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TERRA TERRA
11.10.2003
  • | di MARINELLA CORREGGIA ,
    L'Internazionale vegetariana
    Siamo ancora abituati ai compartimenti stagni: quei gruppi e movimenti che si occupano di pace e guerra non toccano in genere temi come il modello alimentare; quelli che lavorano in occidente per un'altra alimentazione (giusta e nonviolenta) e per il rispetto dei viventi, non sono poi impegnati a sostenere progetti di solidarietà con questi parametri nelle situazioni di fame e miseria all'estero o in patria, e così lasciano tutto il campo a organizzazioni più «tradizionali». Una situazione frustrante per le tante persone che non si sentono di separare la nonviolenza dalla ecologia alimentare, la lotta contro la fame nel mondo da quella per la pace. Ma alcune alternative ci sono, e anzi crescono. Un esempio è la Global Hunger Alliance (Gha) che prima e durante il vertice Fao sull'alimentazione del 2002 ha mobilitato oltre 90 organizzazioni di decine di paesi su una piattaforma precisa: «contro la fame occorre cambiare anche a tavola, perché la generalizzazione del modello alimentare a prevalenza di prodotti animali provenienti dalla zootecnia dei grandi numeri non è sostenibile e crea altra fame». La versione italiana della Gha è la campagna «Un'altra alimentazione è possibile contro la fame» che nei giorni scorsi ha organizzato a Torino il VegFestival , primo in Europa sulla cultura vegetariana e vegana. All'evento - un successone su tre giorni pieni di ottimi piatti tutti vegetali, dibattiti, esperti nutrizionisti a disposizione, stand di libri e mostre - ha partecipato anche un esponente italiano del movimento Food not bombs (www.foodnotbombs.net). Sotto il simbolo di un pugno chiuso che stringe una carota e le sue foglie, agisce questa rete nonviolenta interamente composta da volontari che, organizzati in oltre 200 «cellule» autonome nelle Americhe, in Europa, Giappone e Australia, forniscono gratis per strada e nei parchi pubblici cibi vegetariani e sostegno politico a persone a basso reddito. Il movimento, creato negli Usa oltre venti anni fa da un gruppo antinucleare del Massachusetts, collabora con gruppi quali «Case non prigioni», Movimento libera radio, Comitati di difesa di prigionieri politici, associazioni antirazziste e in difesa degli animali. Food not bombs muove i primi passi anche in Italia; un libro tradotto di recente (per Frilli editori) è anche un manuale di istruzioni per l'uso «su come creare un gruppo e fare comunità».

    Sul lato della solidarietà con il Sud del mondo si stanno da tempo muovendo Vegfam (specializzata nel sostegno a progetti di alimentazione sostenibile; adesso ha anche una versione francese) e Plenty (www.plenty.org), che ha una storia inusuale quanto il nome, Pienezza: «Perché se cooperiamo per usare in modo equo e attento le risorse naturali, ce ne sarà per tutti»). Nasce nel 1974 nel Tennessee a opera di centinaia di membri della comunità rurale Farm, un esperimento di vita basata sulla nonviolenza, stili di vita equi e responsabilità ambientale. I membri della comunità condividevano il surplus produttivo con comunità rurali vicine e povere. Poi, nel 1976, il salto: durante il disastroso terremoto in Guatemala, volontari di Plenty collaborarono con le comunità Maya al ripristino dei servizi idrici ma anche per l'agricoltura biologica e il miglioramento nutrizionale, con la diffusione delle proteine vegetali della soia (coltivata localmente e Ogm free): latte, formaggio e altri pratici derivati. Oggi, Plenty assiste finanziariamente (soprattutto con microcrediti e consigli pratici) diverse comunità e gruppi negli Stati Uniti, in America Centrale, in Africa. Nel Sud del mondo, un esempio per tutti. In diversi municipi del Brasile ferve la produzione di integratori alimentari del tutto vegetali e molto economici per bambini malnutriti. Tutto partì da Maos Mineiras, una cooperativa di donne del Minas Gerais.

    Intanto qui e là si fa strada la nutrientissima alga spirulina, «portata in auge» decenni fa dal medico Ripley Fox: potrebbe dare un enorme contributo alla soluzione della tragedia fame.

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