mercoledì 18 settembre 2013
TERRA TERRA
19.04.2002
-
| di MARINELLA CORREGGIA,
Animali fitoterapeuti di se stessi
Da tempo le multinazionali farmaceutiche mandano esperti etnobotanici a scovare fra foreste tropicali e montagne esotiche i numerosi princìpi attivi medicinali che le popolazioni indigene usano da millenni; poi li brevettano, li commercializzano e ne traggono profitti miliardari. Chissà se cominceranno a spiare anche gli animali selvatici, per copiare in veterinaria i rimedi con i quali questi si autocurano efficacemente. Per adesso si è allo stadio dello studio accademico. Gli animali cercano attivamente di evitare infezioni parassitarie, prevenire e curare ferite, avvelenamenti e perfino lo stress: lo dimostra uno studio realizzato da Cindy Hengel e apparso parzialmente sul The Ecologist di aprile. In caso di malattie o addirittura a scopo preventivo e di "benessere", gli animali usano accorgimenti fitoterapici, fisici e perfino sociorelazionali tratti dall'ambiente circostante. Ciò contrasta decisamente con la percezione comune secondo cui essi subiscono passivamente agenti patogeni, parassiti, veleni e ferite, limitandosi a far lavorare le risposte immunitarie. In Tanzania, il primatologo Richard Wrangham ha studiato per anni l'abitudine degli scimpanzé di inghiottire diversi tipi di foglie ruvide e pelose, soprattutto nella stagione delle piogge, quando le parassitosi intestinali sono più frequenti. Quelle foglie, infatti, sono adatte a pulire l'intestino dai parassiti, tanto che quei "medici di se stessi" ne ricavano un evidente sollievo immediato. Gli stessi animali, poi, se soffrono di diarrea, letargia, perdita di peso e infezione da nematodi ricorrono alla vernonia amigdalina, pianta tossica e curativa al tempo stesso. Le popolazioni locali la chiamano "ammazzacapre" ma gli erboristi tradizionali ne curano gli umani in caso di dolori di stomaco e parassiti. Le scimmie masticano quella pianta solo di rado, ma quando lo fanno guariscono in un giorno. Peraltro, perfino gli snaturati animali degli allevamenti intensivi cercano di porre in atto cure e rimedi antidolorifici. I polli da ingrasso, doloranti per le ossa rotte dall'eccessivo peso, imparano rapidamente a selezionare il mangime che contiene l'analgesico carprofene, evitato invece - per il gusto evidentemente sgradevole - dai polli "sani". Non sorprende che siano i primati a praticare le forme più avanzate di medicina. In uno zoo, una scimmia ferita nel corso di una lotta è stata vista usare un bastoncino per applicare sulla ferita un po' di sciroppo dolce che le veniva somministrato come cibo; lo sciroppo, un concentrato di zucchero, è antibatterico e antidolorifico. Gli scimpanzé, inoltre, applicano forme rudimentali di odontoiatria. Questi sforzi mostrano che gli animali - soprattutto allo stato libero, ma non solo - tengono anche alla qualità della propria vita. Il grado di consapevolezza e di intenzionalità nel ricorso ad accorgimenti terapeutici varia da specie a specie, sulla base della complessità neurologica. Anche gli insetti, comunque, sanno fare buon uso delle difese offerte dalle piante, contro attacchi di funghi e batteri. Così, certi tipi di vespe depongono le uova sotto la "protezione" delle foglie di quercia, che hanno le maggiori concentrazioni di tannino. E certi bruchi, in caso di infestazioni parassitarie, potendo scegliere si nutrono di cicuta, mentre quelli sani non ci pensano proprio, e preferiscono il lupino. Per questo i tentativi di controllo biologico degli agenti infestanti in agricoltura a volte sono ostacolati dalla capacità degli insetti di usare le difese vegetali. Le ricerche mostrano inoltre come la salute di animali abituati alla vita selvatica si deteriori rapidamente - insieme alla perdita della capacità di autocura - quando essi hanno l'opportunità di una vita apparentemente più facile: così, le volpi che frugano nelle discariche e le scimmie nutrite a patatine soffrono delle stesse "malattie della vita moderna" degli umani. Oltre all'importanza di queste ricerche per gli usi veterinari e agricoli, l'autrice dello studio elenca alcuni insegnamenti da trarre per gli stessi umani: la salute è in assoluta interdipendenza con l'ambiente e i suoi elementi; la prevenzione è meglio della cura; il cibo naturale non trasformato è il miglior metodo per assumere i principi attivi che ci regala la biodiversità.
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