mercoledì 18 settembre 2013
TERRA TERRA
25.01.2002
-
| di GIULIANO SADAR
Gli animalisti e la finanziaria
Tra tre giorni la banca d'affari Stephens Inc, di Atlanta (Stati uniti), dovrebbe ufficializzare la sua operazione di "disinvestimento" dall'azienda britannica Huntingdon Life Science. E mai un'operazione finanziaria era stata osservata e attesa con tanta attenzione in un mondo che con la finanza non ha nulla a che fare, quello dei gruppi militanti per i diritti degli animali... Il motivo è semplice: Huntington Life Sciences è il più grande laboratorio europeo di sperimentazione animale su commissione - e il disinvestimento della banca americana potrebbe mandarla gambe all'aria. E questo è proprio l'obiettivo della campagna di pressione della Shac (acronimo per Stop Hungtinton Animal Cruelty), estesa ormai a livello mondiale.
Nei laboratori Huntingdon si fanno esperimenti per controllare gli effetti nocivi di sostanze erbicide, pesticide, di farmaci e prodotti per la casa. Esperimenti su animali: cani gatti, rettili, topi, eccetera. Si calcola che ogni anno muoiono alla Huntingdon Life Science almeno 180.000 animali. La campagna di pressione è iniziata a Birmingham nel 1999 con l'obiettivo di costringere committenti e investitori ad abbandonare l'azienda e mandarla in crisi mortale. La strategia si è dimostrata efficace, e l'obiettivo ultimo ora è spingere all'abbandono anche la banca d'affari americana Stephens inc., che aveva "salvato" l'azienda un paio d'anni fa ed è ormai la sua maggiore finanziatrice.
La storia di questi tre anni di battaglia animalista, dei metodi usati e degli obiettivi raggiunti, è stata raccontata su questa rubrica (13 gennaio). In Italia la campagna della Shac è arrivata più tardi, ma ha recuperato il tempo perduto con un tam tam che passa per la Rete. Il sito di Shac Italia è http://utenti.tripod.it/free_animals/shac_italia, e contiene molte informazioni. Vi si trovano una breve storia della campagna, indirizzi e-mail, fax e numeri di telefono di clienti italiani e finanziatori. E modelli di testo di lettere, in italiano e in inglese, da spedire via email o fax. Vi si trova anche un elenco dei clienti della Huntingdon in Italia: la lista comprende Aventis, Bayer, Biotech Italia, Bristol-Myers Squibb BV, Chiron, Dow Corning Corporation, DuPont, DuPont Pharma, Eli Lilly, Glaxo Wellcome, Merck, Merial Italia, Monsanto, Novartis, Parke-Davis, Pharmacia & Upjohn International, l'Istituto di Ricerca di Biologia Molecolare, Roche, Searle Farmaceutici, Shell Italia, Smithkline Beecham farmaceutici, Yamanouchi Pharma.
In questi ultimi tre giorni di pressione, Shac Italia propone per questa mattina, venerdì 25, un presidio davanti alla Eli Lilly a Sesto Fiorentino. Poi, sabato 26 e domenica 27 lo "Shell weekend": azioni volte azioni volte a dare agli automobilisti un messaggio sulle pratiche della Shell e sul suo coinvolgimento nella vivisezione, invitandoli al boicottaggio con striscioni e volantini nei pressi delle stazioni di servizio Shell (ce ne sono tante in Italia). Lo scopo è spiegare le motivazioni della lotta contro Huntigdon, rivolgendosi agli automobilisti e anche ai benzinai, che in genere ignorano il rapporto con Hungtinton Life Sciences della multinazionale del petrolio.
Il 28 gennaio poi sapremo se la decisione annunciata da Stephens Inc. di abbandonare la ditta britannica sarà realizzata. Se Stephens non cambia idea sarà probabilmente il colpo di grazia: Huntingdon Life sciences, che ha perso nel primo semestre 2001 3,9 milioni di sterline e 16,3 milioni nel secondo semestre, ed è alle corde. Ultime ad abbandonarla, poco più di un anno fa, per le pressioni dell'opinione pubblica, la Royal Bank of Scotland e la Nastwest, assieme alla finanziaria Oracle, che deteneva l'8% delle azioni. E' stato un colpo pesantissimo; la ditta è stata costretta a trasferire la sede legale negli Stati Uniti e si è salvata dalla bancarotta grazie all'aiuto, 33 milioni di euro fra finanziamento e azioni, della finanziaria statunitense: pari al 15% del capitale dell'azienda. Quel che basta per sopravvivere. O saltare definitivamente.
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