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TERRA TERRA
29.03.2002
  • | di FRANCO CARLINI,
    Il danno delle piccole particelle
    Si tratta dello studio più completo finora realizzato sui tumori polmonari. Lo hanno condotto i ricercatori della Scuola di Medicina della New York University e della Brigham Young University ed è stato infine pubblicato nelle settimane scorse. Sotto osservazione - e sotto accusa - le particelle minuscole dello smog urbano, quelle inferiori a 2,5 micron. La ricerca ha coperto una molteplicità di città americane, tenendo sotto controllo mezzo milione di individui per un periodo di sei anni. La caratteristica di questo studio è che non si basa su dati aggregati ma che di ogni individuo sono stati considerati tutti i parametri che possono influenzare l'insorgere o meno di tumori: stili di vita (ovviamente compreso il fumo e l'alimentazione), età, dieta, massa corporea. La conclusione più netta e più importante è questa: il numero di morti per tumore polmonare aumenta dell'otto per cento per ogni 10 microgrammi in più di particelle fini presenti in un metro cubo d'aria. Le particelle minuscole sono più pericolose perché si installano negli alveoli polmonari da dove l'eliminazione è molto lunga e problematica. Invece gli inquinanti gassosi e le particelle più grandi non sono così nettamente associati con tale malattia. Il rischio, secondo gli studiosi, è della stessa intensità di quello corso suo malgrado da chi per diversi anni respiri il fumo altrui, pur senza essere lui stesso un fumatore; ovviamente chi fuma direttamente è esposto a rischi ben maggiori. Gli standard americani dettati dall'agenzia per la protezione ambientale (Epa) prevedono una concentrazione massima di 15 microgrammi nell'aria, ma tuttora a New York se ne misurano 16 per metro cubo (il miglioramento è recente, in passato era di 24) e ce ne sono 20 a Los Angeles (erano 27 negli anni `80). Nelle nuove megalopoli del mondo come Pechino e New Delhi, i livelli arrivano a cifre ben più preoccupanti, dato che lì si toccano i 300 microgrammi. Va detto comunque che anche la rigorosa legislazione statunitense è ancora prevalentemente sulla carta. Il limite di 16 venne fissato dall'Epa nel 1997, ma immediatamente venne contestato in tribunale dalle molte industrie coinvolte; le particelle infatti derivano da motori diesel, auto, miniere, cementifici, inceneritori e altre fabbriche. La causa si trascinò fino alla Corte Suprema degli Stati Uniti la quale nel febbraio dell'anno scorso stabilì all'unanimità che il governo federale non era tenuto a considerare i costi indotti dalle nuove regolazioni, quando di mezzo c'era la salute dei cittadini. Per effetto del conflitto legale, comunque, l'agenzia governativa è rimasta bloccata nello stabilire norme e regolamenti di attuazione.

    Sulla base di questi nuovi e robusti risultati scientifici John Kirkwood, presidente dell'American Lung Association, ha accentuato le richieste nei confronti dell'agenzia: «Questa ricerca sottolinea drammaticamente la necessità che l'Epa immediatamente implementi regole robuste per limitare l'emissione di tali particelle cancerogene ... Sono ormai cinque anni che l'Epa dovrebbe stabilire i suoi standard di salute pubblica». Il tutto si inserisce in una diffusa ridiscussione delle leggi federali e statali del tipo «Clean Air». La tendenza della nuova amministrazione è di innalzare nuovamente i limiti e di dare più tempo alle industrie per adeguarsi. Paradossalmente l'effetto della ricerca appena pubblicata potrebbe essere cinicamente usato nella direzione opposta a quella della salute. Poiché le particelle più grandi e certe emissioni gassose non risultano particolarmente pericolosi per queste verrebbero aumentate le soglie di tollerabilità, senza nello stesso tempo abbassare quelle delle particelle minuscole.

    Per quanto riguarda in particolare le automobili, è stato appena pubblicato il cosiddetto «Memorandum di Bellagio»: è il frutto di una riunione tenutasi appunto a Bellagio nel giugno scorso, con rappresentanti di Europa, Usa, Cina e Giappone (www.ef.org/bellagio) e contiene 43 principi suggeriti a governi e industrie dell'auto. Sette di questi sono considerati urgenti perché capaci di coniugare aria pulita e risparmio energetico.

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