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TERRA TERRA
06.05.2003
  • | di FRANCO CARLINI,
    7 Boeing sul Kilimangiaro: malaria
    «Immaginate che ogni giorno sette Boeing 747 carichi di bambini si schiantino sul Kilimangiario, non pensate che si dovrebbe fare qualcosa?». Il settimanale inglese The Economist, in occasione della trascuratissima giornata mondiale della malaria (il 25 aprile scorso) ha ripubblicato questa frase di Wen Kilama, un professore della Tanzania. E in effetti ogni giorno, secondo gli ultimi dati raccolti da Unicef e Oms, muoiono di malaria 3000 bambini. Il testo è leggibile all'indirizzo Internet www.rbm.who.int/amd2003/amr2003/amr_toc.htm. Al confronto la Sars che affligge l'immaginario collettivo di tutti noi è una trascurabile malattia, priva di un vero carattere epidemico. Come noto la malaria riguarda il 20 per cento delle popolazione mondiale, quella delle zone climaticamente adatte alle zanzare portatrici del Plasmodium, e il 90 per cento di queste sono nell'Africa sub-sahariana. In questo vasto territorio i dati raccolti dall'Organizzazione mondiale della sanità (Oms) non segnalano nessun miglioramento, nemmeno lieve, della situazione e questa drammatica stazionarietà del devastante fenomeno contrasta con le solenni dichiarazioni fatte in ogni occasione in ogni sede internazionale. In particolare la Nazioni unite avevano lanciato nel 1998 un programma di cooperazione, chiamato «Roll back malaria», il cui obiettivo era di dimezzare la malattia entro il 2010.

    Sembrerebbe che le spese per combattere la malaria siano raddoppiate da quando l'iniziativa è stata lanciata, toccando i 200 milioni di dollari all'anno, ma questa somma è del tutto insufficiente e, secondo alcuni, in larga parte ipotetica. Uno studio pubblicato sul Malaria Journal da due ricercatori dell'università di Harvard, sostiene al contrario che le spese reali non sono cresciute significativamente da quando è stato lanciato il progetto (www.malariajournal.com/content/2/1/8/abstract). I due autori hanno esaminato i versamenti effettivamente fatti in questi anni dai 23 paesi donatori più ricchi nonché dall'Oms e arrivano alla conclusione che si tratti di soli 99 milioni di dollari annui, un decimo dell'obiettivo fissato, che era di un miliardo all'anno e probabilmente un ventesimo di quello che davvero sarebbe necessario per «spingere indietro» la malaria. In parte l'avarizia degli stati viene supplita da alcuni generosi versamenti volontari come quelli di Bill Gates.

    Tra i successi della ricerca più recente va ricordato che infine il Dna del Plasmodium è stato infine completamente mappato, ma questo è solo il primo passo verso l'invenzione di un vaccino efficace, il quale resta lontano nel tempo. Nel frattempo, ed è un fenomeno altrettanto noto, è cresciuta la percentuale di batteri resistenti, il che sposta continuamente il problema dei farmaci. Piccoli progressi vengono invece dall'uso delle zanzariere, sia di quelle normali, sia e soprattutto, di quelle impregnate di insetticidi. Il rapporto valuta che circa il 15 per cento dei bambini in Africa oggi dorma sotto la zanzariera, ma solo una piccola parte sono quelle trattate con sostanze chimiche che repellono le zanzare. Se un tempo le «reti trattate» si trovavano solo nelle principali città, oggi il circuito distributivo si è assai dilatato e raggiunge anche i mercati locali e i villaggi, e ciò a contribuito alla loro diffusione, ma spesso il loro prezzo, per quanto in discesa, è ancora troppo elevato e va ricordato che dopo qualche mese le zanzariere perdono la loro forza e andrebbero sostituite.

    In sostanza i grandi problemi sono almeno due ed entrambi richiedono energie e risorse un po' più generose. Da una lato il fronte della ricerca, verso il vaccino, dall'altro i progetti sanitari che riguardano sia la disponibilità di farmaci e zanzariere che la creazione di reti di assistenza sanitaria, fino alla comunità locale di villaggio, che è in ogni caso il luogo su cui far forza. Naturalmente tutto ciò prenderebbe un'accelerazione brusca se, grazie al riscaldamento climatico globale, le zanzare anofele migrassero significativamente a nord, nei climi temperati dove sono i paesi ricchi. E allora, sicuramente, la lotta alla malaria diventerebbe una vera priorità.



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