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TERRA TERRA
23.08.2003
  • | di MARINA FORTI,
    Avvelenati dai termometri
    Era l'8 maggio quando una nave da cargo francese è salpata dal porto di Tuticorin, nel Tamil Nadu (India meridionale), carica di 290 tonnellate di rifiuti contaminati da mercurio ben confezionati in bidoni chiusi: destinazione New York, dove è arrivata alla fine di quello stesso mese. Una bella vittoria per il fronte di ambientalisti, cittadini e sindacati che da anni denunciano l'inquinamento provocato da una fabbrica di termometri vicino a Kodaikanal, un bellissimo posto a 2000 metri d'altezza sulla catena dei Ghat occidentali. Quelle tonnellate di rifiuti al mercurio sono stati raccolti proprio all'interno dello stabilimento di Kodaikanal e nella annessa discarica, il risultato di 18 anni di attività. E poiché la fabbrica era stata acquistata a suo tempo dagli Stati uniti, ed è dagli Usa che veniva il mercurio lavorato, è là che il materiale contaminato è stato rispedito. Ma per arrivare a questo esito c'è voluta un'ingiunzione dell'ente statale per la protezione ambientale (Tamil Nadu Pollution Control Board). La battaglia dei cittadini e degli ex lavoratori della fabbrica di termometri però non è terminata: chiedono guardare meglio alla contaminazione di corsi d'acqua e terreni, e risarcimenti per gli operai avvelenati. La fabbrica di termometri aveva aperto a Kodaikanal nel 1983, acquistata di seconda mano dalla ditta Ponds India dalla «casa madre» Cheseborough Ponds Inc, stato di New York (più tardi la Ponds è stata rilevata dalla multinazionale britannica Unilever, e la fabbrica indiana dalla filiale Hindustan Lever Limited). La sua produzione di termometri andava per intero negli Stati uniti, da dove la casa madre ne ri-esportava una parte (un caso di delocalizzazione). Per questo lo stabilimento indiano aveva diverse agevolazioni dallo stato, in quanto azienda «completamente dedicata all'export»: 165 milioni di pezzi sono partiti per gli Usa tra il 1984 e il 2001. Durante tutto quel periodo lo stabilimento ha buttato rifiuti di vetro in una discarica appena fuori dal suo muro di cinta, sul retro, giù per la collina, accanto a una delle zone più densamente abitate di Kodaikanal: 7,4 tonnellate di vetri contaminati da mercurio secondo stime indipendenti (l'azienda ne ammette 5,3 tonnellate: non sono comunque poche, l'inquinamento da mercurio si misura in grammi). La fabbrica di termometri ha chiuso nel maggio del 2001, dopo che gruppi di cittadini della zona, sostenuti da organizzazioni ambientaliste, hanno denunciato quella discarica all'ente di controllo dell'inquinamento: l'ente ha ingiunto all'azienda di sospendere le attività. Il punto è che anche chiuso, quello stabilimento era - e resta - una bomba di salute pubblica. Altre battaglie hanno portato alla partenza di quel carico di fusti per l'America. Ma l'azienda non ha mai ammesso nessuna responsabilità per l'avvelenamento delle persone che hanno lavorato ai suoi termometri, né per la contaminazione dell'acqua e dei terreni: c'è un torrente che passa proprio sotto la discarica, e va a finire nel lago di Kodai. Eppure le testimoniante sentite durante due giorni di «udienze pubbliche» tenute dal Indian People's Tribunal on Environmental and Human Rights, «Tribunale del popolo indiano sui diritti ambientali e umani» sono impressionanti (le riporta il magazine indiano Frontline nel suo ultimo numero). Ex operai hanno raccontato che il mercurio era maneggiato senza particolari precauzioni: «ci dicevano solo di lavarci le mani prima di mangiare». Che ne inalavano il vapore ogni volta che dovevano aprire i forni dove «cuocevano»i termometri, operazione che veniva ripetuta spesso. Operai ammalati, e i parenti di quelli defunti, non sono mai riusciti a ottenere dall'azienda le proprie cartelle cliniche - che pure l'azienda dice di aver tenuto, in ottemperanza alle norme. Il mercurio è un veleno subdolo che attacca reni, sistema nervoso e sangue: l'indagine compiuta da medici e esperti ambientali per conto del Tribunale Popolare dice che sono proprio sintomi di avvelenamento da mercurio quelli visibili negli ex operai di Kodaikanal. Così ora quel fronte di cittadini, operai e ambientalisti chiede una vera bonifica e risarcimenti.

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