domenica 17 febbraio 2013
TERRA TERRA
09.09.2001
-
| di FRANCO CARLINI
Il rischio degli interessi locali
Presentata in aprile, la nuova legge canadese per la protezione delle specie animali minacciate verrà discussa durante questo autunno. Il ministro per l'ambiente David Anderson ne va particolarmente fiero perché, a differenza della legge statunitense, quella canadese è meno dirigista e si fonda particolarmente sulla cooperazione da parte delle province e dei proprietari terrieri, per i quali stabilisce particolari forme di compensazione. "La nostra prima linea di difesa è di proteggere l'habitat attraverso delle misure volontarie... ma se questi metodi non funzionassero, allora il governo prenderà dei provvedimenti diretti, proibendo la distruzione di habitat critici e l'uccisione di specie minacciate e protette". Sono circa 70 mila le specie animali e vegetali presenti in Canada e di queste 352 sono a rischio di estinzione. In passato due precedenti versioni della Species at Risk Act erano state respinte, perché non abbastanza efficaci nella protezione. Questa volta il ministro è confidente di aver trovato l'equilibrio giusto tra i diversi interessi. In una dichiarazione alla rivista Science (24 agosto 2001, p. 1417) ha ribadito la novità del suo approccio: "vogliamo promuovere l'azione volontaria, la responsabilità individuale e soluzioni cooperative, fondate sulle comunità locali".
Il dispositivo è evidentemente progettato per evitare di trovarsi di fronte a una crescente opposizione dal basso, che già altri paesi hanno sperimentato, in particolare i vicini Stati Uniti. Agricoltori, proprietari di terreni, tagliaboschi, sono spesso in grado di paralizzare le leggi di protezione ambientale, attraverso ricorsi legali e provvedimenti amministrativi locali. Anche in Italia la recente vicenda del Parco del Monte di Portofino, brutalmente ridimensionato dalla Regione Liguria e dal governo Berlusconi, racconta esattamente questa storia: proprio le comunità locali attraverso i loro rappresentanti eletti hanno svolto negli anni un'attiva funzione di boicottaggio del Parco e delle sue regole, demagogicamente contrapponendo l'amore per la natura di chi sul territorio ci vive davvero all'"ecologismo da strapazzo" delle associazioni ambientaliste e dei professori universitari.
Evidentemente la politica, anche quella ambientale, è sempre una questione di mediazione tra interessi, ma nel caso della nuova legge canadese (e ancor più del Monte di Portofino), sembra proprio che l'equilibrio venga spostato eccessivamente verso gli interessi proprietari, rispetto a quelli generali.
Una lettera di protesta al primo ministro canadese è stata inviata da un folto gruppo di scienziati, guidati da David Schindler dell'università di Alberta. La si può leggere all'indirizzo Internet www.scientists4species.org. Tra le preoccupazioni evidenziate c'è il fatto che la lista delle specie da proteggere perché minacciate non verrebbe formulata da una commissione scientifica, ma stesa direttamente dalla mano politica (i ministri). Si fa anche notare che la nuova legge si limita a proteggere nidi e tane, ma non già l'habitat nel suo complesso; lo stesso Schindler commenta amaramente: "chiunque abbia seguito un corso elementare di ecologia sa benissimo che senza habitat è impossibile che una specie sopravviva".
Proteggere i nidi e non l'intero ambiente è come se di una casa si tutelasse solo la stanza da letto e non anche gli altri ambienti vitali. In generale la formulazione dell'intera legge è così soffice e morbida da risultare meno rigorosa non solo di quella americana, ma persino della legge messicana. Alla riapertura del parlamento canadese, il 17 settembre, questa sarà senza dubbio una delle questioni calde, ma in generale si evidenzia una contraddizione generale delle politiche ambientali, che riaffiora in ogni paese e in ogni decisione: senza una partecipazione convinta delle popolazioni locali (che si tratti di abitanti del Quebec o di Masai del Kenya), nessuna tutela ambientale di lungo periodo è possibile, al massimo si possono istituire delle riserve ristrette e dei giardini botanici. Ma nello stesso tempo le comunità locali e i loro rappresentanti esprimono interessi circoscritti, egoisti e di breve durata. Senza di loro l'ambiente non si salva, ma con loro spesso lo si distrugge.
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