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TERRA TERRA
07.10.2003
  • | di BARBARA RONCAROLO ,
    Il potere delle onde di mare
    «Quelle onde sono energia pura». A utilizzare quest'espressione non sono solo i surfisti, i quali più che altro associano ai movimenti irrequieti dell'oceano una sensazione di adrenalinica eccitazione, ma anche gli scienziati. E in questo caso non si tratta di emozioni dell'anima, ma di imponenti progetti per trasformare l'attività meccanica del moto ondoso in energia elettrica. Naturalmente si tratterebbe di una fonte non inquinante e assolutamente rinnovabile. Non tutti i luoghi però sono adatti, perché la frequenza delle maree deve avere un ritmo sostenuto e regolare. Questo è il motivo per cui diversi gruppi di ingegneri hanno scelto le coste aspre e tempestose di Billia Croo, nell'Oceano Atlantico del Nord. In quest'area, tra la Scozia e le isole Orkney, la forza dell'oceano è incontrollabile, tanto che da sempre le sue acque sono l'incubo dei marinai. Ebbene qui gli scienziati del European Marine Energy Centre (Emec), contano di realizzare la prima centrale europea «wave-power» per generare elettricità partendo dalle onde dell'oceano.

    Il governo britannico ha investito 5,65 milioni di sterline nel progetto: le promesse sono allettanti, ma i rischi di fallimento sono alti. Già in passato nella stessa zona erano stati avviati, ma senza successo, progetti analoghi. Questa volta però gli esperti contano di installare nello stesso luogo diversi tipi di macchinari, per poi stabilire quali siano i più efficienti e decidere su quali puntare per produrre l'energia. I generatori pronti per i test inoltre saranno già collegati a una rete elettrica: in questo modo si conta di verificare immediatamente e dal vivo la loro capacità di produzione energetica. L'obiettivo però è anche di iniziare sin dal principio a vendere l'energia, recuperando ulteriori fondi.

    L'idea comunque non è nuova: il primo a realizzare un apparecchio per trasformare la potenza delle onde fu stato Stephen Salter. Una trentina di anni fa l'ingegnere realizzò un prototipo di generatore sfruttando un progetto del nonno. Anni dopo un team di ricercatori del gruppo Wavegen costruivano un generatore capace di produrre 2 megawatt di energia. Tuttavia l'impianto prototipo venne distrutto da una tempesta più più impetuosa del solito nel 1995 tutta la struttura è stata distrutta: il progetto naufragava, senza avere nemmeno superato la fase di test.

    Lo stesso gruppo Wavegen però ha realizzato un'altra stazione (da 500 kilowatt): il suo nome è Limpet, si trova sull'isola Islay, sulle coste occidentali della Scozia ed è l'unico generatore di energia ad acqua di tutta la Gran Bretagna. A differenza della struttura sopra citata, Limpet è fissata a riva, non opera cioè in mezzo all'oceano, in balia delle tempeste. Peraltro approfonditi studi hanno però verificato che le stazioni che si trovano direttamente in mare riescono a sfruttare meglio la potenza del moto ondoso, generando più energia rispetto alle stazioni a riva.

    Ecco perché il team di Wavegen, incoraggiato da Emec e dai finanziamenti del governo britannico ci riprova e già il prossimo anno conta di partire con i test su un generatore fissato in acqua. L'idea è di utilizzare gli stessi principi base di Limpet, che genera energia grazie allo spostamento dell'aria: in altre parole, l'acqua entra in un cilindro, dando vita a un flusso di aria che fa muovere delle apposite turbine.

    Sta lavorando a un progetto simile anche il team di studiosi di Edimburgo del Ocean Power Devices. Loro forse sono addirittura più avanti: il mese prossimo inizieranno a sperimentare un prototipo che produce 750 kilowatt. Questo apparecchio è come un serpente alto 28 metri e gli studiosi sono certi che riuscirà a resistere all'impeto del mare per almeno 15-20 anni.

    Infine parte fondamentale dei progetti di questo genere è l'allacciamento alla rete elettrica, per distribuire l'energia prodotta. Si pensa di rendere efficiente e poco dispendioso il sistema creando una sorta di network, capace di dirottare l'elettricità laddove ce ne sia più bisogno.

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