domenica 17 febbraio 2013
TERRA TERRA
30.07.2002
-
| di MARINELLA CORREGGIA,
La «carestia» dei cereali
Secondo il Food Outlook del luglio 2002, pubblicato dalla Fao (l'Organizzazione delle Nazioni Unite per l'alimentazione e l'agricoltura), le esportazioni di cereali dall'India nell'annata commerciale 2001/2002 ammontano a circa 8 milioni di tonnellate (di cui 4,2 di riso e 3,8 di grano): il doppio rispetto all'anno precedente. Ciò va raffrontato con una produzione totale di cereali pari a 235,8 milioni di tonnellate per il 2001, con una stima di aumento a 242,5 milioni di tonnellate per il 2002, ritardo dei monsoni permettendo. Nello stesso periodo, per lo Zimbabwe idati Fao sono preoccupanti: nel 2001 il paese ha prodotto 1,8 milioni di tonnellate di cereali, contro i 2,5 del 2000, e le previsioni sono che nel 2002 il raccolto non supererà le 700.000 tonnellate. Avverse condizioni climatiche e i disordini seguiti alla riforma agraria sono considerate le cause di quest'insuccesso; così, una recente missione congiunta di Fao e Wfp (Programma alimentare mondiale) nei paesi dell'Africa meridionale ha stimato in oltre 12 milioni le persone «vulnerabili» dal punto di vista alimentare in Zimbabwe, Malawi, Zambia, Lesotho e Swaziland. Fra i tanti dati del rapporto Fao sull'andamento cerealicolo mondiale, confrontare l'esportatrice India e l'importatore Zimbabwe ha un senso. Di recente, il paese africano ha rifiutato aiuti alimentari statunitensi perché geneticamente modificati; in quell'occasione il commentatore politico indiano Devinder Sharma (note le sue colonne su The Ecologist) ha detto: perché l'India non fa il bel gesto di offrire allo Zimbabwe cereali Ogm-free? Sarebbe in nome di un modello di solidarietà Sud-Sud che si proponga come alternativa alla «carità» occidentale, altro nome per «smaltimento delle eccedenze alimentari e di prodotti invendibili». Devinder forse ricorda che l'India fu il primo paese a inviare una nave di aiuti all'Iraq sotto embargo appena uscito dalla guerra del Golfo. Ma certo erano altri tempi; il subcontinente indiano non era ancora un alleato ferreo degli Usa e la scelta globalizzatrice e neoliberista era ancora appena agli inizi.
Tornando al rapporto Fao, altri dati interessanti emergono sul presente e futuro dei cereali, soprattutto grano, mais e riso. Sono in totale 31 i paesi che presentano un grave deficit cerealicolo. Fra questi, oltre ai soliti Sudan, Angola e altri africani, spicca l'Afghanistan, colpito dalla guerra, dall'insufficiente ammontare di aiuti alimentari effettivi e dalla peggiore invasione di locuste degli ultimi 30 anni. In questo contesto di crisi, per l'annata 2002/2003 si prevede una riduzione della produzione mondiale, mentre i consumi aumenteranno. La previsione per il raccolto cerealicolo mondiale 2001/2002 è ora intorno a 1.878 milioni di tonnellate, 7 milioni meno dell'anno precedente. I paesi in via di sviluppo sarebbero a quota 1.010 milioni. La domanda mondiale di cereali è stimata in 1.938 milioni di tonnellate, dunque si sta attingendo agli stock. Nei paesi in via di sviluppo, le importazioni di cereali cresceranno del 4% nel 2002/2003. Dovremmo dire che il mondo produce pochi cereali? Non necessariamente; bisogna vedere come sono utilizzati. Ora, secondo le stime, per il 2001/2002 il diretto consumo umano ammonterà a 971 milioni di tonnellate, mentre 706 milioni di tonnellate saranno destinati all'alimentazione di animali di allevamento e il 3% ad altri usi. Dei 706 milioni a uso mangimistico (feed), ben 445 milioni sono consumati nei paesi industrializzati. Un dato inverso rispetto a quello relativo al diretto consumo umano: 795 milioni di tonnellate a Sud e solo 176 milioni a Nord. In effetti il consumo pro capite di cereali - grano e riso soprattutto - è pari a 166 kg a Sud e a 134 a Nord. L'uso per mangimi fa concorrenza all'alimentazione umana e cresce soprattutto nell'ex Urss, in Europa, Nord Africa, Carabi e America Latina. Invece, la quota di cereali per mangimi si sta contraendo negli Stati Uniti (dove era pari al 70% della produzione), soprattutto a causa di una contrazione negli allevamenti. I quali emigrano - vanno a far danni - a Sud.
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