mercoledì 18 settembre 2013
TERRA TERRA
04.05.2002
-
| di MARINELLA CORREGGIA,
La catastrofe alimentare in Palestina
Il World food summit, o Vertice mondiale sull'alimentazione, si terrà a Roma presso la Fao (Organizzazione dell'Onu per l'alimentazione e l'agricoltura) nel giugno prossimo, dopo essere slittato nel novembre scorso causa guerra in Afghanistan e dei conseguenti problemi di sicurezza. I capi di stato dovranno analizzare le cause dell'insuccesso rispetto agli obiettivi di riduzione della fame fissati dal precedente vertice, nel 1996. Chissà se rifletteranno sui legami tra guerre e aumento della malnutrizione. Si pensi al conflitto afgano; è di pochi giorni fa l'allarme del World food programme dell'Onu: l'agenzia potrebbe essere obbligata a chiudere o ridimensionare numerosi progetti se i donatori non daranno un sostegno maggiore (per ora sono al 22% del totale) all'operazione, del costo di 285 milioni di dollari, necessaria ad assistere circa nove milioni di afgani nei prossimi mesi, «dopo tre anni di siccità e 23 di un conflitto devastante» (pudicamente, l'agenzia delle Nazioni unite - che dipende non poco dagli aiuti Usa, costituiti da eccedenze agricole, evita di sottolineare il ruolo della recente «guerra al terrorismo»). E poi: l'insicurezza alimentare e la malnutrizione stanno provocando una «catastrofe» fra i palestinesi della West Bank e della striscia di Gaza, come sottolinea un'allerta della Fao, l'organizzazione Onu per l'alimentazione e l'agricoltura: «Il blocco totale delle due aree ha paralizzato l'economia palestinese, vulnerabile perché dipende da Israele e perché già indebolita dalle frequenti chiusure della frontiera, a tal punto che ora milioni di persone sono non solo impoverite ma anche in situazioni di grave insicurezza alimentare». Secondo la Fao, la malnutrizione risulta evidente dall'aumento delle nascite sottopeso. Già alla vigilia delle ultime operazioni militari l'agenzia dell'Onu ha espresso «grave preoccupazione» per la distruzione su larga scala di depositi, sistemi di irrigazione, serre, orti, fino alla rimozione dello strato di suolo fertile da circa 8.000 ettari di terra coltivabile. Limitando al minimo l'accesso dei palestinesi agli alimenti provenienti dal mercato internazionale, Israele è diventata di fatto il solo fornitore alimentare per Cisgiordania e Gaza. La chiusura delle frontiere è quindi una tragedia. La Fao esprime preoccupazione anche per la confisca da parte degli israeliani delle terre agricole e delle risorse idriche, benché la disponibilità di acqua dolce pro capite sia pari a 112 metri cubi annui in Cisgiordania e Gaza, sale a 377 per Israele. Sin da novembre la Fao intendeva compiere una missione di valutazione nei territori, ora impossibile. E l'organismo non governativo italiano Crocevia denuncia un altro atto gravissimo contro la sicurezza e la sovranità alimentare (che a giugno sarà il tema centrale del Forum della società civile, parallelo al summit Fao): il 7 aprile i carri armati israeliani hanno distrutto i campi di conservazione delle varietà locali di olivi in Palestina. Si tratta del centro Askar a Nablus, centro famoso per le sue attività di ricerca e formazione agricola. Il centro si trova vicino al campo profughi di Askar ad est di Nablus, ed è la struttura di ricerca e formazione agricola più antica della Palestina, essendo stato fondato nel 1953. Il centro si occupava anche del recupero e della conservazione di varietà locali di piante agricole. Sono così andate distrutte anche le collezioni di germoplasma, in particolare il vivaio e il campo-catalogo dove erano conservate oltre 50 varietà di olive rare. Il materiale è forse perduto per sempre. L'intera regione mediorientale soffre da tempo di insicurezza alimentare, segnala la Fao. Le importazioni di cereali sono più che raddoppiate in percentuale del totale negli ultimi trent'anni. Paesi come l'Egitto, l'Algeria, lo Yemen e gli stati del Golfo importano il 50% del grano e della farina. Ma sono i paesi a basso reddito quelli che più preoccupano, perché non hanno la valuta necessaria ad acquistare alimenti.
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