mercoledì 18 settembre 2013
TERRA TERRA
19.09.2002
-
| di FRANCO CARLINI,
L'industria dei salmoni gonfiati
Il governo dello stato canadese di British Columbia ha eliminato la moratoria di sei anni che vietava l'apertura di nuovi impianti di acquacoltura per l'allevamento dei salmoni. Attualmente questa industria produce ogni anno 50 mila tonnellate di pesce, per un fatturato di 320 milioni di dollari canadesi (208 milioni di euro), ma grazie ai nuovi provvedimenti si spera di attivare 10 mila posti di lavoro e un reddito complessivo di 652 milioni di euro. Secondo il ministro dell'agricoltura e della pesca John van Dongen, la British Columbia ha oggi «il più completo insieme di regole al mondo, che comprendono degli standard scientifici elevati per proteggere l'ambiente». Così, aggiunge, «è arrivato il momento di creare nuovi posti di lavoro e di rivitalizzare l'economia delle comunità costiere». Non tutti sanno che l'acquacoltura, che inizialmente venne considerate attività sana e pulita perché aumenta la produzione di cibo senza compromettere le popolazioni naturali, si è rivelata nel tempo un'attività controversa, che produce molti scarichi nocivi. Oltre a tutto per dare da mangiare ai salmoni si ricorre a pesci di qualità inferiore pescati indiscriminatamente nelle acque oceaniche. Così in Canada non sono mancate le proteste: contrari all'iniziativa sono i ricercatori della Department of Fisheries and Oceans, così come gli esponenti della Suzuki Foundation che dal 1990 opera come organizzazione senza fini di lucro a protezione dell'ambiente. I problemi tuttavia non finiscono qui: l'industria dell'acquacoltura punta sempre più nettamente sull'uso di pesci transgenici; per esempio salmoni dotati di poderose dosi di ormoni della crescita, sì da divenire ben più grossi di quelli naturali, oppure salmoni che crescono fino alle dimensioni consuete, ma in tempi più rapidi, in modo da rendere più redditizio il raccolto. E' il caso della società statunitense Aqua Bounty Farms che ha realizzato in laboratorio un salmone, battezzato AquAdvantage, dotato di un gene che lo fa crescere a una velocità sei volte superiore al normale. Altri gruppi di ricercatori negli Stati Uniti, in Cina, a Cuba e in Australia stanno cercando di realizzare salmoni manipolati che siano maggiormente resistenti alle malattie, oppure più nutrienti o ancora capaci di resistere in acque fredde. Ma ci sono anche dei rischi: non tanto per la salute dei consumatori quanto per l'ambiente e la biodiversità. L'anno scorso l'agenzia inglese per il monitoraggio della biotecnologie (Aebc) ha invitato il proprio governo a vietare ogni allevamento di pesci in vasche collegate alle acque naturali; la preoccupazione è che da tali recinti i salmoni e gli altri pesci modificati come le carpe scappino troppo facilmente e si accoppino con le specie naturali. Il fatto è che i salmoni naturali sono sì meno robusti e resistenti di quelli forgiati dall'evoluzione (e quindi molti di loro moriranno), ma sono anche particolarmente fertili. Un modello matematico ha simulato al computer l'effetto di tali incroci e ha dimostrato che una piccolo gruppo di pesci Gm messi in libertà può portare all'estinzione una popolazione naturale anche migliaia di volte più numerosa in sole 40 generazioni. A queste preoccupazioni le aziende biotecnologiche stanno rispondendo dandosi da fare per produrre dei pesci geneticamente modificati, ma sterili, di modo che non possano disseminare i loro geni tra la popolazione naturale. Aqua Bounty per esempio accoppia le sue femmine con altre femmine che sono state mascolinizzate con opportuni ormoni; queste ultime dunque producono sì dello sperma, ma la prole è fatta solo di femmine. Non solo: le uova fertilizzate vengono sottoposte a un particolare trattamento, grazie al quale conterranno tre insiemi di cromosomi, anziché i soliti due e ovaie atrofizzate. Anche in questo caso il risultato è la sterilità. La soluzione più semplice sarebbe tuttavia di non usare mai vasche di allevamento in acque aperte, ma è quanto l'industria non vuole, perché i costi salirebbero in maniera eccessiva, almeno secondo loro. La decisione del governo di British Columbia è stata dunque accolta con vivissimi applausi.
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