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TERRA TERRA
26.09.2003
  • | di MARINA FORTI,
    Nigeria, un inferno di petrolio
    La notizia risale al 19 giugno. Quel giorno l'accidentale incendio ed esplosione presso un oleodotto ha ucciso oltre 400 persone presso la municipalità di Amaokwe, stato di Abia, Nigeria meridionale. Abia è uno dei sei stati del delta del fiume Niger, la regione da cui proviene la quasi totalità del petrolio e del gas naturale della Nigeria. Nei giorni successivi il governatore dello stato di Abia ha visitato la scena del disastro - i corpi delle vittime ormai sepolti dalla croce Rossa - e ha commentato: «Questo non è un disastro. Questo è un caso di persone che stavano derubando il governo. E' terribile che esseri umani ne siano coinvolti... gente spinta dalla povertà. Ho avvertuto i leaders tradizionali di questa regione di mettere in guardia [la popolazione]. Ma certo non si può biasimare gente affamata - possano le loro anime riposare in pace». Chi stava derubando il governo? Le vittime, per l'appunto. La tesi del governatore di Abia - e di tutte le autorità statali in Nigeria - è semplice: qualcuno ha intenzionalmente aperto una falla nell'oleodotto, che trasporta benzina e diesel, per poter sottrarre il carburante. E' vero che molti dai villaggi vicini sono andati a fare scorta con taniche e contenitori di plastica di ogni dimensione. Quel 19 giugno c'erano diverse centinaia di persone intente a «cannibalizzare» l'oleodotto: il disastro è avvenuto quando qualcuno ha messo in moto la sua motocicletta, e una scintilla ha provocato l'esplosione e l'incendio. Incidenti simili non sono purtroppo nuovi in Nigeria, e la dinamica è in genere la stessa: un oleodotto che perde, folle di persone che vanno a procurarsi carburante gratis, una scintilla, e l'inferno.

    Ma davvero la falla nell'oleodotto presso Amaokwe era stata aperta di proposito? Un'organizzazione di avvocati e attivisti ambientalisti nigeriani dice il contrario. Environmental Rights Action, Era (corrispondente in Nigeria di Friends of the Earth International) ha raccolto testimonianze dirette tra abitanti del luogo e autorità locali. Risulta ad esempio che il signor Innocent Ugoagha, uno dei capifamiglia di Amaokwe, aveva scritto già il 4 giugno ai responsabili del Consiglio di governo locale del distretto per avvertire che si era aperta una falla nell'oleodotto. Alla prima sono seguite altre lettere - al Dipartimento per il petrolio dello stato, al Nnpc (l'ente nazionale per gli idrocarburi), e così via. Il signor Ugoagha protestava perché greggio e bitume avevano allagato i suoi campi, la piantagione di noci di cajù, le palme, la manioca, uccidendo tutto. Parlava anche di un pericolo per la popolazione. Non ha ricevuto risposta. «Due settimane fa però la Polizia Mobileha rastrellato tutti i villaggi qui attorno e se ti trovavano in casa anche solo una bottiglia di benzina, gettavano fuori tutta la tua roba e gli davano fuoco. Chi aveva una tanica in mano poteva essere arrestato all'istante, anche se magari stava andando al fiume a prendere acqua», racconta agli attivisti di Era. Un altro abitante ricorda che la falla aveva cominciato ad aprirsi già in aprile. L'oleodotto incendiato a Amaokwe corre da Port Harcourt (capitale del Rivers State, una delle maggiori zone di produzione) al nord del paese, ed era stato posato nel 1976. Un tecnico del dipartimento incendi presso Nnpc, ora in pensione, spiega di aver segnalato durante un'audizione al senato che quell'oleodotto perde in almeno 118 punti lungo il suo percorso: «La Nnpc dice che le falle provocate da vandali, ma nessuno parla di quanto sono vecchi e malandati gli oleodotti».

    Il governo nigeriano ha addirittura creato una speciale «task force» di polizia per combattere quello che definisce vandalismo: pare che tra il 15 e il 20% della produzione nigeriana sia derubata e messa sul mercato illegalmente. Ma quello è un furto su larga scala, controllato da mafie potenti. Non certo roba di poveracci che approfittano delle falle negli oleodotti per mettere da parte una tanica di diesel gratis. Concludono gli attivisti di Era: il disastro di Amaokwe si poteva evitare, invece le autorità di limitano a parlare di sabotaggio: «criminalizzare la popolazione è una comoda scusa».

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