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TERRA TERRA
02.10.2002
  • | di FULVIO GIOANETTO,
    Le predatrici predate
    Ma è sempre vero che l'introduzione di specie esotiche provoca impatti negativi sulle popolazioni autoctone? Schemi fin troppo semplicisti sostengono che le specie «aliene», animali o vegetali, stravolgono l'equilibrio di quelle autoctone, oltre a diventare un fattore di riduzione della biodoversità. E' stato addirittura coniato il termine «bioinvasione» per descrivere questi fenomeni. Le teorie ortodosse, con alcune varianti, affermano che le specie esotiche, spesso piú resistenti e opportuniste (capaci di adattarsi nel nuovo ecosistema), riducono la disponibilità di nutrimento e sconvolgono le catene alimentari della flora e della fauna locali. Eppure, nuove ricerche sfidano queste teorie. Certo molte fra le specie esotiche introdotte, sopratutto in isole, hanno sconvolto i delicati equilibri alimentari ed ecologici di questi limitati e circoscritti ecosistemi terrestri, ma non sempre questo rappresenta un elemento negativo. Anzi. Ricerche condotte sulla conservazione dei marsupiali australiani (Biol. Conservation 108,3) hanno dimostrato che un eccellente predatore esotico come la volpe rossa, sterminata nelle campagne conservazioniste perché incolpata di predare tanti endemici marsupiali, é anche un efficace agente biologico che con il tempo ha provocato un rapido aumento della popolazione di almeno 11 specie di marsupiali, spingendo questi animali, spesso territoriali, a rifugiarsi e colonizzare nuovi habitat al di fuori dei loro rifugi. Così contribuendo alla diffusione e all'incremento di queste specie.

    Altri studi piú complessi, svolti nell'arco di 9 anni sulla fauna delle Channel Islands nel Sud della California (PNAS 22,99) indicano che l'introduzione di maiali domestici nell'isola di Santa Cruz ha richiamato le aquile dorate, che prima si erano estinte sul piccolo arcipelago per la mancanza di sufficente cibo. Le aquile, che erano restate come visitatrici di passaggio, ora hanno ricominciato a nidificare sulle isole.

    La crescita della popolazione di aquile dorate (Aquila chrysaetos) a sua volta ha ridotto la popolazione di una volpe endemica (Urocyon littoralis), diventata adesso in preda, e di conseguenza incrementato la popolazione di un'altro carnivoro endemico, la puzzola macchiata (Spilogale gracilis amphiala). In seguito all'arrivo delle aquile dunque la piccola puzzola, grazie alle sue abitudini alimentari notturne e alla ritrovata abbondanza di prede come alcune specie di topolini e delle cavallette che prima erano alimento esclusivo delle voraci volpi, si sta nuovamente diffondendo nell'isola. Quello che sta succendo sulle isole Santa Cruz e Santa Rosa sembra cosí spiegare il rapido declino delle volpi nell'isola San Miguel, la piú piccola dell'arcipelago.

    Questi studi mettono in discussione i primi modelli ecologici, che si scaldavano sugli impatti diretti che questi animali causavano alla biodiversitá - e che sono serviti come schema guida per tanti progetti e programmi conservazionisti concentrati nell'eliminazione sistematica delle specie esotiche. Tutti questi modelli erano costruiti su pochi dati empirici e concentrati solo sulle relazioni predatore-preda.

    Negli ultimi tempi al contrario gli studi, spesso interdisciplinari, si stanno indirizzando soprattutto sugli effetti tropici dell'insieme delle interrelazioni fra tutte le popolazioni animali presenti in un ecosistema e sulle riorganizzazioni trofiche che causa la venuta di nuove specie in un habitat.

    Questa forma di apparente competizione fra predatori, che gli ecologi adesso chiamano iperpredazione, dimostra che la venuta, volontaria o causale, di una specie animale estranea all'ecologia di un ecosistema delicato come quello di un'isola, puó rappresentare un elemento positivo e dinamico per tutto l'ecosistema. Insegnandoci, e non solo nell'ambito naturalistico, che la venuta di elementi estranei apporta sempre elementi positivi e costruttivi. Il tutto é saperli trovare.

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