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TERRA TERRA
23.02.2001
  • | di FULVIO GIANETTO
    I pirati delle risorse genetiche
    L

    e organizzazioni rurali scendono in campo contro la penetrazione di sementi transgeniche e contro la "biopirateria", il furto di risorse genetiche. Ben 200 organizzazioni contadine e sindacati agricoli di tutto il Centroamerica, riunite nella Coordinadora latinoamericana de organizaciones del campo, hanno ufficialmente appoggiato la campagna di alcune grandi organizzazioni campesine del Messico (Unorca, Central independiente de obreror agricolas y campesinos, Codu) che chiedono ai produttori e ai consumatori di opporsi al transgenico per "proteggere la biodiversità ed evitare l'omogeneizzazione di tutte le forme di vita promossa dai modelli neoliberali". Denunciano la "falsità" delle multinazionali che presentano le loro sementi transgeniche (Ogm) come più economiche e con maggior rendimento. Falsa, ad esempio, è la pubblicità della Zeneca, che vorrebbe sperimentare in Messico un riso transgenico chiamato golden rice, modificato per produrre betacarotene (precursore della vitamina A): dice che è per "salvare milioni di bambini dalla cecità e altrettanti adulti denutriti per mancanza di vitamina A", ma un bambino dovrebbe consumare almeno 12 razioni di quel riso per ottenere la quantitá minima giornaliera di vitamina A. Unorca e Greenpeace accusano poi la Monsanto di premere sul nuovo ministro dell'agricoltura, l'imprenditore Javier Usarriaga (il "re dell'aglio") per coltivare a mais transgenico 5.000 ettari nelle migliori terre irrigate di Sonora, Sinaloa e Tamaulipas.
    Secondo un rapporto della Fao, in America Latina solo quattro paesi sono dotati di difese legali e di strutture legislative adatte a proteggere il proprio patrimonio genetico e le loro risorse naturali: Venezuela, Brasile, Costarica e Bolivia. Emblematico il caso del Brasile, che l'anno passato approvò una legge che riconosce e protegge i diritti delle comunità locali sulle proprie risorse e conoscenze tradizionali, stabilendo norme per l'accesso alle risorse naturali, meccanismi di trasferimento tecnologico e distribuzione dei benefici (trade mark, brevetti, royalties). Giorni fa il Ciat (Centro internazionale di agricoltura tropicale) olandese ha presentato una denuncia legale all'ufficio dei brevetti statunitense, a Washington, contro la Societá Pod-Ners per "monopolio illegale, biopirateria e attacco all'integrità del germoplasma nativo". Si tratta di una impresa di sementi del Colorado che nel 1994 ha comprato una varietà di fagioli gialli in un mercato di Sonora (Messico), ha ottenuto il brevetto negli Usa nell'aprile 1999 e ha cominciato a impedire ai 22mila piccoli contadini messicani del Rio Fuerte di esportare i loro fagioli mayocoba negli Usa se non gli pagavano regalie ("royalties"), facendogli cadere le esportazioni del 90%.
    Il caso del fagiolo giallo rubato, che viola non solo il diritto di un paese a proteggere le proprie risorse genetiche ma anche la convenzione Internazionale sulla Biodiversità, è un esempio di quanto sta succedendo in tutto il Centroamerica e in Messico in particolare. Il tepezcohuite e i rapanelli neri delle montagne di Guerrero sono brevettati in Spagna, il fico d'India in Italia, il pozole (un alimento popolare a base di mais) è stato brevettato da alcuni biologi dell'Università del Minnesota. La biopirateria e il furto di risorse naturali è pratica corrente in tutta l'America Latina, spesso propiziato dalle stesse istituzioni ufficiali che dovrebbero occuparsi di preservarle. Spesso la mobilitazione delle popolazioni locali svela casi di biopirateria: così avvenne con il Consiglio di medici tradizionali e curanderos del Chiapas che lo scorso dicembre chiese e ottenne dal ministero dell'ambiente la sospensione dell'accordo Icbg-Maya sulle ricerche farmacologiche e l'uso sostenibile delle conoscenze etnobotaniche delle popolazioni maya dell'Alto Chiapas. L'accordo si presentava come "ecosostenibile" e prevedeva, in teoria, che il 25% delle royalties sulle scoperte farmacologiche andasse alle cooperative locali: in realtá si è rivelato un atto di biopirateria legalizzata fra la ditta inglese Molecular Nature, l'Universitá della Georgia (Usa) e il centro di ricerche messicane Ecosur, attraverso il quale sono stati già legalmente raccolti 6.000 campioni di funghi e piante della regione e registrate 200 formule medicinali tradizionali della gente tzoltzil.

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