mercoledì 18 settembre 2013
TERRA TERRA
17.04.2002
-
| di FRANCO CARLINI,
Mais in cambio di armi
Il programma alimentare delle Nazioni Unite (World Food Programme, Wfp) ha iniziato in Zambia la distribuzione di cibo in cambio di armi. Il perché è presto detto: una serie di carestie e di cattivi raccolti ha fatto sì che nei pressi e all'interno del parco naturale di Luangwa crescesse a dismisura la caccia di frodo agli animali protetti. Secondo la Wildlife Conservation Society, il 60 per cento degli abitanti della valle fa ricorso alla cacciagione a fronte delle carenze alimentari derivanti dai cattivi raccolti. In tutto il paese si stima che ci siano almeno un milione di persone a scarsità di cibo, ma il loro numero è destinato a salire perché i dati relativi a otto distretti non sono ancora disponibili. Alle famiglie dei cacciatori di frodo che aderiscano al programma, rinunciando ai loro fucili, vengono consegnati 150 chili di mais, sufficienti per l'alimentazione di 3-4 mesi. Secondo le prime stime in questo modo dovrebbero essere salvati circa duemila animali. «Semplicemente abbiamo visto l'opportunità di affrontare una brutta situazione e trasformarla in qualcosa di positivo, non soltanto alimentando la popolazione, ma anche proteggendo una parte vitale dell'economia del paese, la sua fauna» ha speigato Dale Lewis, direttore della Wcs in Zambia. La stessa Wildlife conservation society ha tenuto un incontro la settimana scorsa nel parco nazionale di Khao Yai in Thailandia, dedicato alle specie minacciate asiatiche. Vi hanno partecipato scienziati e ambientalisti da nove paesi (Cina, Cambogia, Laos, Vietnam, Myanmar, Thailandia, Malaysia, Indonesia e India) che si sono incontrati con gli specialisti in fauna «selvaggia» del famoso Bronx Zoo di New York. I risultati sono assai pessimisti: per molte popolazioni rurali la caccia alla fauna locale selvatica è l'unica possibilità di avere un po' di proteine nella propria alimentazione, ma questo fenomeno sta portando all'estinzione diverse specie animali e molte anzi sono già scomparse come il rinoceronte di Sumatra e di Giava o il coccodrillo del Siam. In pratica queste specie possono ormai essere considerate estinte in tutta l'Asia. Ma il problema, purtroppo non è solo locale: la caccia illegale agli animali asiatici è anche un grande business, un giro d'affari valutato attorno agli 8 miliardi di dollari annui: una vera industria, con le sue reti di approvvigionamento e di distribuzione.
Tra le specie un tempo numerose e oggi in sofferenza ci sono le tartarughe dell'Indonesia, soggette a un commercio particolarmente intenso: ogni anno ne vengono esportate circa un milione. E più di un milione di chilogrammi di carne di serpente viene spedita annualmente a Shangai in Cina, dove finisce come vera lussuria sulle tavole della classe media e neo ricca. Assolutamente florido poi è il commercio degli uccelli tropicali: nei singoli mercati di Giacarta, in Indonesia, se ne vendono 300 mila all'anno. Ancora di meglio succede a Bangkok in Thailandia: ufficialmente è un commercio proibito, ma in alcune visite al mercato nero fatte dai ricercatori ambientalisti, si è verificata un'offerta, nel mercato di fine settimana, di 72 mila uccelli. Molti di loro appartengono a specie la cui cattura è proibita o che figurano nella lista del Cites, quella delle specie minacciate o in via di estinzione.
Dunque si mescolano (e competono tra di loro, entrambe a danno degli animali), due tipi di caccia: c'è quella per locale, per scopi alimentari, che non può essere penalizzata più di tanto, in assenza di alternative alimentari e c'è quella finalizzata al commercio internazionale; quest'ultima è più aggressiva e svolta con tale intensità da andare a detrimento della prima. Nelle foreste dell'India meridionale, per esempio, la caccia illegale delle grandi prede come cervi, maiali e primati ha ridotto la densità di questi animali dell'80 per cento, rendendo più difficile l'alimentazione per le popolazioni povere locali. Se delle azioni concrete non saranno attivate dai governi dell'Asia «tutto quello che ci resterà sono delle foreste silenziose, vuote di uccelli e di mammiferi, che invece sono essenziali per la salute delle foreste», hanno dichiarato gli organizzatori dell'incontro.
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