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TERRA TERRA
06.08.2002
  • | di MARINA FORTI,
    Islanda, la diga invece delle cascate
    E'la seconda area naturale in Europa per grandezza: un immenso altopiano costellato di laghi e solcato da fiumi alimentati dai ghiacciai artici, una terra di canyons, cascate, vulcani spenti innevati, tundra selvaggia abitata da renne e oche selvatiche. E' il versante orientale dell'Islanda. Giù sulla costa c'è Reydarfjordur, 3.000 abitanti, spopolata anche per gli standard di questo paese di appena 280mila persone. E' qui che l'azienda energetica nazionale, Landvirkjun, intende investire 3 miliardi di dollari (pari a un terzo dell'intero Prodotto nazionale lordo dell'Islanda) per un gigantesco complesso idroelettrico. Il Karahnujukar Hydropower Project avrà un solo cliente: Alcoa Inc, la più grande multinazionale al mondo dell'alluminio, che il 23 luglio ha firmato col governo islandese e con l'azienda energetica un accordo per costruire una grande fonderia presso Reydarfjordur, con annesso terminal portuale. Alcoa investirà 1 miliardo di dollari e spera di cominciare subito i lavori. L'insieme di progetto idroelettrico e fonderia d'alluminio è in discussione da anni, in Islanda, e continua a sollevare battaglie furibonde. E' un conflitto tra il progetto di sviluppo industriale e quello di un parco naturale (pure in discussione da anni) che protegga un ecosistema ancora intatto - e di estrema bellezza. O tra posti di lavoro industriali contro modeste attività di eco-turismo... Nella sua ultima versione, il progetto è stato approvato dal Parlamento islandese con 44 voti su 63. Prevede di sbarrare con una diga alta 190 metri e una serie di sbarramenti minori due dei tre maggiori fiumi della regione; l'acqua sarà convogliata in un tunnel per 38 chilometri e usata per azionare turbine capaci di generare 500 megawatt di energia. La diga creerà un lago artificiale di 57 chilometri quadrati attualmente coperti da vegetazione e abitati da una popolazione di 1.500 renne. Circa l'impatto di tutto questo sull'ecosistema ci sono opinioni contrastanti: le organizzazioni ambientali islandesi, tra cui la Iceland Nature Conservation Association (controparte locale del Wwf), guardano con orrore soprattutto quella serie di dighe e tunnel. Dicono che un centinaio di cascate alte da 2 a 40 metri scompariranno - l'azienda energetica dice che sono 3, ma considera solo quelle sommerse dalle dighe, mentre gli ambientalisti includono anche quelle che rimarranno secche quando i corsi d'acqua a monte saranno incanalati. Sarà stravolto Dimmigljufur, o «Canyon scuro», spettacolare fenditura nella roccia con guglie di basalto e grotte, attrazione del turismo locale: sbarrato a monte resterà secco, salvo riallagarlo nella stagione turistica estiva.

    Alcoa si tiene fuori dalla mischia. Nei suoi comunicati parla della fonderia d'alluminio più pulita che si possa immaginare, di «progetto di sviluppo sostenibile», di posti di lavoro: duemila durante la costruzione, tra 600 e 1.000 posti permanenti. Il primo ministro islandese David Oddsson, sostenitore del progetto, ha detto in diverse interviste che il danno (ambientale) «è relativamente piccolo» e che «anche solo 600 posti di lavoro in quella zona sono importanti». Il sindaco di Reydarfjordur dice che i suoi cittadini vogliono la fonderia: «Non possiamo vivere di turismo, la stagione è breve e il lavoro paga molto poco. Il lavoro in fonderia paga bene, chiedono per il 60% persone con diplomi di scuola media superiore. E noi abbiamo bisogno di tenere qui i nostri giovani» (al New York Times, 16 luglio).

    Certo per Alcoa i vantaggi sono chiari. Non è stato reso noto a quale prezzo comprerà l'energia dall'azienda nazionale islandese, ma pare che Norsk Hydro, che si è tirata fuori dal progetto all'inizio dell'anno, fosse in trattative per 2 cents al kilowattora: è metà del prezzo corrente in Usa e meno di un terzo di quello corrente in Europa. Inoltre, grazie alle sue fonti di energia geotermale (che riscaldano il 98% delle case), l'Islanda è tra i paesi meni inquinanti al mondo, e ha ottenuto un'esenzione dal Protocollo di Kyoto sul clima: così Alcoa non sarà costretta a pagare penalità per le emissioni di gas di serra della sua fonderia. Bel colpo.

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