mercoledì 18 settembre 2013
TERRA TERRA
16.03.2003
-
| di MARINELLA CORREGGIA
,
La guerra contro le terre
«Adesso pensiamo all'Iraq; subito dopo regoleremo i conti con l'Europa sul fronte Ogm». Con questa bellicosa dichiarazione, il ministro statunitense alle attività produttive ha preannunciato venerdì un ricorso all'Organizzazione internazionale del Commercio (Omc) contro il Vecchio continente che si ostina a frenare l'agricoltura geneticamente modificata. La guerra militare e la guerra commerciale si sono così affacciate ieri all'assemblea nazionale del Foro contadino-Altragricoltura (www.altragricoltura.org) che prosegue oggi a Roma, il tavolo della presidenza sormontato da un grande pastello: una bomba che per fasi si trasforma in spiga. Il Foro contadino è la rete organizzata degli agricoltori, tecnici e braccianti italiani che ha avviato il percorso di adesione al sindacato agricolo europeo Cpe e a Via Campesina, coordinamento internazionale che riunisce ben 50 milioni di contadini. L'Alleanza per l'altra agricoltura «è il luogo in cui i contadini lavorano all'alleanza con i cittadini e i consumatori per un mondo in cui l'agricoltura serva a soddisfare i bisogni dei popoli e non le regole di competizione dei mercati». I fronti di lotta per i coltivatori alternativi sono sia internazionali che nazionali e locali. La proposta di riforma della Pac (Politica agricola comune) avanzata dal commissario Fischler nasconde diverse insidie sotto un'apparenza rispettabile e innovatrice. A giudizio della Cpe, essa prepara l'espulsione dal 50 al 60% delle aziende agricole (già ne sparisce una ogni tre minuti); rimane il regime di ingiustizia nell'assegnazione degli aiuti; continueranno ad abbassarsi i prezzi al produttore, e perfino le «condizionalità» ecologiche e di benessere animale sembrano più fumo negli occhi che altro. Tanto che la riforma non dice nulla sulle insostenibili produzioni avicole e suine, né incentiva l'uso di materiali «ogm free», o pone limiti all'uso di prodotti inquinanti. Insomma, «è il modello americano che ci viene imposto».
La resistenza degli «agricoli» all'Omc («fuori L'Omc da agricoltura, acqua, alimentazione, cultura e servizi»), annunciata dal coordinatore di Altragricoltura Gianni Fabbris, prevede una mobilitazione europea il 29 e 30 marzo a Ginevra, mentre sarà fissata l'agenda della conferenza ministeriale a Cancun il prossimo settembre.
Proteste e proposte internazionali necessarie; ma la resistenza del Foro contadino passa assolutamente, ha spiegato il presidente del Foro Contadino Giovanni Brambilla, per i progetti in loco, sulla terra, all'insegna della «produzione locale per il mercato locale» (di questi tempi di boicottaggi antiguerra, si potrebbero declinare campagne tipo: beviti il nostro succo d'arancia anziché le loro bollicine a stelle e strisce). A Gubbio esiste una rete di scambio fra piccoli produttori agricoli e si sta costruendo il «mulino rosso» per la trasformazione autogestita. A Calci, in Toscana, un gruppo è riuscito ad acquisire una collina a uliveto che il comune voleva alienare anche per via degli incendi; adesso si cercano volontari disposti a dare un giorno di lavoro all'anno per gestirla, tutti insieme. Ad Alcamo, il comune a maggiore densità vinicola di tutta la Sicilia, la cooperativa La Talpa e la stessa amministrazione comunale fanno da capofila nella denuncia dell'apertura italiana ai vitigni ogm. Nell'isola, da tempo, contadini e consumatori cercano di organizzare una rete di gruppi di acquisto; ancora non decollata, se ad esempio deve emigrare verso certe botteghe eque del nord la pasta prodotta dall'associazione Libera su terre strappate per legge (la 109 del 1996) alla mafia. In Piemonte, il Gruppo Abele ha ottenuto la riallocazione di terre pubbliche, ad esempio della Asl, che per un pelo non sono diventate campi da golf e circoli ippici; ci vivono e ci lavorano ammalati di Aids, per i quali il contatto con la vitalità della terra e la disponibilità di cibi sani sono meglio di un farmaco.
Ma non è necessariamente tutta lillipuziana l'altragricoltura, quando riesce a costruire alleanze e sinergie con enti pubblici e altri soggetti: nell'Alta Maremma la cooperativa Eugenìa sta tenendo duro nella sfida di acquisire e gestire un territorio di ben 1.000 ettari.
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