mercoledì 18 settembre 2013
TERRA TERRA
15.11.2003
-
| di MARINA FORTI,
Ecuador, un delitto multinazionale
E' successo il 4 novembre a Coca, cittadina della provincia di Orellana, nella regione orientale dell'Ecuador. Due persone si presentano da Angel Shingre, lo portano fuori città con la scusa di vedere un terreno in vendita, gli sparano quattro colpi e scappano. Un abitante della zona accorre e fa in tempo a sentire le ultime parole di Angel: «Sono state le multinazionali petrolifere, avvida Medardo ed Ernesto di stare attenti». Angel Shingre infatti era un sindacalista ed ecologista, da vent'anni lavorava per la difesa di quella regione amazzonica e dei diritti delle popolazioni indigene che la abitano: Coca in particolare, e la vicina Sucumbios, sono nella zona abitata dai trentamila nativi Huaorani che dieci anni fa avevano fatto causa alla Texaco (ora ChevronTexaco) per aver sversato oltre 700 miliardi di litri di rifiuti oleosi e greggio in fosse aperte, inquinando al di là dell'immaginabile i terreni e i corsi d'acqua. Un vero e proprio disastro ambientale. Dopo dieci anni di battaglie: il processo a texaco è cominciato proprio un paio di settimane fa a Lago Agrio, cittadina di frontiera dell'amazzonia ecuadoriana. Angel Shingre si era battuto per questo esito.
Agricoltore e dirigente contadino, Angel Shingre era l'animatore di innumerevoli iniziative, dalla «rete di monitoraggio ambientale dell'Amazzonia» a comitati di persone danneggiate dalle attività petrolifere - collaborava in questo con Accion Ecologica. Per tutto questo era un uomo noto - ovviamente anche alle imprese petrolifere, per cui era una spina nel fianco. Aveva ricevuto minacce. Negli ultimi giorni Angel era stato seguito, durante le ultime riunioni tenute con le comunità Huaorani. Commentavano che aveva pochi giorni di vita, ha riferito il fratello Medardo Shingre a Giuseppe De Marzo (dell'associazione A Sud, ecologia e cooperazione): è lui a riferirci come sono andate le cose. Le ultime riunioni Angel le aveva tenute nella zona di Pindo, dove operano le compagnie Petrocol e Petrobell. L'ultimissima, il giorno prima di essere ucciso, riguardava ancora la causa contro Texaco. Certo la sua dedizione alla causa dava fastidio, e parecchio. Le numerose organizzazioni ambientaliste e per la difesa dei diritti umani con cui aveva collaborato chiedono ora di far luce su questa morte, trovare i responsabili e chi li ha mandati: non ci vuol molto a capire che si tratta di un modo di intimidire tutto il movimento di difesa dei diritti delle popolazioni amazzoniche.
Dice De Marzo: «Angel non era uno disposto a mercanteggiare». Nel 1998 fu detenuto per alcuni giorni nel carcere di Coca con l'assurda accusa di aver provocato uno sversamento di petrolio nella sua stessa casa. In quell'occasione «Francisco Revelo, funzionario di Petroecuador, andò a casa di Angel a nome della sua impresa e delle multinazionali» in affari nella zona: «gli offrì un milione di sucre, la vecchia moneta ecuadoriana sostituita nel gennaio del 2000 dal dollaro - la dollarizzazione imposta dal Fondo monetario internazionale - e gli disse di scegliere tra i soldi e il carcere: Angel scelse il carcere. Due anni dopo fu scagionato». Molte volte era stato minacciato, questo ecologista incorruttibile.
La sua morte colpisce tanto più perché l'omicidio politico non è molto diffuso in Ecuador - a differenza di altri paesi latonoamericani. Un precedente terribile. Un segno di quanto duro sia lo scontro in corso in quella regione amazzonica: tra la compagnia Texaco e gli indigeni, tra tutte le compagnie petrolifere e i movimenti che si sono opposti, ad esempio, al nuovo oleodotto Ocp - proprio un mese fa a Lago Agrio si erano riunite diverse organizzazioni ecuadoriane e internazionali per elaborare strategie comuni.
Angel Shingre aveva 47 anni, dieci figli, l'undicesimo in arrivo. Dice Giuseppe de Marzo: «Parlavano di lui come di un sasso nella scarpa, uno che dava fastidio. Tolto lui però restano altri trentamila sassolini».
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