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TERRA TERRA
21.12.2003
  • | di MARINA ZENOBIO ,
    Un viaggiatore della biodiversità
    Nell'ambito della ricerca e dello studio della biodiversità vegetale, Nicolaj Vavilov è sicuramente il nome più illustre. A lui si deve infatti la scoperta degli otto centri di origine delle piante più importanti per l'alimentazione mondiale. Il Sud-est asiatico e India ci hanno regalato il riso, la canna da zucchero e la noce di cocco, il cetriolo e la melanzana; la Cina la soia; l'area turco-iraniana orzo, avena e fichi; il Mediterraneo ha dato i natali ad olivo, cavolo e mandorle; Messico e Centroamerica a mais e pomodori; dall'area Andina, Brasile e Paraguay vengono pepe, patate e caffè; all'Etiopia dobbiamo il sorgo e all'Asia Centrale il grano. Oggi le varietà di questi vegetali si stanno riducendo drasticamente, perché l'agricoltura ne seleziona poche e tende alla monocoltura, poi per l'utilizzo di sementi geneticamente modificate. Spesso questo patrimonio dell'umanità è custodito soprattutto in banche di germoplasma, spesso sotto controllo delle multinazionali del settore. Nessuno ha più realizzato uno sforzo della grandezza realizzata daVavilov dal 1916 al `36, per raccogliere su terreno, catalogare e classificare la biodiversità agricola dell'intero pianeta. Le osservazioni di Vavilov sulla distribuzione geografica delle sementi originarie, basate sulla teoria genetica mendeliana, hanno superato la prova del tempo e sono ancora accettate da biologi e agronomi a livello internazionale. Ma chi era e perché un uomo di tale valore finì i suoi giorni in un gulag staliniano? Era il 1916 quando il geografo, botanico e genetista russo Nicolaj Vavilov intraprese la sua prima esplorazione, in Persia. Si era in piena Prima guerra mondiale e lo zar governava la Russia. Per tre mesi studiò le piante originarie della zona tra l'attuale Iran e Turchia, selezionando e raccogliendo varietà di sementi locali. Dopo il trionfo della Rivoluzione d'Ottobre, il governo della neonata Unione Sovietica riconobbe il valore e l'importanza dell'opera di Vavilov invitandolo a continuare le sue spedizioni.

    Nel 1924, in una delle spedizioni più difficile, Vavilov entrò in Afghanistan. Durante quel viaggio toccò il Nuristàn, regione mai visitata da un geografo e con varietà vegetali fino ad allora sconosciute. Si spinse fin sulle coste delMediterraneo, in Medio Oriente - comprese Siria e Palestina - e nel nordest dell'Africa. Si racconta che in Siria incontrò dei guerriglieri che combattevano i francesi: Vavilov li informò del motivo del suo viaggio e lo aiutarono nella raccolta di alcune varietà di sementi. Arrivò in Etiopia, primo cittadino sovietico, e incontrò l'imperatore Menelik e Ras Tafari. Il `29 è la volta di Cina, Giappone e Corea. L'anno successivo raggiunse gli Stati uniti dove raccolse alcune specie vegetali in Florida, Texas e nelle riserve indiane. Dall'Arizona entrò in Messico per raggiungere il Guatemala. Nell'ultima spedizione, dal 1933 al `36, Vavilov attraversò il Centro e Sud America. In venti anni aveva raccolto oltre 250 mila varietà di piante, la collezione più grande del mondo. I suoi studi in campo agricolo e sulla biodiversità sono stati così importanti che i luoghi di origine delle piante più usate in agricoltura portano il suo nome. Fino al 1940 sarà responsabile della catalogazione di questa enorme collezione, che verrà conservata e studiata in 115 stazioni sperimentali sparse su territorio sovietico e diversificate per clima e tipologia di terreno.

    In quell'anno però il suo collega Trofim Lysenko, fedelissimo di Stalin e in preda a delirio di onnipotenza dopo averlo convinto che si potesse creare l'Homo sovieticus, lanciò una campagna diffamatoria contro Nicolaj Vavilov provocandone l'arrestato e la deportazione nel gulag di Saratov, dovemorirà il 23 gennaio del 1943. Ci vorrà l'avvento di Brezhnev per riabilitarlo, nel `68, con il meritato riconoscimento cambiando il nome dell'Istituto di botanica applicata di Leningrado in Istituto Nicolaj Vavilov. Ma ormai buona parte della collezione di semi era andata perduta. Nel 1991, all'epoca della caduta dell'Unione sovietica, la rete di ricerca di Vavilov era ridotta a 19 stazioni sperimentali, quattro fuori dalla Russia.

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