mercoledì 18 settembre 2013
TERRA TERRA
02.04.2003
-
| di ROBERTA CALCINA,
Cupuaçu, biopirateria e brevetti
Il cupuaçu (Theobroma Grandiflorum) è un albero da frutto imparentato a quello del cacao (Theobroma Cacao L.). Le popolazioni indigene dell'Amazzonia lo usano da sempre come alimento; Oggi la polpa del frutto è usata in Brasile e Perù per la preparazione di gelati, succhi di frutta, praline, creme, gelatine e torte. Dai suoi semi viene prodotta una specie di cioccolata, la «cupulate». Insomma, il cupuaçu è molto appetitoso: e attira l'appetito di multinazionali che, con il sostegno di istituti di ricerca, cercano di ottenere brevetti per garantirsi l'esclusiva sull'uso di questa risorsa genetica... Questo nuovo caso di biopirateria è emerso alla fine del 2002, quando alcuni produttori di derivati del cupuaçu della regione amazzonica hanno cercato di esportare i loro prodotti in Europa. Durante l'attesa del permesso hanno avuto due sorprese: la prima è che il nome «Cupuaçu» è dal 1999, e fino al 2008, protetto come marchio registrato dalla ditta giapponese Asahi Foods Co. In realtà il nome cupuaçu è un nome indigeno, originario dell'Amazzonia; in Brasile è normalmente utilizzato per indicare il frutto; in internet, il motore di ricerca trova oltre 5000 siti. Il proprietario del marchio si è mostrato dall'inizio molto severo: per il solo fatto che il nome cupuaçu fosse stampato sul pacchetto di un tipo di caramelle, l'Asahi Foods ha minacciato di chiedere un indennizzo di $10.000.
La seconda sorpresa è che la stessa ditta ha ottenuto un brevetto sul cupuaçu, in Europa presso l'Ufficio brevetti (Ep 1219698A1), in Giappone, negli Usa, ma anche nei paesi in cui il cupuaçu è originario: il Brasile tra tutti, sia per quanto riguarda la produzione sia per l'utilizzo degli olii ottenuti dai semi. Questo brevetto ha assicurato alla ditta giapponese il monopolio sull'utilizzo della materia prima per produrre cosmetici, farmaci e prodotti alimentari. La produzione di sapone dai semi di cupuaçu, ad esempio, fatta normalmente in Brasile, da questo momento sarebbe permessa solo previo ottenimento di una licenza dall'Asahi Foods. Soprattutto è vietata la produzione della cioccolata di «cupulate» dal cupuaçu, che non solo à molto meno costosa di quella ottenuta dal cacao, ma anche più sana, e ha un sapore molto simile a quello della cioccolata: la cupulate ora viene prodotta in Giappone.
Il paradosso è evidente. La produzione della cupulate è stata sviluppata presso l'Istituto pubblico di ricerca Embrapa Amazonia oriental di Belem (Amazzonia) a partire dal 1985, ricerca che aveva ottenuto un brevetto nel 1990, ma che non prevedeva l'obbligo di richiesta di licenze a pagamento. Nella città di Manaus la cupulate in polvere era prodotta da anni, così che potesse essere utilizzata nelle scuole pubbliche per preparare bevande energetiche a basso costo, ma questo progetto ha dovuto essere abbandonato. Il presunto inventore, Nagasawa Makoto, è guardacaso il direttore della Asahi Foods e del Cupuaçu International Inc. La cosa più assurda è che, come da motivazione della richiesta di brevetto, nessuno può utilizzare i semi del cupuaçu o produrre cupulate, perché queste sono scoperte del proprietario dell'Asahi Foods!
Molte organizzazioni brasiliane, come ad esempio il Grupo de Trabalhadores de Amazonia, hanno lanciato una campagna contro la biopirateria. Denunciano l'uso del nome di una pianta come trademark, marchio di fabbrica, e contro il brevetto in Europa, Giappone e Usa del cupuaçu come di altre piante vittime di rapina: l'Andiroba, l'Ayahuasca, la Copaiba... In Germania, la campagna contro la biopirateria è condotta dal gruppo internazionalista radicale Buko (Bundeskoordination Internationalismus) a stretto contatto con le organizzazioni brasiliane. Il Buko cerca partner interessati alla questione, soprattutto tra le cooperative di commercio equo e solidale, per realizzare una campagna europea di informazione sui prodotti dolciari realizzati con il cupuaçu e una protesta comune contro l'European patent office. (Buko, Campagna contro la Biopirateria, www.biopiraterie.de).
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