mercoledì 18 settembre 2013
Abbonamenti 2012

 
Forum
 
LA ROTTA D'EUROPA
Le crisi senza Unione
di Rossana Rossanda
OGGI IN EDICOLA
giornale mercoledì 18 settembre 2013
Ottobre 2011
 
 
 
In edicola
dal 18 Ottobre

a 3€ con il manifesto, a 1,70€ più il prezzo del giornale negli altri giorni
 
Tunisia, la vertigine di poter scegliere
di SERGE HALIMI
Fissione nel cuore del nucleare francese
di TRISTAN COLOMA
 
 
Condividi su facebooktwitteraddthis.com
TERRA TERRA
09.09.2001
  • | di FRANCO CARLINI
    Il rischio degli interessi locali
    Presentata in aprile, la nuova legge canadese per la protezione delle specie animali minacciate verrà discussa durante questo autunno. Il ministro per l'ambiente David Anderson ne va particolarmente fiero perché, a differenza della legge statunitense, quella canadese è meno dirigista e si fonda particolarmente sulla cooperazione da parte delle province e dei proprietari terrieri, per i quali stabilisce particolari forme di compensazione. "La nostra prima linea di difesa è di proteggere l'habitat attraverso delle misure volontarie... ma se questi metodi non funzionassero, allora il governo prenderà dei provvedimenti diretti, proibendo la distruzione di habitat critici e l'uccisione di specie minacciate e protette". Sono circa 70 mila le specie animali e vegetali presenti in Canada e di queste 352 sono a rischio di estinzione. In passato due precedenti versioni della Species at Risk Act erano state respinte, perché non abbastanza efficaci nella protezione. Questa volta il ministro è confidente di aver trovato l'equilibrio giusto tra i diversi interessi. In una dichiarazione alla rivista Science (24 agosto 2001, p. 1417) ha ribadito la novità del suo approccio: "vogliamo promuovere l'azione volontaria, la responsabilità individuale e soluzioni cooperative, fondate sulle comunità locali".
    Il dispositivo è evidentemente progettato per evitare di trovarsi di fronte a una crescente opposizione dal basso, che già altri paesi hanno sperimentato, in particolare i vicini Stati Uniti. Agricoltori, proprietari di terreni, tagliaboschi, sono spesso in grado di paralizzare le leggi di protezione ambientale, attraverso ricorsi legali e provvedimenti amministrativi locali. Anche in Italia la recente vicenda del Parco del Monte di Portofino, brutalmente ridimensionato dalla Regione Liguria e dal governo Berlusconi, racconta esattamente questa storia: proprio le comunità locali attraverso i loro rappresentanti eletti hanno svolto negli anni un'attiva funzione di boicottaggio del Parco e delle sue regole, demagogicamente contrapponendo l'amore per la natura di chi sul territorio ci vive davvero all'"ecologismo da strapazzo" delle associazioni ambientaliste e dei professori universitari.
    Evidentemente la politica, anche quella ambientale, è sempre una questione di mediazione tra interessi, ma nel caso della nuova legge canadese (e ancor più del Monte di Portofino), sembra proprio che l'equilibrio venga spostato eccessivamente verso gli interessi proprietari, rispetto a quelli generali.
    Una lettera di protesta al primo ministro canadese è stata inviata da un folto gruppo di scienziati, guidati da David Schindler dell'università di Alberta. La si può leggere all'indirizzo Internet www.scientists4species.org. Tra le preoccupazioni evidenziate c'è il fatto che la lista delle specie da proteggere perché minacciate non verrebbe formulata da una commissione scientifica, ma stesa direttamente dalla mano politica (i ministri). Si fa anche notare che la nuova legge si limita a proteggere nidi e tane, ma non già l'habitat nel suo complesso; lo stesso Schindler commenta amaramente: "chiunque abbia seguito un corso elementare di ecologia sa benissimo che senza habitat è impossibile che una specie sopravviva".
    Proteggere i nidi e non l'intero ambiente è come se di una casa si tutelasse solo la stanza da letto e non anche gli altri ambienti vitali. In generale la formulazione dell'intera legge è così soffice e morbida da risultare meno rigorosa non solo di quella americana, ma persino della legge messicana. Alla riapertura del parlamento canadese, il 17 settembre, questa sarà senza dubbio una delle questioni calde, ma in generale si evidenzia una contraddizione generale delle politiche ambientali, che riaffiora in ogni paese e in ogni decisione: senza una partecipazione convinta delle popolazioni locali (che si tratti di abitanti del Quebec o di Masai del Kenya), nessuna tutela ambientale di lungo periodo è possibile, al massimo si possono istituire delle riserve ristrette e dei giardini botanici. Ma nello stesso tempo le comunità locali e i loro rappresentanti esprimono interessi circoscritti, egoisti e di breve durata. Senza di loro l'ambiente non si salva, ma con loro spesso lo si distrugge.

Rubrica quotidiana sull'ambiente
ultimo articolo pubblicato
ricerca
I 10 argomenti più trattati:
AGRICOLTURA [330]
ANIMALI [208]
ENERGIA [190]
ALIMENTAZIONE [150]
PETROLIO [136]
COMMERCIO [93]
ETNIE [89]
SANITA [66]
RIFIUTI TOSSICI [62]
BIOTECNOLOGIE [59]
MANIFESTO BLOG
ANTIVIOLENZA Luisa Betti
freccia
NAPOLI CENTRALE Francesca Pilla
freccia
LO SCIENZIATO BORDERLINE Massimo Zucchetti
freccia
LOSANGELISTA Luca Celada
freccia
FRANCIAEUROPA Anna Maria Merlo
freccia
POLTERGEIST Nefeli Misuraca
freccia
QUINTOSTATO Roberto Ciccarelli
freccia
NUVOLETTA ROSSA Andrea Voglino
freccia
STREET POLITICS Giuseppe Acconcia
freccia
AUTOCRITICA Francesco Paternò
freccia
HORROR VACUO Filippo Brunamonti
freccia
ANZIPARLA Giulia Siviero
freccia
  • La foto
    di giuliasiviero - 17.08.2013 22:08
POPOCATÉPETL Gianni Proiettis
freccia
SERVIZI