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TERRA TERRA
12.10.2002
  • | di MARINELLA CORREGGIA,
    Sole di Kabul, sole di Washington
    In Afghanistan è ricominciata l'operazione cucine solari. Questi «elettrodomestici», adatti ad aree soprattutto rurali con molto sole, poca legna da ardere e niente combustibili fossili, e adattissimi a quel paese infestato dalle mine, dove la faticosa ricerca quotidiana della sterpaglia può diventare mortale, permettono di cuocere i cibi e sterilizzare l'acqua da bere concentrando i raggi solari. Le tipologie durature, costruite con vetro, legno, metalli hanno invece un prezzo più elevato - intorno a 30 equivalenti euro - ed è quindi necessaria una sovvenzione per l'acquisto da parte dei poveri. In quel disgraziatissimo paese, cucine solari furono introdotte negli anni 80 fino all'inizio degli anni 90; adesso il programma riprende, si spera con successo. Per il sole non si possono fare guerre. E' la ricchezza dei poveri: ce n'è di più in molte zone aride afghane che a Washington o Milano. Il sole si può solo utilizzare localmente, non si può esportare ai più ricchi, non si può trasportare con oleodotti o gasdotti da difendere con i denti, non si può estrarre a forza contro l'interesse delle popolazioni locali.

    Le cucine solari, una soluzione adatta soprattutto a quei due miliardi di persone che sono in «crisi di combustibile», è in grado di risparmiare natura, di evitare la spesa per la legna da ardere, di ridurre la fatica di donne e bambini e di giovare alla loro salute perché a differenza di stufe e treppiedi non affumica le capanne. Certo, occorre uno sforzo culturale per farle accettare, e le operazioni vanno un po' a rilento.

    Sembra più facile «convincere» gli abitanti dei campi profughi di lunga data; a loro il cibo viene fornito dalle organizzazioni di assistenza, ma per la cottura devono arrangiarsi. Ecco quindi che, nei campi dei sudanesi in Kenya, l'organizzazione Solar Cookers International è riuscita a introdurre massicciamente questo metodo di cottura. Anche parte dei soccorsi di emergenza ai terremotati del Gujarat, nel 2000, hanno optato per il solare, allestendo grosse cucine solari paraboliche in grado di cuocere cibi per centinaia di persone.

    Nel Nord del mondo l'energia solare in via di troppo lenta diffusione riguarda usi più sofisticati: illuminazione e riscaldamento o raffrescamento. Due interessanti eventi nei giorni scorsi hanno messo il sole al suo giusto posto: al centro. A Roma, una conferenza sull'integrazione delle tecnologie solari nell'architettura urbana europea (così da avere «edifici sostenibili») ha visto la partecipazione di esperti di energia, amministratori locali, ingegneri e architetti. Sono stati presentati progetti di grande interesse e anche eleganti. Come la serra scientifica per farfalle tropicali dell'Università di Catania: quelle piccole eleganti creature non sopravvivono in un ambiente ad aria condizionata, dunque per riprodurre le temperature del loro habitat naturale, abbastanza costanti, può essere soltanto utilizzato il guadagno termico derivante dalle radiazioni solari.

    Nei giorni scorsi a Washington, là dove la politica petrolifera di Bush e accoliti scalda a petrolio i motori della guerra per il petrolio, studenti di 13 università hanno partecipato a un «decathlon solare» (così lo chiama la rivista on line Environmental News Service): una gara di dieci giorni consistente nel far funzionare una casa aucostruita a energia solare. Tutto si è svolto in una situazione di sole scarso, eppure è bastato.

    Le squadre partecipanti si trovavano di fronte a prove che simulavano il fabbisogno energetico ordinario di una casa. Ad esempio il mercoledì si chiedeva a ogni gruppo di produrre acqua calda a 110 gradi per 10 minuti per simulare la tipica esigenza di doccia calda (americana, cioè bollente e prolungata; ricavarla dall'energia fossile, è uno spreco notevole. Con l'energia solare, rimane lo spreco idrico...).

    Circa 50.000 visitatori hanno apprezzato la tecnologia solare in opera. Si spera che abbiano maturato la convinzione che le guerre per il petrolio sono assurde.



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