mercoledì 18 settembre 2013
TERRA TERRA
14.02.2002
-
| di MARINA FORTI
Il Terminator e la bio-sicurezza
Negli ultimi mesi, gli Stati uniti hanno concesso due nuovi brevetti a due nuovi procedimenti bio-tecnologici che rendono sterili le sementi alla seconda generazione. Insomma, due nuovi casi di Terminator.
I due nuovi brevetti risalgono a maggio e ottobre del 2001 e sono stati concessi rispettivamente a Syngenta e a Dupont, cioè la più grande multinazionale al mondo dell'agrochimica e a quella che controlla la fetta maggiore del mercato mondiale delle sementi. A dare notizia dei nuovi brevetti sono gli attivisti di Etc, "Gruppo d'azione sull'Erosione (della biodiversità), la Tecnologia e la Concentrazione", rete che ha sede in Canada (fino a qualche mese fa si chiamava Rafi: www.etcgroup.org). "Al contrario di tutte le dichiarazioni fatte in passato, i grandi gruppi dell'ingegneria genetica stanno perfezionando la tecnologia per mettere in commercio semi Terminator", accusa il direttore di ricerca di Etc Group, Hope Shand. Per capire la portata della questione, si pensi che se una pianta non si riproduce, l'agricoltore non può conservarne i semi per piantarli alla stagione successiva, come hanno fatto tutti i contadini al mondo per millenni - ma dovrà invece ricomprarli ogni volta dalle (poche) ditte che li producono. Si pensi anche che circa un miliardo e 400 milioni di agricoltori al mondo dipendono dai semi conservati dal raccolto precedente. Insomma, argomentano gli attivisti di Etc: la tecnologia dei semi che germogliano una volta e producono piante sterili è un attentato alla sicurezza alimentare, oltre che alla biodiversità, e in particolare alla sicurezza alimentare di miliardi di persone nei paesi più poveri. E l'argomento era risultato così convincente che grandi aziende come Monsanto, Astra-Zeneca, Dupont e così via avevano preso ormai anni fa il solenne e pubblico impegno ad abbandonare la ricerca sulle sementi auto-sterili... Promessa falsa, perché la richiesta di brevetti - dunque la ricerca - non si è mai fermata. E perché chiedere brevetti, se non per mettere in futuro in commercio piante sterili? Syngenta, l'azienda risultata dalla fusione del settore biotech di Novartis e di Astra-Zeneca, è quella che detiene il maggior numero di brevetti di tecnologie Terminator, sette. L'ultimo, ottenuto l'8 maggio scorso (Us patent 6.228.643) si chiama "Promoter" e descrive un elemento in grado di controllare i tratti genetici di una pianta, inclusa la fertilità, e può essere attivato o disattivato applicando un induttore chimico. L'altro brevetto, ottenuto da Dupont (Pioner Hi-Bred International), è chiamato "Metodo per mediare la fertilità femminile nelle piante" Us patent 6.297.426, rilasciato il 2 ottobre 2001). Il brevetto descrive l'identificazione e inattivazione di un gene critico alla fertilità femminile della pianta: clonato, legato a un induttore chimico e inserito nella pianta diventa un modo per renderla sterile o fertile a comando. Nella descrizione dei rispettivi brevetti, né Syngenta né Dupont parlano di tecnologie che impediscano agli agricoltori di conservare e coltivare i semi. La cosa è molto più subdola: Syngenta parla anzi di un metodo per impedire il trasferimento non voluto di geni da specie geneticamente modificate. Quando una pianta transgenica è coltivata in pieno campo è molto facile che i suoi geni emigrino - con i pollini trasportati dal vento o da uccelli e insetti, o con i semi durante il trasporto - e che nascano incroci casuali con la pianta simile "normale". E' quello che è successo in Messico, dove in ampie zone è comparso un mais spontaneo con geni provenienti da specie geneticamente modificate. Ora, Syngenta sembra suggerire che sterilizzare i semi sia una soluzione al problema dell'inquinamento genetico. Paradossale: il Terminator spacciato come protezione della diversità biologica...
RETTIFICA. Sotto il titolo "Le certezze della carta industriale", ieri è comparso in questa rubrica un articolo attribuito a Marina Forti. Invece era di Franco Carlini: ce ne scusiamo con l'autore e con i lettori.
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