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TERRA TERRA
09.02.2003
  • | di FRANCO CARLINI ,
    La madre di tutte le noccioline
    La progenitrice «selvaggia» di tutte le noccioline si trova, con tutta probabilità nella foresta del Gran Chaco che sta tra la Bolivia e il Paraguay. Ma potrebbe scomparire dalla faccia della terra prima che gli scienziati riescano a trovarla. Infatti alla fine dell'anno scorso, la Banca Inter-Americana per lo Sviluppo ha approvato un finanziamento di 132 milioni di dollari per un oleodotto di gas naturale che dovrebbe attraversare quel territorio, verosimilmente devastandone la biodiversità. L'impianto, del valore complessivo di 2 miliardi di dollari e della lunghezza di tremila chilometri, nasce sulla base di un progetto del gruppo energetico boliviano Transede, a sua volta controllato da Shell e dall'americana Enron, ben famosa per la sua finanza creativa. Non è tanto l'oleodotto in sé che ci preoccupa, spiega David Williams, ricercatore all'Istituto di ricerche genetiche sulle piante (Ipgri) di Cali in Colombia. «Il progetto ha aperto le aree remote ai coloni e ad uno sviluppo agricolo su larga scala. Questi sono i luoghi dove le arachidi hanno vissuto indisturbate per migliaia di anni». Di noccioline per fini alimentare se ne producono ogni anno 35 milioni di tonnellate e sono coltivate in quasi cento paesi, specialmente dell'Asia e dell'Africa. L'uso nord americano è legato soprattutto al (terribile) burro di noccioline, ma nei paesi in via di sviluppo sono invece una fonte importante di proteine anche sotto forma di olio da cucinare. Tutto bene, se non fosse che le qualità attualmente commercializzate sono frutto dell'incrocio tra due sole varietà e a forza di selezioni risultano sempre più esposte alle malattie; queste a loro volta possono essere combattute solo con dosi sempre più massicce di pesticidi. Non è un orizzonte roseo per le peanut, ma potrebbe divenire migliore se i botanici riuscissero a risalire alle specie più antiche e selvatiche e da lì procedere per tentativi, reincrociando le specie e irrobustendole. E' per questo che gli angoli più remoti del Gran Chaco sono così importanti da salvare e da esplorare. Questa è una linea condivisa anche dal ministro Boliviano per l'ambiente che di recente ha riaperto il territorio agli studiosi consentendo di riprendere le ricerche: si pensa che siano almeno una quindicina le specie da trovare e tra queste un vero sacro Graal, quella che contiene il cosiddetto B-Genoma, una sorta antenato di tutte le arachidi. Ma occorrerebbe fare presto, prima che strade e insediamenti deteriorino completamente quel prezioso territorio. David Williams valuta che siano almeno 15 le specie ancora da scoprire.

    Un altro coltivatore e studioso di queste specie, Charles Simpson, spiega che se si trovasse il Genoma oroginario sarebbe possibile ricostruire l'intera storia genetica delle specie, risalendo alle noccioline di cui i primi abitanti si cibavano cinquemila anni fa e non si tratterebbe di una pura curiosità archeologica perché nei secoli, un incrocio dopo l'altro, i coltivatori hanno inavvertitamente scartato centinaia di geni utili originariamente presenti. L'utilità di tali ricerche è confermata anche da William Dar, Direttore generale dell'Icrisat (International Crops Research Institute for the Semi-Arid Tropics) grandissima banca dei semi attiva a Hyderabad in India: secondo lui i nuovi incroci con le noccioline più antiche e selvatiche sarebbe molto importanti per le popolazioni dei paesi in via di sviluppo, spesso con terreni aridi o poveri. Le amate noccioline presentano anche un altro problema: è noto che le piante sono capaci di reagire ai cambiamenti del clima spostandosi verso zone più adatte, ma le arachidi non possono farlo così facilmente perché i loro semi sono prodotti sotto terra e non vengono spostati dal vento o dagli uccelli; per questo sono più a rischio. Un programma software sviluppato negli ultimi anni potrebbe essere di prezioso aiuto: FloraMap ed è una sorta di archivio intelligente che si basa sui dati climatici e geografici raccolti in 20 mila stazioni meteorologiche di tutto il mondo, specialmente in zone tropicali. Viene utilizzato quando di una specie poco si sa e fornisce delle stime probabilistiche sulla loro collocazione sul territorio.

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