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TERRA TERRA
20.03.2003
  • | di MARINA FORTI ,
    Il paradosso della soja transgenica
    La situazione è paradossale. Circa l'8% della soja prodotta quest'anno in Brasile, pari a un valore all'esportazione di circa 350 milioni di euro, è illegale. Un bel grattacapo per il governo del presidente Luiz Ignacio Lula da Silva, che giorni fa ha deciso di mantenere la moratoria in vigore dal settembre 1998 sulla coltivazione di varietà geneticamente modificate... Il Brasile, che insieme agli Stati uniti e all'Argentina rappresenta circa il 70% dell'export mondiale di soja, è un'anomalia sul mercato internazionale: è l'unico grande produttore ad aver resistito alle pressioni della Monsanto, prima multinazionale produttrice di sementi Ogm. Nel `98 in effetti Brasilia aveva autorizzato la coltivazione commerciale di soja Monsanto, ma poi una coalizione di gruppi di consumatori e ambientalisti aveva fatto ricorso alla Corte federale: argomentavano che mancava una normativa chiara sui nuovi organismi transgenici. La Corte aveva subito sospeso la coltivazione di soja geneticamente modificata in tutto il territorio nazionale e poi dato ragione al ricorso: anzi, ha giudicato che non ci sono ancora test e dati sufficenti per escludere con certezza danni ai consumatori e all'ambiente. Il principio precauzionale aveva vinto e la moratoria sugli Ogm dura da allora. Il governo del Rio Grande do Sul addirittura era passato a una politica attiva e aveva dichiarato lo stato «ogm-free», libero da organismi transgenici, mandando ispettori a controllare che non circolassero sementi clandestine. Il Mato Grosso do Sul aveva seguito l'esempio. Il fatto è che il contrabbando era cominciato, e continua: sementi Monsanto fatte arrivare dalla confinante Argentina da fazenderos desiderosi di coltivare la varietà «round-up ready» Monsanto (resistente all'erbicida round-up, o glifosato, della stessa Monsanto), di cui si favoleggiano grandi rendimenti per ettaro. Nel giro di pochi anni la soja transgenica si è diffusa, benché illegale: quest'anno il ministreo dell'agricoltura prevede che sarà transgenico l'8% dei previsti 51 milioni di tonnellate del raccolto di soja.

    La riunione di gabinetto convocata il 6 marzo dal presidente Lula trattava proprio di questo. Il quotidiano francese Le Monde riferisce che il governo ha deciso di mantenere la moratoria sugli Ogm, difendendo il principio di precauzione sostenuto dalla ministra per l'ambiente Marina Silva; ha anche deciso di permettere che la soja transgenica prodotta illegalmente sia messa sui mercati che la accetteranno «appena una soluzione giuridica sarà trovata» al problema ereditato «dall'atteggiamento ambiguo del governo precedente». La decisione ha suscitato le rimostranze della lobby favorevole agli Ogm - l'Associazione dei produttori di soja (Aprosoja) ha preannunciato un dossier - e anche nello stesso governo: il ministro dell'agricoltura Roberto Rodrigues (ex presidente dell'Associazione brasiliano dell'agro-business) e quello dello sviluppo Luiz Fernando Furlan (ex presidente del consiglio d'amministrazione di una grande azienda nazionale agroalimentare) premono per la «coabitazione tra i due tipi di prodotto», il transgenico e il tradizionale.

    La questione dunque resta aperta. Intanto, ammettendo le «ambiguità» del passato il governo di Brasilia ha ammesso ufficialmente che una produzione transgenica, benché illegale, c'è. E questo potrebbe in sé avere un effetto sul mercato. Proprio grazie alla sua moratoria sul transgenico, tra il 1996 e il 2001 il Brasile ha triplicato le esportazioni di soja e derivati verso l'Unione Europea, passando da 3,1 a 9,7 milioni di tonnelate annue: il mercato europeo chiede prodotto non transgenico e comunque etichettabile (cosa che non garantiscono gli Usa e l'Argentina). Il dubbio che la soja brasiliana non sia del tutto Ogm-free potrebbe ripercuotersi sull'export brasiliano. E la soja è uno dei più importanti mercati di derrate al mondo, soprattutto da quando la Cina è diventata un importatore netto (e comincia a chiedere di etichettare il prodotto transgenico). Una produzione Ogm-free può essere un vantaggio sul mercato: ma bisogna convincerne i fazenderos brasiliani.

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