domenica 17 febbraio 2013
TERRA TERRA
15.04.2003
-
| di MARINA FORTI
,
Il mercurio torna negli Usa
L'ordine è definitivo: la Hindustan Lever Limited, sussidiaria indiana della multinazionale anglo-olandese Unilever, dovrà esportare dall'India agli Stati uniti 286 tonnellate di rifiuti contaminati da mercurio provenienti da una sua fabbrica di termometri ormai chiusa. L'ordine, emesso alla fine di marzo dall'ente di controllo ambientale dello stato del Tamil Nadu, in India meridionale, segna una prima vittoria per il movimento di cittadini e lavoratori mobilitato da almeno un paio d'anni contro l'inquinamento da mercurio... «E' solo una vittoria parziale. Ma è un grande sollievo notare che i veleni saranno riportati nel paese da cui vengono», commenta Navroz Mody, abitante di Kodaikanal e attivista della Tamil Nadu Alliance Against Mercury. La fabbrica di termometri del Tamil Nadu è al centro di una battaglia ormai annosa, e per molti versi esemplare. Unilever decise di trasferire in India la produzione di termometri clinici nel 1983, dopo la chiusura di un suo stabilimento nello stato di New York. Lo stabilimento indiano sorse a Kodaikanal, ai piedi di colline ricoperte di foresta tropicale. In breve è diventata una delle più grandi fabbriche di termometri al mondo, la sua produzione copre circa il 35% dei pezzi venduti ogni anno negli Usa. Beninteso, per fabbricare termometri bisogna importare mercurio, e manipolarlo, e trattare gli scarti contaminati da questa sostanza estremamente tossica per gli esseri viventi. E' un metallo che non si degrada, anzi si concentra via via che si sale nella catena alimentare; nei mammiferi attacca il sistema nervoso, provoca danni permanenti al cervello, ai reni e allo sviluppo del feto. A corto termine, l'esposizione al mercurio - ingerito o respirato dai lavoratori con i vapori industriali - provoca danni ai polmoni, nausea, vomito, aumento della pressione sanguigna, danni agli occhi... il sintomo precoce nella persona intossicata è il tremore delle mani, lingua e palpebre.
Negli anni, i lavoratori di Konaikanal hanno constatato su di sé l'effetto del mercurio. Hanno anche scoperto che l'azienda scaricava reflui contaminati in luoghi pubblici e depositi di rottami senza alcuna protezione, contaminando zone abitate e foreste, e soprattutto i bacini acquiferi. Poco a poco è nato un movimento popolare - L'alleanza del Tamil Nadu contro il mercurio - che comprende associazioni di cittadini, lavoratori, organizzazioni non governative, ambientalisti. La pressione sulle autorità pubbliche e sull'azienda aveva già portato, nel marzo del 2001, alla chiusura dello stabilimento.
Restava però da avviare una decontaminazione. Anzi, prima di tutto bisognava mappare l'inquinamento, le discariche. Per questo il Pollution Control Board (ente di controllo) dello stato indiano ha istituito uno speciale comitato (Hazardous Waste Management Committee), con rappresentanti dell'ente pubblico, dell'industria e di organizzazioni non governative locali. Questo ha ordinato all'azienda di rimuovere tutto il materiale pericoloso dallo stabilimento (termometri rotti, residui di mercurio) e cominciato a identificare i siti contaminati. Gli ex lavoratori accusano ancora l'azienda di minimizzare la contaminazione: «Non parlano chiaro. Come la Union Carbide a Bhopal, Hindustan lever usa la disinformazione e minimizza i danni che ha causato all'ambiente e alla salute dei lavoratori», dice Mahendra Babu, ex operaio di Kodaikanal (al notiziario ambientalista Environment News Service, 1 aprile). Già: nessuna indagine epidemiologica sistematica è mai stata condotta tra i lavoratori della fabbrica di termometri. Un'indagine preliminare condotta da un gruppo di medici di Bangalore, la Community Health Cell, ha trovato sintomi allarmanti da esposizione al mercurio: chiede che il servizio sanitario pubblico estenda l'indagine. Intanto la Tamil Nadu Alliance Against Mercury ha cominciato a titare in ballo gli Stati uniti: dagli Usa veniva il mercurio, là andava la quasi totalità dei termometri prodotti. Ora ha segnato la sua prima vittoria: un primo carico di 50 tonnellate di scorie tossiche è salpato dal porto di Tuticorin diretto negli Stati uniti.
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