domenica 17 febbraio 2013
TERRA TERRA
22.08.2001
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| di MARINA FORTI
Il declino della tigre cambogiana
Aguardare la Cambogia, con i suoi 12 milioni di abitanti e 260 dollari di reddito procapite annuo, uno penserebbe che la conservazione delle tigri non sia tra i problemi più urgenti del paese - e comunque, non una priorità del governo di Phnom Penh. Per questo stupisce il progetto avviato dall'Ente del governo cambogiano per la protezione della natura con l'aiuto di un gruppo internazionale per la conservazione dei grandi felini, Cat Action Treasury. Hanno arruolato 35 ex cacciatori di frodo, li hanno istruiti sull'importanza di salvare le tigri e ne hanno fatto dei ranger, che dividono il loro tempo tra istruire gli abitanti dei villaggi e pattugliare le foreste. L'esperimento funziona, anche grazie al salario di 70 dollari al mese garantito ai nuovi rangers: circa tre volte il reddito pro capite. Il progetto anti-bracconaggio del resto è parte di una serie di misure avviate dal governo cambogiano per salvare le sue ormai rare tigri. Con l'aiuto di organizzazioni internazionali ha disposto operazioni di salvataggio e sta organizzando una forza di reazione rapida contro bracconaggio e contrabbando. Sta inoltre elaborando una nuova legge sulla protezione della flora e fauna selvatica che promette di essere tra le più severe del sud-est asiatico, e nel frattempo ha deciso di includere alcune norme contro la caccia di specie protette nella legge sulla gestione forestale presto in discussione all'Assemblea nazionale, il parlamento.
La realtà è che tanta sollecitudine è indotta, e i risultati sono incerti. La fragile Cambogia dipende da aiuti e crediti stranieri e sono proprio i "donatori" a fare la maggiore pressione perché siano rispettate regole di "foresteria sostenibile", o di protezione delle specie minacciate come la tigre. La nuova legge sulle foreste in discussione all'Asemblea è essenziale per ottenere milioni di dollari in prestiti dal Fondo monetario internazionale, che ha messo la riforma forestale tra le sue condizioni.
Ma tutto questo non basta per ora a migliorare la situazione per le tigri cambogiane, come del resto nessuno è ancora riuscito a fermare la deforestazione selvaggia. Nel 1998 l'Ente cambogiano per la protezione della natura e Cat Action Treasury avevano condotto il primo censimento felino in Cambogia e stimato che ci fossero tra 400 e 600 tigri. Da allora ne sono state uccise 200, secondo il vicedirettore dell'Ente e responsabile del programma di conservazione della tigre, Sun Hean. Qualcuno sostiene che ne siano rimaste ormai troppo poche perché la specie si riproduca e si salvi.
Ma il governo non può assumere tutti i cacciatori di frodo. E d'altra parte la domanda di tigri in un circuito di contrabbando resta alta, alimentata soprattutto dalla Cina e dalle comunità cinesi in tutta l'Asia, dove varie parti del felino sono usate per farmaci e unguenti: è l'aspetto più sconcertante della medicina tradizionale cinese ed è ormai la maggiore causa del declino della tigre, più ancora della perdita di habitat naturali, la deforestazione, l'inquinamento. Così il bracconaggio continua: sulle Cardamom Mountains, nella Cambogia sud-orientale, dove 10 rangers pattugliano la foresta, nel solo mese di marzo 3 tigri sono state uccise. I rangers, anche per il loro passato di cacciatori di frodo, sanno che uno può guadagnare tra 1.500 e 2.500 dollari con una tigre: una fortuna. L'animale ucciso va scuoiato, pelle e ossa fatte seccare, e infine si contrabbanda a pezzi: una pelle può valere 900 dollari, i denti canini 125, gli artigli dieci dollari l'uno. In un negozio di Phnom Penh, riferisce il corrispondente della rivista asiatica, un pene di tigre dovutamente disseccato vale 800 dollari. Ma la parte più usata sono le ossa: vanno nei rimedi anti-reumatici e sono valutate 400 dollari al chilo (una tigre fa in media 12 chili di ossa). Ben poco potranno i gruppi conservazionisti che hanno aperto uffici a Phnom Penh e hanno cominciato a finanziare "programmi comunitari" - con un forte sospetto di "eco-colonialismo". Il guadagno in cui può sperare un bracconiere è alto e le sanzioni irrisorie, l'arresto solo se preso in flagrante. Mentre i salari di militari e polizia di frontiera sono così bassi che non ci si può stupire se cacciano loro stessi, o guardano dall'altra parte...
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