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TERRA TERRA
17.05.2002
  • | di MARINELLA CORREGGIA,
    Flagelli afghani
    Un flagello biblico si aggiunge alla corona di spine afgana, con la guerra Usa e quella fra opposte fazioni, con la siccità e i terremoti, con le mine e i mutilati. Sono arrivate nell'Afghanistan del Nord le voracissime cavallette; e non è la prima volta. In questa regione, molto importante dal punto di vista agricolo, la grande invasione era attesa da mesi, embra essere la peggiore degli ultimi 30 anni e sta minacciando vaste aree coltivate, soprattutto a frumento, il cibo base per gli afgani. La mietitura avverrà nel mese di giugno, la minaccia ai raccolti è dunque nella sua pienezza. La specie di cavallette in questione si chiama Dociostaurus maroccanus essendo originaria del Marocco. Diversa da quella del deserto (Schistocerca gregaria) descritta nella Bibbia come una delle piaghe d'Egitto, la cavalletta marocchina abita gli ambienti semi-desertici e semi-stepposi e colpisce frequentemente alcune nazioni nord-africane, come il Marocco e l'Algeria, e l'Asia centrale, specialmente Turchia, Iran, Iraq e alcune repubbliche ex sovietiche. E' una habituée anche in Afghanistan. Secondo la Fao, che sta coordinando le attività di lotta integrata, nove sono le province afgane colpite: quella in condizioni peggiori è Baghlan, ma anche Samangan e Qunduz stanno subendo gravi danni. La morfologia dell'area -montagnosa - rende difficili le misure di controllo, così come le operazioni di aiuto d'emergenza. Nell'area di Bandar sembrano già attaccati ben 16.000 ettari. Come se non bastasse, l'area è stata di recente colpita da inondazioni, così a causa dei danni alle infrastrutture sarà impossibile trasportare insetticidi e reti di plastica se non con mezzi di trasporto aereo. Solo con i pesticidi si fermano le cavallette? In realtà, il metodo più efficace e indolore dal punto di vista dell'ambiente (non delle cavallette) sarebbe quello meccanico, ad alta intensità di lavoro locale, per nulla interessante quindi per le grandi multinazionali dell'agrochimica. Gli abitanti - agricoltori che la perdita del raccolto può ridurre alla fame - vengono spostati in massa nelle zone dove le uova degli insetti sono state avvistate; là scavano delle buche intorno ai nidi e aspettano l'arrivo delle cavallette per seppellirle. Il metodo meccanico richiede però interventi tempestivi, prima che l'infestazione dilaghi. Ma la burocrazia degli aiuti internazionali ha richiesto tempo ed eccoci al progetto chimico, con l'uso di un piretroide sintetico, spruzzato manualmente o da elicotteri. Circa 81.000 ettari sono stati finora disinfestati con il metodo meccanico e 21.000 con l'inetticida. Per questo controllo su vasta scala vanno ringraziati, spiega l'esperto della Fao Steve Elliott, gli abitanti del posto, i funzionari dell'ufficio afgano di protezione delle piante, le Ong locali. Sembra che l'obiettivo di salvare almeno parzialmente i raccolti sia raggiunto, e che i danni siano circoscritti. Ma il prezzo ecologico dell'uso dei pesticidi è elevato, come la possibilità di sviluppare fenomeni di resistenza. Ecco perché, dicono alla Fao, la campagna anticavallette dovrebbe evolvere verso una strategia di controllo preventivo, che potrebbe portare all'utilizzo di materiali non nocivi per l'ambiente, i biopesticidi. Meglio ancora, sarebbe garantire le condizioni ambientali idoee a evitare la riproduzione delle cavallette stesse. L'altro duraturo flagello dell'Afganistan sono i signori della guerra. Un'ennesima allerta dell'organizzazione umanitaria Human Rights Watch (Hrw) spiega che nelle ultime settimane le lotte fra fazioni rivali hanno avuto picchi preoccupanti, minacciando il processo di selezione del nuovo governo. Hrw ricorda che «agli inizi degli anni 90, simili livelli di scontro fra queste stesse fazioni avevano prodotto estese violazioni dei diritti umani contribuendo all'ascesa dei talebani, visti dalla popolazione come il male minore. Il paese potrebbe tornare a quello stadio». Chiare le responsabilità della guerra: «La coalizione comandata dagli Usa ha cooperato molto strettamente con i signori della guerra e le milizie ora al potere in Afganistan, quindi ha ora un obbligo tutto particolare nel promuovere il disarmo delle parti».
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