mercoledì 18 settembre 2013
TERRA TERRA
27.09.2001
-
| di FRANCO CARLINI
La nuova emergenza si chiama siccità
Un comunicato arriva da Roma ed è un'altra tragedia umanitaria in corso, ma sconosciuta ai più. Il World Food Programme della Nazioni Unite aggiorna le cifre disponibili sulla siccità che ha colpito l'America Centrale. In totale la popolazione coinvolta è di 1,4 milioni di persone tra Honduras, Nicaragua, Guatemala, El Salvador. Le ultime notizie sono quelle in arrivo dal Guatemala: la settimana scorsa sono morte 40 persone tra adulti e bambini e sono 12 mila le famiglie colpite quest'anno dalla mancanza di cibo; nella zona di Jocotán y Camotán è stata dichiarata l'emergenza e una certa quantità di aiuti è in arrivo dal vicino Venezuela, ma purtroppo si tratta di una goccia: venerdì scorso sono giunte 15 tonnellate di cibo e si pensi che il fabbisogno d'emergenza del solo Salvador è di 4500 tonnellate. Proprio in quest'ultimo paese, durante il mese di luglio, il Wfp ha condotto insieme ad alcune organizzazioni non governative un'analisi di dettaglio dello stato della siccità: la metà degli intervistati ha perso l'intero raccolto di mais; quelli di fagioli sono persi al 93% e quelli di sorgo al 75. E ben si capisce perché: dall'ultima semina ci sono stati solo 4 giorni di pioggia. Il risultato devastante, secondo Jordan Dey, portavoce del Wfp per l'America latina, è che ai contadini del Salvador ora restano in media provviste per 10-15 giorni, gli ultimi residui del raccolto di mais dell'anno scorso. "Lo usano per fare della tortillas. Altri si cibano delle uova delle poche galline non ancora vendute in cambio di cibo". Vista in termini monetari la situazione è questa: il contadino medio ha perduto quest'anno l'equivalente di 342 dollari, che sono pari al 38% del reddito annuo. E per di più si trova di fronte a una scelta difficile: poiché non ci sono segni né speranze di pioggia, molti dubitano dell'opportunità di fare una nuova semina con i pochi semi rimasti. Il rischio infatti di non cavarne nulla è alto, tanto più che per comprare i semi dovrebbero magari vendere mucche e galline. Oppure possono non seminare, tenersi gli animali domestici e cercare di sopravvivere nella fame solo con quelli. In entrambi i casi è una situazione del tipo perdi-perdi.
Quello del World Food Programme sembra un bollettino di guerra, e in effetti lo è: in Nicaragua la caduta dei prezzi del caffé ha prodotto una perdita di lavoro di massa e nei distretti di Tuma-La Dalia e San Ramon scarseggia il cibo a più di 8 mila famiglie. In Honduras le ultime stime dicono che la carenza di cibo è quantificabile il 488 mila tonnellate di mais e 59 mila di fagioli.
Non che manchino gli aiuti umanitari, dei governi, delle agenzie e delle associazioni, ma essi sono assolutamente al di sotto dei bisogni. Per l'intera area coinvolta sarebbero necessarie 165 tonnellate di cibo, per un valore di soli 7,5 milioni di dollari. Ma non ci sono, anche se molti appelli internazionali sono stati lanciati. Così il Programma delle Nazioni unite per l'intanto preleva dei fondi da altri progetti che aveva in corso nell'area e anche questa è una situazione pessima perché quelle iniziative che vanno dai finanziamenti ai piccoli agricoltori, alla importantissima formazione e alla introduzione di nuove tecniche sarebbero di per sé essenziali per una qualche uscita dalla povertà endemica e dunque anche per fronteggiare le carestie prossime venture. A questa categoria di aiuti appartiene a buon diritto l'azione svolta da una organizzazione non governativa come World Vision International. In Guatemala, per esempio, vengono distribuiti pacchi alimentari del valore ognuno di 25 dollari, ma contemporaneamente i volontari cercano di favorire cucine di villaggio per ottimizzare le risorse e esperti di nutrizione insegnano come realizzare diete il più possibile equilibrate anche a partire soltanto da riso, fagioli, granturco, olio e sale (che sono i contenuti dei pacchi distribuiti).
E' la solita vecchia storia della fame, apparentemente senza via d'uscita: gli aiuti, magari generosi, scattano solo di fronte alle pance gonfie dei bambini. Ma in prospettiva sono quelli che servono di meno, anche quando arrivino tutti, i cibi siano sani e i governanti non corrotti. Le azioni per lo sviluppo sono molto più faticose e difficili: nessuna meraviglia che la Fao arrivi al suo incontro mondiale con risultati così bassi rispetto alle aspettative.
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