domenica 17 febbraio 2013
TERRA TERRA
15.11.2002
-
| di MARINA FORTI,
L'elefante torna merce. E bersaglio
La decisione è stata approvata con 59 voti contro 26: una conferenza di 160 paesi ha autorizzato il Botswana e la Namibia a vendere una trentina di tonnellate di zanne d'elefante, cioè di avorio. La vendita sarà «una tantum», e simili autorizzazioni riceveranno con ogni probabilità altri tre paesi dell'Africa australe che ne hanno fatto richiesta - Sudafrica, Zimbabwe, Zambia: in tutto potrebbe trattarsi di 87 tonnellate d'avorio, cioè le zanne di 11mila elefanti. La notizia viene da Santiago del Cile, dove è in corso la conferenza della Cites, Convenzione sul commercio internazionale di specie di flora e fauna selvatiche minacciate - il trattato che dal 1973 regolamenta, limita o se necessario vieta il commercio di organismi viventi (o loro parti, come le zanne d'elefante) protetti. Non è stata una decisione facile, quella di autorizzare la vendita di avorio, e solleva polemiche: molti, associazioni conservazioniste e governi, prevedono conseguenze nefaste, una nuova impennata del bracconaggio e del traffico illegale. Un responsabile del Kenya Wildlife Service (l'ente per la protezione della natura dello stato kenyota) ha commentato in modo amaro: «Vedremo di nuovo una strage di elefanti. Non esagero, lo vedrete. E non solo elefanti perderanno la vita, ma rangers, e bracconieri», ha detto A. O. Bashir all'agenzia reuters, a Nairobi. La vendita «una tantum» autorizzata dalla Cites avverrà nel 2004 e riguarda zanne di elefante già immagazzinate nei paesi in questione, provenienti in parte da sequestri di merce illegale e soprattutto da animali morti naturalmente nei parchi e riserve dell'Africa australe - che d'altra parte sono sovraffollati di pachidermi. Già nel 1997 la Cites aveva autorizzato tre paesi (Zimbabwe, Namibia e Botswana) a vendere 50 tonnellate di zanne, sempre una tantum e in modo controllato. Oggi l'avorio si venderà a circa 90 dollari al chilo: dunque la vendita autorizzata potrebbe rendere fino a 9 milioni di dollari, destinati (come era successo nel `97) a finanziare progetti di conservazione ambientale e la gestione delle riserve naturali, che devono arrangiarsi con bilanci magri in paesi che certo non navigano nell'oro.
Detta così suona tutto ragionevole. Tanto più che il bando totale sul commercio di parti di elefante imposto dalla Cites nel 1989 (ed entrato in vigore nel `90) ha avuto successo, è riuscito a fermare il massacro: negli anni `80 la popolazione dei pachidermi africani era la rapida crescita delle economie dell'Estremo oriente aveva creato un nuovo mercato per l'avorio, alimentando così un bracconaccio su larga scala che ha dimezzato la popolazione di elefanti africani in un decennio, ridotti a circa 600mila individui da 1,2 milioni. Quando il bando sul commercio d'avorio ha distrutto il mercato, anche la caccia di frodo è crollata. Si pensi che nell'89 oltre 20 tonnellate d'avorio illegale erano state sequestrate; nel 1997 i sequestri erano scesi a meno di 9 tonnellate. E però quell'anno la Cites ha per l'appunto autorizzato una vendita controllata di zanne che giacevano nei magazzini di tre paesi africani. Ed è allora che il bracconaggio è ripreso - accusano Kenya e India, che erano contrari allora e restano contrari adesso. L'argomento è che una volta autorizzata la vendita di avorio, per quanto limitata e controllata, nulla riuscirà a impedire che sul mercato arrivino, «mascherate», anche zanne provenienti da una caccia di frodo già in aumento. E' successo così anche dopo quella vendita autorizzata nel `97: due anni dopo quella decisione, nel `99 l'avorio illegale sequestrato era raddoppiato, raggiungendo le 19 tonnellate. Il commercio legale traina e maschera quello illegale. Il Kenya Wildlife Service segnala che il bracconaggio ha avuto un'impennata nel `98 e `99 e continua. Negli ultimi due anni 3.600 elefanti sono stati uccisi di frodo, e almeno 50 tonnellate d'avorio di contrabbando sono state sequestrate in tutto il mondo. A Santiago del Cile poi molti puntano il dito sugli Stati uniti che con un voltafaccia a sorpresa hanno appoggiato un compromesso favorevole alla vendita - osteggiata tra l'altro dall'Unione europea...
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