mercoledì 18 settembre 2013
TERRA TERRA
09.10.2002
-
| di MARINA FORTI,
Una guerra sul fiume Cauvery
Gli agricoltori del Karnataka, stato dell'India meridionale, sono scesi sul piede di guerra sabato con blocchi stradali e manifestazioni di rabbia. Protestano contro la sentenza della Corte Suprema indiana che ha ordinato al governo del loro stato di riaprire le chiuse delle dighe sul fiume Cauvery, e lasciar defluire l'acqua a valle, verso le campagne del Tamil Nadu. Il Karnataka aveva chiuso le sue dighe dopo che una protesta popolare aveva preso una piega drammatica e un agricoltore si era suicidato. Ora commissioni pubbliche sono al lavoro per misurare il livello dell'acqua negli invasi sul fiume Cauvery e cercare un compromesso tra i due stati rivieraschi. Ma la tensione sale. E' l'ultimo atto di un conflitto ormai più che decennale - o forse un esempio di come un'annata di siccità, sommata alla trasformazione dell'agricoltura e a vecchie questioni non risolte tra stati rivieraschi, sta per tradursi in una vera e propria guerra per l'acqua. Il fiume Cauvery, che scende dalla catena dei Ghats verso oriente per sfociare nel Golfo del Bengala, attraversa nel suo corso due stati, il Karnataka a monte e il Tamil Nadu a valle; in entrambi da quel fiume dipendono coltivazioni e raccolti, dunque la vita di decine di milioni di persone. Chi sta a monte però ha un ovvio potere di ricatto.
Undici anni fa, nel `91, la contesa per il Cauvery aveva provocato una sommossa con 25 morti nella città di Bangalore, capitale del Karnataka. Da allora è stato istituito un Tribunale per le acque del Cauvery, per arbitrare i conflitti, e una Authority che stabilisce la ripartizione dell'acqua tra i due stati. Il conflitto però non è mai stato risolto in modo stabile. Negli ultimi anni ha piuttosto seguito un ciclo rituale: con l'avanzare della primavera, quando il livello dell'acqua cala in tutti i bacini, la guerra di parole tra i due governi sale: seguono ricorsi al Tribunale del Cauvery, mediazioni, ricerca di soluzioni immediate. Poi alla fine di maggio arrivano le piogge del monsone sud-orientale e l'urgenza si allenta, lasciando tutto irrisolto fino all'anno seguente.
Il fatto è che quest'anno le piogge monsoniche sono arrivate in ritardo e scarse. Sia in Karnataka che in Tamil Nadu l'agricoltura ha sofferto terribilmente, insieme ai milioni di persone che ne dipendono. Ovviamente la penuria ha accentuato il conflitto per l'acqua - con lo stato a monte che asseta quello a valle.
Nel delta del Cauvery dicono che una siccità così non si ricordava da 70 anni. Un po' tutto il Tamil Nadu è a secco, ma soprattutto i distretti del delta come Tanjore, la «scodella di riso» dell'intero stato. Prime stime dicono che solo 50mila ettari sono stati coltivati quest'anno, contro i soliti 200mila, per mancanza d'acqua. Il raccolto di kuruvai, la varietà locale di riso che cresce tra giugno e settembre, è andato in gran parte perso. Qualcosa di simile succederà per il samba, la varietà di riso invernale, che andrebbe seminato adesso. Canna da zucchero, legumi, ortaggi, semi oleosi, ogni raccolto è danneggiato. Il disastro coinvolge un milione e mezzo di piccoli agricoltori e un milione di braccianti, riferisce il magazine indiano Frontline (che ha dedicato la sua copertina alla guerra del Cauvery, l'ultima quindicina di settembre). Le cronache ora raccontano storie terribili di interi villaggi ridotti alla fame. Molti accusano le leadership di entrambi gli stati di aver rinviato per 12 anni la soluzione al conflitto del Cauvery, ciascuno preferendo mobilitare la rabbia popolare a proprio favore invece di cercare un compromesso ragionevole. E poi, una stagione di piogge mancate sottolinea l'effetto di trasformazioni profonde avvenute nelle economie agricole negli ultimi dieci anni: la domanda d'acqua è aumentata con l'espandersi della coltivazione di cash crops, colture destinate al mercato, in particolare varietà a rendimento più alto (che però chiedono più acqua e fertilizzanti). Inoltre sono diminuite drasticamente le sovvenzioni sui prezzi alimentari, lasciando gli agricoltori più vulnerabili alle cattive stagioni. Tutto questo ora si somma - e alimenta la prossima guerra dell'acqua.
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