mercoledì 18 settembre 2013
TERRA TERRA
20.07.2003
-
| di FRANCO CARLINI,
Ricerca razionalmente modificata
Edoardo Boncinelli è il direttore della Scuola Internazionale Superiore di Studi Avanzati di Trieste (Sissa). Nasce fisico, poi diventa biologo molecolare. Scrive chiaro e pulito, sia libri che saggi divulgativi. E la sua bravura con le parole è ben testimoniata dai due articoli consecutivi che ha emesso nei giorni scorsi sul Corriere della Sera, a proposito dell'ordine di distruzione del mais transgenico in Piemonte. La posizione di Boncinelli è equilibrata e mediana, come si conviene: difende la libertà della ricerca e fa appello a un atteggiamento razionale, ma si fa carico anche delle preoccupazioni dell'opinione pubblica e dei consumatori. Proprio quanto ci si aspetta da uno scienziato. L'argomentare di Boncinelli, tuttavia, contiene una trappola insidiosa, eccola: «Gli Ogm sono solo ai primi passi (vero; ndr), sono ben lungi dal risolvere tutti i problemi (verissimo; ndr), ma sono la via razionale per migliorare quantitativamente e qualitativamente i prodotti della terra. A patto ovviamente che non siano nocivi». Si noti quel «razionale», che più avanti verrà contrapposto alle questioni psicologiche: «molta gente ha paura degli Ogm e non si può fare finta che il fenomeno non esista». Dunque ecco schierati il Logos, la Ragione e il Cervello, contro le passioni, le paure e la pancia. Delle seconde occorrerebbe rispettosamente tenere conto, ma per ricondurle a razionalità scientifica. La questione tuttavia potrebbe essere rovesciata, cominciando con il domandarsi, come altri scienziati peraltro fanno, se davvero gli Ogm siano quella via razionale che Boncinelli dà per scontata e acquisita. Il mestiere del ricercatore consiste nel contrastare le spiegazioni scientifiche ingenue o mitiche. Per capirlo si consideri un'altra questione, l'introduzione della perca del Nilo, specie ittica aliena, nelle acque del lago Vittoria. In quel caso non c'era nulla di genetico, ma solo la supposta razionalità di aiutare le popolazioni dei pescatori locali con una specie a alta resa e di buona commercializzazione. Ne risultò un disastro ecologico, con una brusca caduta della biodiversità, dato che la nuova specie divenne rapidamente dominante, scacciando quasi tutte le altre. L'operazione di aiuto umanitario era stata fatta a fin di bene, ma in un contesto di conoscenze limitate.
La lezione che se ne ricava, in questo come in altri casi di intervento umano sull'ambiente, è che quando si tratti di reti complesse di agenti in gioco, come negli ecosistemi, cambiamenti anche assai piccoli e apparentemente insignificanti, possono avere conseguenze macroscopiche e imprevedibili. Ed è proprio per questo motivo che non si può, da scienziati, condividere quanto Boncinelli ancora scrive, ovvero che «Un organismo che possieda nel proprio corredo genetico un gene in più o in meno delle migliaia e migliaia che già possiede non può di per sé costituire nessuna minaccia per coloro che se ne cibano». Cosa farà mai un gene in più nella pagnotta? dice in sostanza Boncinelli, da efficace divulgatore. E si potrebbe rincarare la dose, aggiungendo che di cibo nocivo, naturale o artificiale ne ingoiamo da sempre in quantità copiose, senza per questo ammalarsi troppo. Eppure quello che i biologi molecolare come Boncinelli ci hanno spiegato in questi anni di Genomica è proprio che il patrimonio genetico e il Dna non sono affatto quella cosa stabile che si era immaginato, che i geni sono mobili e persino saltellanti, e che una piccola variazione può generare effetti incredibili. Per questo quelle ricerche vanno tutte fatte e svolte, il che è ben diverso dallo sperimentare en plein air materiali di utilità non provata - se non per le azioni della Monsanto. Nel loro entusiasmo sacrosanto per l'avanzamento delle conoscenze, tutti questi ricercatori si dimenticano sempre di citare il contesto, ovvero che la vera partita degli Ogm, oggi, è se le sementi si debbano comprare ogni anno (insieme ai diserbanti prodotti dalle stesse ditte), o se continueranno a essere patrimonio mondiale dell'umanità, come fu da quando nella Mezzaluna Fertile (oggi Iraq) i nostri antenati scoprirono che un seme si può mettere da parte per piantarlo l'anno dopo.
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