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TERRA TERRA
29.04.2003
  • | di FRANCO CARLINI,
    Geni manipolati, arriva la multa
    Il luogo è remoto, l'isola di Kauai alle Hawaii, e l'incidente è minuscolo, dato che riguarda solo 12 pianticelle di grano su 300 mila, ma la violazione delle regole e la malafede sono evidenti. La società di biotecnologie Pioneer Hi-Bred International, a sua volta controllata dal colosso della chimica DuPont, si è «dimenticata» di segnalare all'agenzia americana per la protezione dell'ambiente (Epa) che nei suoi campi sperimentali, dove va coltivando del grano geneticamente modificato, si è generata una propagazione spontanea dei geni estranei verso 12 piante naturali appunto, trovate nei campi circostanti di controllo. Le regole della sperimentazione, esplicitamente accettate dall'azienda, richiedono che incidenti del genere vengano tempestivamente segnalati, ma la cosa non è avvenuta e perciò la Pioneer Hi-Bred è stata condannata a una multa di 72 mila dollari. Non è la prima volta che ciò avviene e in passato la multa era stata di soli 10 mila dollari; evidentemente c'è una recidiva, probabilmente dovuta a una scelta di relazioni pubbliche, secondo la quale è meglio tenere celate le cose imbarazzanti. Che cosa sarà mai, ha dichiarato la portavoce della società, Courtney Chabot Dreyer, si tratta di una percentuale di contagio pari a quattro millesimi dell'un per cento. Per gli umani nessun rischio, senza dubbio, dato che quel grano non è (ancora) destinato agli alimenti e che l'isola è appunto lontana da ogni luogo densamente popolato. Ma va anche detto che si tratta di una nuova conferma che i geni alterati possono propagarsi, senza che nessuno glielo abbia chiesto. Nel caso in questione la manipolazione riguardava l'inserimento di un gene che comanda la produzione di una proteina la quale rende le piante resistenti agli insetti nocivi; la proteina suddetta non è per ora ammessa negli alimenti. Il piccolo episodio si aggiunge tuttavia a una lista non piccola di altri eventi del genere. Il più noto avvenne nel settembre del 2000 e riguardò lo Starlink, una varietà di grano ogm il cui uso era stato ammesso solo per i mangimi animali e di cui vennero invece trovate tracce in circa 300 prodotti in vendita nei supermercati. Nel novembre del 2002 fu poi la volta del ProdiGene: in questo caso si trattava di un grano modificato per fargli produrre una proteina che serve come vaccino per i maiali: ne vennero trovate ampie tracce dei depositi di soia del Nebraska. Questi è altri fatti sono soltanto l'emersione episodica di una regolamentazione inefficace e inefficiente. Tale almeno è il senso di un ampio rapporto sulla questione appena emesso dall'organizzazione non profit Pew initiative on food and biotechnology; si tratta di un progetto di ricerca e monitoraggio attivato presso l'università di Richmond e finanziato dal Pew charitable trusts. La tesi dei ricercatori è che l'insieme del sistema normativo degli Stati uniti non è adeguato né pronto a gestire gli eventuali problemi per la salute legati ai prodotti geneticamente modificati. Le regole attuali non solo fanno capo a diverse agenzie con poteri di controllo e di sanzione configgenti e contraddittori, ma si basano esclusivamente su un approccio «pre-market». In pratica tutto è affidato alle autorizzazioni preliminari, mentre non ci sono significative possibilità di intervento quando le merci manipolate sono scese sul mercato («post-market»). Il punto di vista del rapporto è costruttivo e sostanzialmente favorevole all'uso delle biotecnologie in agricoltura. Così, dichiara il responsabile del progetto, Michael Rodemeyer: «le biotecnologie vegetali promettono dei prodotti con elevati benefici per i consumatori come grani privi di sostanze allergiche o medicinali prodotti dalle piante i quali possano risolvere dei bisogni medici attualmente non soddisfatti, ma queste nuove applicazioni pongono il problema di quanto il controllo post-market da parte del governo possa assicurare la fiducia dei consumatori, che è essenziale per il buon andamento di questa industria». La domanda in verità è retorica: oggi questi controlli non ci sono e, aggiungiamo noi, probabilmente non c'è nemmeno la volontà di attivarli, accontentandosi di erogare una multa ogni tanto.
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