravvivere le migliori, quelle più adatte a garantire la sopravvivenza di una specie in un certo ambiente. A questa categoria appartengono alcuni geniali trucchi con cui le piante, che non possono scappare davanti ai predatori, si proteggono comunque. Un modo è quello di emettere sostanze chimiche repellenti o sgradite ai bruchi voraci, ma non è l'unico. C'è anche un altro meccanismo chimico più tortuoso che è stato identificato solo da una dozzina d'anni e che ora i ricercatori cercano di capire nel dettaglio, eventualmente per utilizzarlo nella protezione dei raccolti.
In sostanza le cose vanno così: la pianta aggredita si accorge delle presenza degli animali nocivi (e già questa è una funzione alta e complicata); in risposta alla loro presenza rilascia nell'aria delle sostanze chimiche volatili che non hanno la funzione diretta di allontanare il disturbatore, ma quella di attirare i predatori o i parasitoidi specifici contro quel bruco. Il predatore ha imparato a associare quel segnale alla presenza di cibo per lui, e dunque arriva sulla pianta e la libera dall'aggressione; il parassitoide fa lo stesso lavoro, ma in modo indiretto, depone le uova nel corpo dell'animale. Una volta larve, lo divoreranno.
Come si vede, di strategie multiple e a complesse, con molteplici percorsi, evidentemente raffinati e specifici. Geniali insomma, e molto meno rozzi della soluzione umana che consiste nello spargere a pioggia insetticidi in abbondanza, magari intossicando terreno e contadini.
Di questi fenomeni si occupano diversi gruppi di ricercatori, al Max Plank Institut di Jena e all'università di California a Davis. La prima idea fu quella di spruzzare un ormone delle piante il quale a sua volta stimola la produzione dei segnali chimici. Ma non funziona: se i predatori vengono attirati anche quando non ci sono prede, allora non associeranno più il segnale alla disponibilità di cibo: gridare "al lupo, al lupo" annulla la serietà dell'allarme. Si può cercare allora di esaltare le doti spontanee delle piante nel rilasciare i segnali; si è scoperto per esempio che alcune varietà selvatiche di cotone producono assai più attrattori dei parassitoidi che non il cotone domestico; da qui il tentativo di incrociare le migliori virtù del cotone per restituire anche a quello da coltivazione una proprietà che alcune sue varietà avevano generato. E' una strada che stanno perseguendo un gruppo di ricercatori olandesi, come ci informa un articolo della rivista Nature (volume 410, pagina 736, anno 2001). Altri pensano che si possa operare direttamente con la manipolazione genetica, identificando i geni che comandano la produzione dei segnali chimici e inserendoli nelle piante in cui serve, ma nulla di tutto ciò è banale né semplice. E poi c'è un altro problema: questo elaborato meccanismo di difesa funziona solo se in zona esistono predatori e parassitoidi capaci di aggredire le pesti. Ma questa condizione, se si presenta facilmente negli ambiti naturali, è molto più difficile nel caso di grandi colture intensive. Occorrrebbe creare, in prossimità dei campi, opportuni serbatoi di insetti e aggressori, pronti a essere convocati al lavoro quando sia necessario. Insomma, fare qualcosa di analogo a quanto la natura realizza spontaneamente. Sembra complicato, ma invece potrebbe rivelarsi la migliore soluzione specialmente per i paesi in via di sviluppo; ci lavorano i ricercatori del Centro internazionale sulla Fisiologia degli insetti di Nairobi, in Kenya, sembra con risultati incoraggianti che ora vengono riproposti in Uganda, Malawi e Etiopia.
Rubrica quotidiana sull'ambiente
ultimo articolo pubblicato
ricerca
I 10 argomenti più trattati:
AGRICOLTURA [330]
ANIMALI [208]
ENERGIA [190]
ALIMENTAZIONE [150]
PETROLIO [136]
COMMERCIO [93]
ETNIE [89]
SANITA [66]
RIFIUTI TOSSICI [62]
BIOTECNOLOGIE [59]
ANIMALI [208]
ENERGIA [190]
ALIMENTAZIONE [150]
PETROLIO [136]
COMMERCIO [93]
ETNIE [89]
SANITA [66]
RIFIUTI TOSSICI [62]
BIOTECNOLOGIE [59]
MANIFESTO BLOG
ANTIVIOLENZA
Luisa Betti
-
Cosa significa “centro antiviolenza”? (DL femminicidio IV parte)
di Luisa Betti - 17.09.2013 02:09
NAPOLI CENTRALE
Francesca Pilla
-
La terra dei fuochi come il Vajont
di francesca - 16.09.2013 21:09
LO SCIENZIATO BORDERLINE
Massimo Zucchetti
-
Ridiamoci sopra, Alberto Perino
di massimozucchetti - 16.09.2013 12:09
LOSANGELISTA
Luca Celada
-
Larry Summers fuori
di luca celada - 16.09.2013 08:09
FRANCIAEUROPA
Anna Maria Merlo
-
E’ morto il biologo Albert Jacquard, un grande umanista
di Anna Maria - 12.09.2013 14:09
POLTERGEIST
Nefeli Misuraca
-
Le sigle televisive – una carrellata
di nefeli - 11.09.2013 11:09
QUINTOSTATO
Roberto Ciccarelli
-
Scuola: precari assunti con lo stipendio bloccato
di Roberto Ciccarelli - 11.09.2013 10:09
NUVOLETTA ROSSA
Andrea Voglino
-
Metà fumetto e metafisica: Valvoline e dintorni sotto il segno inquietante di Giorgio De Chirico
di Andrea - 05.09.2013 16:09
STREET POLITICS
Giuseppe Acconcia
-
Egitto: da Tahrir a Otranto
di giuseppe.acconcia - 05.09.2013 15:09
AUTOCRITICA
Francesco Paternò
-
Ghosn, un uomo (sempre più) solo al comando
di fpaterno - 04.09.2013 17:09
HORROR VACUO
Filippo Brunamonti
-
Sal – Conversazione con l’attore Salvatore Ruocco
di Filippo Brunamonti - 26.08.2013 18:08
ANZIPARLA
Giulia Siviero
-
La foto
di giuliasiviero - 17.08.2013 22:08
POPOCATÉPETL
Gianni Proiettis
-
Arrivano i vostri ovvero la sindrome di Sansone
di gianni - 06.08.2013 06:08
SERVIZI










