domenica 17 febbraio 2013
TERRA TERRA
16.11.2002
-
| di MARINELLA CORREGGIA,
L'agricoltura legata alla comunità
Un gruppo di pacifisti americani invita al boicottaggio internazionale e domestico delle merci Usa, tentativo di deterrenza economica contro la prossima guerra: dunque lasciar perdere i cibi delle multinazionali e mangiare alimenti locali e inserirsi in una delle reti di Community Supported Agriculture o Csa. Ma di cosa si tratta? E' una rete che sostiene un diverso - e popolare, non elitario - circuito di produzione e consumo alimentare. L'ha studiata nei dettagli l'Università del Massachusetts (www.umass.edu/umext/csa/). Negli Stati Uniti - come in tutto l'Occidente - il cibo è la merce più a buon mercato e le domande su «dove, come e cosa si produce» non sono più oggetto di conversazione, nemmeno a tavola, salvo quando centinaia di persone si ammalano o muoiono, ad esempio, per la carne ammorbata. Le agricolture locali sono in difficoltà. Gli anziani coltivatori abbandonano i campi, e l'aumento del costo della terra, i bassi prezzi delle derrate agricole, le destinazioni extragricole dei suoli, la mancanza di incentivi per i giovani fanno sì la produzione di cibo locale sia ormai una vera scommessa. L'agricoltura sostenuta dalla comunità è un'alternativa organizzata rispetto a una struttura agroalimentare caratterizzata dal ciclo lungo: enormi distanze e molti passaggi a separare produttori e consumatori.
La Csa connette agricoltori locali e consumatori, per sviluppare e rafforzare le economie locali e il senso della comunità. Questo modello di agricoltura in partenariato fu inventato circa 30 anni fa in Giappone dove un gruppo di donne, preoccupate per l'aumento delle importazioni alimentari e il corrispondente declino nella produzione interna, iniziò un rapporto diretto fra il proprio gruppo e unità agricole locali. Questo accordo, chiamato teikei , si può tradurre in «mettere sul cibo la faccia dell'agricoltore». Il concetto viaggiò attraverso l'Europa fino ad approdare in nord America intorno al 1985. Là, dopo qualche anno, le aziende agricole coinvolte nel progetto erano oltre mille.
Il partenariato è qualcosa in più del normale gruppo di acquisto: è un impegno reciproco in cui gli acquirenti si incaricano di coprire i costi operativi dell'azienda garantendo una quota certa di acquisti regionali, assumendosi quindi insieme all'agricoltore i costi, i rischi e i vantaggi dell'attività agricola. Essi contribuiscono a pagare i fertilizzanti, le sementi, l'acqua, le atrezzature, la manodopera. In cambio l'azienda garantisce un'offerta di alimenti di stagione, ma anche di cereali, miele e via dicendo. Questa relazione mutua crea una situazione economicamente stabile in cui ai consumatori si assicura la qualità migliore, e ai produttori un mercato di sbocco sicuro, liberando energie e tempo per far meglio il lavoro.
Ecco come funziona la Csa. Un agricoltore, con l'assistenza di un gruppo di consumatori, compila il bilancio annuale sulla base dei costi di produzione. Il bilancio viene poi diviso per il numero di persone a cui l'azienda fornisce gli alimenti, così da calcolare il costo di ogni quota del raccolto. Una quota copre i bisogni vegetali di una famiglia di quattro persone per una settimana. I membri della comunità firmano e acquistano la loro quota, prima della semina o a «rate» durante la stagione agricola. Le spese di produzione sono così coperte e il reddito arriva subito, all'inizio del lavoro. In cambio di questo investimento, i membri della Csa ricevono ortaggi, verdure e frutta biologici e locali, ogni settimana - dalla tarda primavera fino ad autunno inoltrato, ma anche in inverno per certi alimenti e nelle aree più temperate. Fra i membri dei raggruppamenti locali di Csa ci sono anche famiglie a basso reddito, senzatetto, anziani, ristoranti e mense. Gran parte delle aziende agricole aderenti alla Csa accettano anche collaborazioni nel lavoro da gruppi di «appoggio». Le quote di lavoro sono un'opzione in alcuni casi, dove un membro si impegna a lavorare tre o quattro ore la settimana in cambio di uno sconto sulla quota associativa. Uno scambio educativo la cui popolarità è in crescita.
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