mercoledì 18 settembre 2013
TERRA TERRA
26.02.2002
-
| di MARINA FORTI
La burocrazia delle piante "trans"
Le normative che regolano la diffusione di piante geneticamente modificate negli Stati uniti non sono tali da proteggere le persone e l'ambiente da possibili effetti negativi. Lo afferma uno studio diffuso qualche giorno fa dal National Research Council (Consiglio nazionale delle ricerche) degli Stati uniti, cioè l'organismo incaricato di dare pareri al governo federale su questioni di rilevanza scientifica. Si tratta di uno studio sponsorizzato dal ministero (Department) dell'agricoltura, e sottolinea diversi "buchi" nelle procedure di approvazione e di controllo sull'agricoltura transgenica. Anzi: lo studio critica proprio il Dipartimento all'agricoltura, che dovrebbe condurre indagini più rigorose sull'impatto potenziale delle piante transgeniche prima di approvarne la diffusione, e valutarne meglio gli effetti una volta coltivate.
Il buco principale delle normative americane, dice il rapporto del Consiglio nazionale delle ricerche, è che tutto è affidato al cosiddetto notification process, "procedura di notifica". Il servizio del Dipartimento all'agricoltura incaricato di regolamentare le piante transgeniche è il Animal and Plant Health Inspection Service (Aphis, "servizio di ispezione sanitaria di piante e animali"). Questo riceve un migliaio di domande ogni anno da parte di aziende di biotecnologie che chiedono di sperimentare in pieno campo nuove piante transgeniche. "Sperimentare" in pieno campo significa coltivare, e in teoria coltivare in estensioni di terreno limitate e isolate (ad esempio a "distanza di sicurezza" da campi coltivati con varietà normali della stessa pianta). Ma il notification process è basato semplicemente sulla documentazione presentata dall'azienda che fa domanda: questa dovrà dichiarare che la nuova pianta transgenica rispetta certe linee guida generali e dunque non provocherà effetti ambientali indesiderabili. L'azienda dichiara e il ministero autorizza: non c'è alcuna valutazione scientifica indipendente, né altra verifica pubblica, e non c'è alcun limite alla superficie che più essere coltivata a scopo "sperimentale". Questa proceduta di notifica era stata introdotta per un certo (limitato) numero di piante, ma ormai "quasi tutte le sperimentazioni in pieno campo sono condotte attraverso questo notification process, che richiede al Aphis di comunicare la sua decisione entro 30 giorni dalla domanda". Il risultato è che i singoli burocrati si trovano ad autorizzare quasi d'ufficio la diffusione di nuove piante transgeniche...
C'è inoltre la questione della "informazione confidenziale d'affari" (confidential business information): le aziende chiedono all'Aphis riservatezza sulle informazioni date a corredo delle loro domande, ma questo limita la trasparenza e la possibilità che organismi pubblici esprimano pareri.
Il fatto che non ci siano limiti all'estensione dei campi sperimentali poi significa che "alcuni prodotti di piante (geneticamente modificate) sono state commercializzate usando il processo di notifica", aggiunge il comitato - e questo aumenta il rischio di avere effetti su larga scala prima ancora di aver finito di sperimentare una certa pianta. Il rapporto cita l'esempio di una varietà di mais transgenico che produce una tossina nociva agli insetti, chiamata avidina, che è stato coltivato a scopi commerciali durante la proceduta di notifica a scopo sperimentale. Non sappiamo se quella tossina è risultata dannosa anche a insetti utili, oltre che ai parassiti che intende debellare, o se diffusa su larga scala ha altri effetti "collaterali" (come è ormai provato nel caso della tossina del Bt, bacillus thuringensis, che introdotta tra le caratteristiche genetiche del mais distrugge anche la delicata farfalla monarca). Il punto è che se anche lo scoprissimo, quel mais con la avidina è già in circolazione.
Il caso delle piante modificate per produrre tossine contro i loro vari parassiti è proprio quello che preoccupa di più i ricercatori del Consiglio nazionale delle ricerche, e proprio perché possono danneggiare insetti utili o spingere i parassiti a mutare in ceppi resistenti alla tossina (di nuovo, è il caso del Bt).
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