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TERRA TERRA
03.07.2004
  • | di FRANCO CARLINI,
    La «polio» è di nuovo in cammino
    Che le religioni, predicate e praticate in maniera integrista, possano produrre gravi danni alla salute di popoli e persone non è una novità. Basti ricordare il rifiuto di ogni trasfusione dei testimoni di Geova, oppure le micidiali campagne contro i profilattici condotte da alcune diocesi africane su ispirazione diretta del pontefice; il risultato, come noto, è un ulteriore propagarsi dell'Aids. Qualcosa del genere succede nella Nigeria del nord, zona musulmana, dove diversi religiosi nei mesi scorsi hanno diffuso la falsa credenza che il vaccino contro la polio utilizzato dall'Organizzazione mondiale della sanità faccia parte di un complotto contro i popoli africani. In una delle leggendarie versioni circolanti, questo vaccino contribuirebbe a diffondere l'Aids, mentre in una seconda versione, che vorrebbe essere addirittura scientifica, esso conterrebbe degli estrogeni capaci di limitare le capacità sessuali e riproduttive. Questo sarebbe stato verificato da un gruppo di medici e di religiosi mussulmani e sulla base di tale «evidenza», peraltro smentita dall'Oms, all'inizio del 2004 le attività di vaccinazione vennero sospese in tre stati.

    L'effetto immediato e preoccupante è stato che la polio ha ricominciato il suo cammino in Africa: il 20 maggio è stata diagnosticata in un bambino nel Darfur (la regione del Sudan dove si stanno verificando scontri sanguinosi); è il primo caso in questo paese da tre anni e conferma le altre preoccupanti statistiche secondo le quali nei primi mesi del 2004 si è verificato un aumento dei casi di polio cinque volte superiore a quelli dell'anno precedente. Il virus identificato nel Darfur è stato immediatamente studiato in laboratorio e risulta essere geneticamente legato allo stesso ceppo diffuso in Nigeria. Le migrazioni forzate prodotte da guerre ed epidemie evidentemente cooperano nel diffonderlo.

    Agli inizi del 2003 questa malattia virale risultava endemica solo in pochi stati e c'erano fondate speranze di eliminarla completamente, ma ora ha ricominciato il suo cammino, tornando a infettare anche i paesi africani che ne erano stati liberati. Gli stati dove la malattia si è manifestata quest'anno sono Nigeria (257 casi), Niger (18), Pakistan (5), India (13), Afghanistan (3) ed Egitto (1).

    Dei tre stati nigeriani che avevano interrotto le vaccinazioni, due le hanno riprese e nei giorni scorsi è giunta la notizia positiva che anche il terzo, lo stato di Kano, ha preso un'analoga decisione, accettando la validità dei più recenti esami di laboratorio da cui risulta che il vaccino utilizzato è privo di rischi.

    Il programma dell'Oms, in congiunzione con l'Unicef, si chiama «Global Polio Eradication Iniziative» (www.polioeradication.org) e ha potuto contare su investimenti per tre miliardi di dollari. Va ricordato che all'inizio del programma, nel 1988, 350mila bambini si ammalavano ogni anno, con una presenza endemica in 125 paesi, mentre oggi si contano meno di mille casi all'anno, essenzialmente in sei paesi. Tuttavia migrazioni e commerci globali fan sì che la polio possa di nuovo diffondersi. L'obiettivo assegnato era lo sradicamento totale entro la fine del 2005, ma quella scadenza rischia di essere compromessa.

    Per riprendere il cammino servono subito altri 100 milioni di dollari con cui condurre la campagna di vaccinazione autunnale, la quale, per essere efficace, deve essere fatta in maniera sincrona nei diversi paesi, il che comporta problemi organizzativi complessi.

    I donatori del progetto sono soprattutto i governi occidentali, ma anche alcune aziende private, come Aventis e Wyeth (farmaceutiche) o De Beers (diamanti). Contribuiscono anche la fondazione Bill&Melinda Gates e la Banca mondiale. Se i tempi venissero rispettati, nel 2006 potrebbe cominciare la fase di verifica (validazione) dello sradicamento, basandosi sulle metodologie di controllo già sperimentate nelle aree dove la polio è scomparsa: le Americhe, «liberate» nel `94, la regione del Pacifico (nel 2000) e l'Europa, considerata finalmente priva del virus nel 2002.



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