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TERRA TERRA
10.06.2004
  • | di PAOLA DESAI,
    Il «green» geneticamente modificato
    Un nuovo organismo geneticamente modificato sta provocando polemiche negli Stati uniti. I soggetti coinvolti nella controversia sono però inusuali, e il motivo è che non si tratta di un ortaggio, una varietà di mais o soia, una patata - insomma, nulla che sia destinato all'alimentazione, né umana né degli animali d'allevamento. La varietà Ogm in attesa dell'approvazione del ministero dell'agricoltura americano è una varietà di erba destinata a formare dei bei tappeti verdi per campi da golf. Un campo da golf è qualcosa di molto discutibile, dal punto di vista strettamente ambientale: per il tipo di piante usate per «arredarlo», per la quantità d'acqua necessaria a mantenere verde il tappeto erboso - tanto più quando il campo da golf si trova in paesi secchi, dove quell'acqua viene sottratta all'agricoltura o agli usi domestici. Ma il tappeto erboso geneticamente modificato sarebbe una novità. Dal punto di vista dei golfisti, la logica è inoppugnabile. Il prato di un terreno da golf deve essere uniforme, vellutato, lasciar scivolare la pallina. Uno dei maggiori nemici di tutti i manager di campi da golf sono certe erbacce ruvide e dure che crescono all'insù, in ciuffi come carciofetti selvatici, e anche se tagliate (un prato da golf va sempre tosato con cura) restano come spunzoni gialli e secchi che deviano la traettoria della pallina. Estirpare questa erbaccia manualmente è un lavoro costoso, e comunque rovina il prato. Usare erbicidi, cosa su cui nessun manager avrebbe remore, è però difficile perché insieme all'erbaccia si uccide l'erbetta vellutata. Così, ecco che un laboratorio di ingegneria genetica sta sperimentando un'erba delle varietà adatte al green geneticamente modificata in modo da resistere al glifosato, sostanza erbicida che la Monsanto produce con il nome commerciale Roundup. La ditta si chiama Scotts Co, ha sede a Marysville (Ohio) e l'agenzia Associated Press riferiva il mese scorso che la coltivazione sperimentale è in corso su 400 acri di terreni in Oregon. La sperimentazione è a buon punto, fa sapere la Scott Co: i siti però restano in incognito per paura che gruppi critici all'ingegneria genetica vadano a estirparli, come è successo in passato. L'erbetta geneticamente modificata ha però trovato altri oppositori. In marzo è terminato il periodo di tre mesi in cui la «nuova» varietà è sottoposta a pubblico commento, come è prassi negli Stati uniti. A favore si è pronuncuata la Us Golf Association, e questo non stupisce. Tra i critici invece, oltre a voci ambientaliste come il Sierra Club o Nature Conservancy, si sono fatti avanti enti federali come il Servizio forestale o l'Ufficio di gestione del territorio (Bureau of Land Management), che hanno chiesto al ministero dell'agricoltura di sospendere l'approvazione per indagare meglio sull'impatto ambientale del prato resistente agli erbicidi. «La nostra preoccupazione è che se [l'erba modificata] sfugge sul terreno pubblico, non sapremo come controllarla», spiega alla Ap Gina Ramos, specialista del Bureau of Land Management esperta in specie invasive. Già, chi può garantire che l'erba vellutata seminata nei campi da golf si diffonda. E chi può dire se «in natura» non diventa una specie invasive, di quelle che si adattano bene al terreno e tolgono spazio alle specie indigene, e non può essere contenuta neppure con l'erbicida perché è resistente. I ricercatori della Scott obiettano che l'erba si diffonde solo quando arriva a fiorire, e nei campi da golf è sempre ben tosata dunque non fiorisce mai - ma l'argomento è debole, basta un terreno da golf in abbandono o un bordo non tosato per creare il rischio. «Il nostro budget è già gravato allo stremo per cercare di controllare le spoecie invasive. Una di più sarebbe un vero problema», insiste la signora Ramos. L'argomento è soistenuto dal Dipartimento all'agricoltura dell'Oregon, dal Dipartimento per la pesca della California, dal Us Army Corps of Engineers e altri enti statali. Sembra proprio che per una volta la voce della ragione debba prevalere - anche se la faccenda non è ancora chiusa.

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