mercoledì 18 settembre 2013
TERRA TERRA
14.06.2003
-
| di MARINA FORTI,
Dall'India la superpatata biotech
Un annuncio pubblicitario, un passo avanti nella diffusione di organismi geneticamente modificati o un colpo messo a segno nella competizione globale sui mercati agricoli? C'è un po' di tutto questo nell'annuncio fatto duo giorni fa dal governo indiano. La responsabile del Dipartimento per le biotecnologie del governo, signora Manju Sharma, ha annunciato che presto il suo dipartimento potrebbe approvare la diffusione commerciale di una «nuova» patata, modificata geneticamente in modo da produrre fino al 30 per cento di proteine più di una normale patata. La signora Sharma ha sottolineato che la nuova patata «migliorata» aiuterà a combattere la malnutrizione. Ribattezzata «protato» (da protein e potato), il nuovo tubero vanta di essere un frutto della ricerca indiana. Sviluppata da un gruppo di scienziati guidati da Asis Datta, la nuova patata incorpora un gene chiamato AmA1 tratto dalla pianta dell'amaranto, originaria del Sud America (e ampiamente venduta come additivo alimentare nei paesi occidentali). Il gene supplementare fa produrre alla patata tra il 30 e il 50 per cento di proteine in più rispetto al normale: dunque una patata più nutriente, o almeno così è stata presentata dalla signora Sharma. La patata modificata è ormai al suo terzo round di sperimentazione in pieno campo, e potrebbe ricevere entro i prossimi sei mesi la definitiva approvazione (il dottor Datta, suo «creatore», presiede anche il comitato scientifico chiamato a dare pareri sulle modifiche genetiche presso il governo indiano). E' questo che ha spinto la responsabile del Dipartimento per le biotecnologie ad annunciare che il governo inserirà la patata «nutriente» nella refezione scolastica distribuita gratuitamente ai bambini che vivono sotto la soglia di povertà. «Ci sono gravi preoccupazioni, la malnutrizione è una delle prime cause della cecità, la deficienza di vitamina A, la deficienza di proteine», ha detto alla Bbc. L'argomento della signora Sharma è contestato da numerose voci in India. Altri cibi comunissimi hanno valori nutrizionali molto più alti della patata «migliorata» e sono più economici, obietta il nutrizionista Devinder Sharma (citato da The Guardian, 12 giugno): la nuova patata, dice, «è un altro proiettile magico sparato dall'industria biotecnologica», dice. La patata transgenica conterrà al massimo il 2,5% di proteine, in effetti molto più di una patata normale (che di proteine ne ha quasi zero), ma i semplici legumi ne contengono tra il 20 e il 26%. Le lenticchie, coltivate in infinite varietà, sono la base della dieta indiana insieme al pane o al riso e al latte. Legumi e ortaggi freschi farebbero molto di più per combattere la deficienza di vitamina A e di proteine, argomentano i critici: spendono soldi e anni di ricerca per mettere le proteine nelle patate, quando le medesime proteine sono abbondanti nei legumi che crescono ovunque in India. Per Greenpeace India, l'annuncio sulla patata altamente nutritiva è pura pubblicità a favore dell'industria biotecnologica. Altri dicono che con la sua patata transgenica l'India guarda al mercato agricolo mondiale. La patata è un mercato mondiale da circa 180 miliardi di euro all'anno, e l'India esporta 18 mila tonnellate di patate ogni anno in 29 paesi (tra cui molti europei). E' anche il maggior fornitore di semi di patata al vicino Bangladesh e altri paesi del Sud del mondo. Insomma: se la nuova patata sarà davvero messa sul mercato entro dicembre, l'India arriverà per prima a mettere sul mercato globale una varietà transgenica «funzionale», cioè modificata per migliorarne la qualità nutritiva. Sono quelli che alcuni chiamano ogm di seconda generazione - i primi, quelli oggi esistenti, sono per lo più modificati per resistere a certi parassiti o erbicidi, e hanno suscitato un'opposizione diffusa tra i consumatori (soprattutto nei paesi ricchi). Ora l'industria biotech punta su argomenti più positivi, il bene pubblico: la lotta alla malnutrizione e a malattie endemiche, il riso con la vitamina A, la frutta che stimola i sistemi immunitari... Finora però nessuno dei miracoli promessi è arrivato davvero sui mercati. Che l'India arrivi per prima?
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