mercoledì 18 settembre 2013
TERRA TERRA
28.11.2002
-
| di MARINA FORTI
,
Effetto serra sulla Cambogia
L'alluvione annuale è un fatto normale in Cambogia, anzi: è sempre stata una benedizione per l'agricoltura. La stagione delle piogge in Indocina arriva in agosto, e «pioggia» qui vuol dire scrosci torrenziali che fanno traboccare i fiumi. L'acqua sommerge i campi e vi cosparge una fanghiglia che nutre la terra. Il punto è che negli ultimi anni in Cambogia, e in tutto il basso corso del Mekong, le alluvioni sono state tre e non una. E sono state disastrose. La Cambogia, con i suoi circa 13 milioni di abitanti, sta pagando il prezzo del cambiamento globale del clima con un ciclo terribile di alluvioni e siccità, e lo paga in termini di penuria di cibo, fame. L'allarme viene dal World Food Program, o Programma alimentare mondiale, l'agenzia dell'Onu per le emergenze alimentari: lunedì ha avvertito che almeno 670mila cambogiani dipenderanno nelle prossime 5 settimane dagli aiuti alimentari, perché i loro raccolti sono stati spazzati via. La direttrice regionale del Wfp Rebecca Hansen dice che l'emergenza in Cambogia -paese poverissimo e particolarmente vulnerabile ai disastri naturali - dovrebbe «suonare un allarme» circa la portata dei «cambiamenti meterologici che hanno sabotato i raccolti di riso» negli ultimi tre anni. Aggiunge: «Ignorare le minacce del cambiamento del clima nel prossimo futuro equivale a mettere a repentaglio la vita delle persone».
Nel 2000 tutti i paesi del delta del Megong sono stati travolti dalla peggiore alluvione degli ultimi 70 anni: quell'anno la Cambogia ha perso l'80 per cento del raccolto di riso, e solo la metà è stato ripiantato in tempo, prima che l'acqua si ritirasse. Ma le cose non sono migliorate inseguito. I danniññ provocati dall'uvione precedente non erano ancora riparati quando è arrivata quella successiva. inoltre, dal 2001 il paese è stato colpito prima da siccità (nella stagione secca, la nostra primavera) e poi da nuove alluvioni: poiché l'agricoltura in gran parte del paese dipende dalle precipitazioni, in alcune zone questo significa che entrambi i raccolti annuali sono stati distrutti, uno dopo l'altro. E in un paese già fragile, con infrastrutture ancora da ricostruire dopo decenni di guerre, e dove il 37% della popolazione è abitualmente «sottonutrito» (secondo l'ultimo rapporto sullo Sviluppo umano, Undp 2002) i raccolti decimati una stagione dopo l'altra per tre anni significano la fame.
Così il Wfp ha cominciato un'operazione d'emergenza. Ha individuato 187 «comuni prioritari», quelli più colpiti (su 1.621). dove distribuirà circa 1.700 tonnellate di cibo nelle prossime setimane, con la formula «cibo in cambio di lavoro» per un programma di opere di ricostruzione, bonifica di invasi e stagni, argini, piccole dighe per i sistemi d'irrigazione: cose che vanno sotto la definizione di «gestione dell'acqua». Il programma dovrebbe andare a beneficio di 56mila persone in 116 villaggi di otto delle province più disastrate, calcolano i funzionari del Wfp. La signora Hansen progetta anche di sostenere nel corso del 2003 opere di difesa contro le future penurie, come piccole «banche del riso» di villaggio (quando va perso un raccolto manca anche la semente per la prossima semina) e reservoirs di acqua piovana. Anche perché le incertezze del clima sono ormai una copsa stabile. Il Wfp cita uno studio della federazione internazionale delle Croci rosse e Mezzalune rosse: il numero di abitanti delle regioni del Pacifico toccate da disastri naturali è aumentato di 65 volte negli ultimi trent'anni. E il fenomeno noto come El Niño porterà cicli di siccità e alluvioni ancora più disastrosi.
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