domenica 17 febbraio 2013
TERRA TERRA
25.07.2003
-
| di STEPHANE BRUNO,
Petrolio, quanti incidenti in Messico
L'argomento è quasi tabù in Messico. Si sa, il petrolio e il gas naturale creano lavoro e mantengono l'economia messicana, e in particolare le economie di molti municipi nel sudest del paese. Così, il silenzio vige su uno degli effetti collaterali più diffusi di questa industria - sversamenti e fughe di greggio. I media ne parlano a volte nei casi più gravi, quando scoppiano il solito scaricabarile fra i responsabili e le indennizzazioni arrivano col contagocce. Tanto più che nel parlamento nazionale è forte la polemica sulla possibile privatizzazione della compagnia energetica nazionale, e sugli investimenti stranieri (statunitensi e spagnoli fra l'altro) che si dice contribuirebbero a modernizzare la rete di estrazione e distribuzione degli idrocarburi. Secondo un recente rapporto dell'Organizzazione per la cooperazione economica (Ocse), nel 2002 in Messico fughe e sversamenti di petrolio e gas sono aumentati del 148%: 143.000 barili sparsi al suolo e 145 tonnellate di idrocarburi dispersi nell'aria. Tanti, troppi incidenti: 2479 in tre anni, con un bilancio di oltre un migliaio di morti e 350 fughe, secondo le prime cifre ufficiose del periodico veracruzano Az. Incidenti gravi come quello accaduto nella Balestrera, nel municipio di Nogales (Veracruz), dove dopo intense piogge un gasdotto della compagnia nazionale petroliera (Pemex) è esploso, uccidendo 34 persone e bruciando e ferendone una sessantina, delle quali una decina ben gravemente. Si parla di 400 case danneggiate, della quali la metà completamente distrutte. Fra l'altro, il fango mescolato agli idrocarburi fuoriusciti dal gasdotto esploso nei pressi del torrente Ciquito ha inquinato le lagune di Nogales e di Balastre, provocando l'interruzione temporanea del rifornimento di acqua potabile delle città di Orizaba e Cordoba. Racconta Raul Rojas, abitante del posto: «Quando stavano costruendo il gasdotto, gli dicevamo che quando piove forte dalle montagne cadono molte pietre che potevano rompere i tubi: ci risposero che eravamo ignoranti. Noi siamo del posto, lo sappiamo che dalle gole sempre cadono pietre. E' proprio quello che è successo (...) ed adesso ci dicono che bisogna prendersela con dio, perché l'acqua è dovuta all'azione della natura. Pemex ha le sue responsabilità, che finalmente le riconosca». Probabilmente non si conoscerà mai il numero esatto delle vittime della Balestrera, giacché sono più di un centinaio le persone scomparse, alcune sicuramente trasferite in zone più sicure. I sindaci dei due municipi colpiti, Nogales y Ciudad Mendoza, hanno già chiesto a Pemex danni per non avere prestato attenzione in tempo alle crepe nel gasdotto, e di non avere considerato i rapporti di rischio che segnalavano già da tempo un possibile incidente. Chiedono che cominci i lavori di pulizia del letto e gli argini del fiume la Carbonera, dove i lavori di dragaggio di routine non erano stati fatti per la presenza di vari oleodotti. Ma i partiti dell'opposizione (sinistra, ecologisti e comunista) vanno oltre, chiedono che Pemex renda pubblica la mappa della rete di oleodotti in tutto lo stato di Veracruz e che paghi le sue responsabilità morali e penali. Di fronte a quest'ennesima tragedia, la gente del posto e la società civile veracruzana chiedono controlli più rigidi sulle parastatali energetiche come Pemex (che fra l'altro ha ottenuto diversi riconoscimenti ambientali ed il certificato ISO9001 come industria con processi non contaminanti). I gruppi ambientalisti, chiedono le dimissioni dei responsabili, e un piano di sviluppo territoriale compatibile con la realtà ambientale di questa area del tropico atlantico, e una pianificazione ecosostenibile che includa gli abitanti della regione. Sostengono anche che ad analizzare bene i dati economici si scopre che si tratta anche di economie gonfiate e virtuali, dove i redditi dell'industria petrolifera certamente creano sviluppo e occupazione a livello statale, ma allo stesso tempo contribuisce al lento morire dell'industria agroalimentare regionale e dei produttori locali, e fa le disparità fra classi sociali, dove il guadagno resta solamente per classe imprenditoriale e per una ristretta élite di "nuovi ricchi".
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