mercoledì 18 settembre 2013
TERRA TERRA
19.07.2001
-
| di FRANCO CARLINI
Tbc mutante
La tubercolosi esiste, come e più di prima. In apparenza meno virulenta dell'Aids, fa più morti del virus Hiv e di quello della malaria e i generosi progetti di sradicarla sono saltati. Negli anni '90 l'Oms si era assegnata l'obbiettivo di agire sui 22 paesi più colpiti e di riuscire a diagnosticare il 70% dei casi, sperando di curarne l'85% entro il 2000. Solo due paesi, Perù e Vietnam, hanno completato il programma, nel resto del mondo solo 1 abitante su 5 ha accesso ai farmaci, che pure sono efficaci.
Ma ci sono novità recenti, tutte in senso peggiorativo: nuovi focolai di infezione si sono sviluppati nei paesi di fascia alta, come l'Inghilterra, e in fascia intermedia, come l'ex Urss. E' una tubercolosi di ritorno, facilitata della mobilità delle persone, grazie ai trasporti globali e ai flussi migratori. Il caso inglese è tipico. Nel quartiere di Newham, East End di Londra, i malati riconosciuti sono 108 ogni 100 mila abitanti, superando l'incidenza di Tb dell'India (41 casi) e della Russia (91 casi ogni 100 mila). Chi sono gli ammalati, e da dove vengono? I portatori sono migranti arrivati dall'Africa sub-Sahariana, dall'India e dal Bangladesh, dove la malattia è endemica e una quota elevata della popolazione porta il bacillo nei polmoni, in forma quiescente. Trovando nelle nostra metropoli condizioni di vita ancora più deteriorate che nei loro paesi d'origine, il bacillo si riattiva, aggredisce l'organismo, e si propaga. Dichiara Mario Raviglione, responsabile del monitoraggio della Tb presso l'Oms: "In pratica tutta l'Africa sub-Sahariana è infetta e la Tb non è uno scherzo, è un virus Ebola con le ali". Con le ali perché, a differenza di altri si propaga con grande facilità: basta vivere e respirare in un locale dove ci siano ammalati.
La seconda novità negativa, ben nota agli esperti, meno al grande pubblico, è l'azione congiunta di Aids e Tb. Il primo, come noto, indebolisce le difese immunitarie e dunque rende più facile il contagio e più pesanti le conseguenze sugli ammalati, il cui organismo risulta privo di difese spontanee. Si aggiunga la comparsa sempre più frequente di varianti dei ceppi originari. Per esempio una varietà di Tb, detta di Pechino, è emersa diverse volte nel secolo scorso nel nord della Cina, in modo contenuto. Ora invece è divenuta dominante in Russia (soprattutto nelle sue prigioni, dove il contagio è certezza) e copre circa la metà dei casi di malattia in Indonesia. Di per sé non è più aggressiva dei ceppi precedenti, ma sembra capace di diffondersi più facilmente e di sviluppare ceppi resistenti ai farmaci. Anzi, a più di un farmaco. Questo fenomeno dipende dal fatto che là dove le cure e l'educazione sanitaria sono più approssimativi, spesso il ciclo del farmaco viene interrotto, lasciando così in vita quei batteri mutanti ancora non debellati. Dunque sopravvivono proprio le varianti più resistenti e si diffonderanno ulteriormente.
Il tutto dipende anche dal fatto che non c'è stata, negli ultimi anni, una spinta alla ricerca di farmaci e vaccini. Essendo una malattia ben nota ci si accontentava dell'apparato già sperimentato, ma nel frattempo il quadro è cambiato. Una sensibilità maggiore ora si è sviluppata, largamente al di sotto dei bisogni. Valgano per tutti questi numeri, raccolti dalla rivista inglese New Scientist: la casa farmaceutica GlaxoSmithkline destina alle ricerche sulla tubercolosi 2 milioni di sterline all'anno, meno di un millesimo della cifra destinata alla ricerca in generale (2,4 miliardi di sterline). La stessa casa ricava 2,7 miliardi dai farmaci antiasmatici. L'asma fa 180 mila vittime all'anno contro i 3 milioni della tubercolosi, ma è malattia del primo mondo e dunque il suo mercato è più ricco.
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