domenica 17 febbraio 2013
TERRA TERRA
25.07.2004
-
| di MARINA FORTI
,
Sakhalin, le balene e il petrolio
La settimana scorsa, la Commissione baleniera internazionale (Iwc) ha approvato un rapporto del suo comitato scientifico che descrive i progetti petroliferi del'isola di Sakhalin come una minaccia a una specie ormai in via di scomparsa, la balena grigia del Pacifico nord-occidentale. Il rapporto dell'organismo intergovernativo sulle balene è solo l'ultimo di numerosi allarmi internazionali circa quei progetti: eppure l'estrazione di petrolio e gas naturale sulle coste di Sakhalin, grande isola russa nel Pacifico appena a nord del Giappone, non ha ancora attirato grande attenzione pubblica. I progetti sono per la verità due. Lo scorso ottobre la compagnia petrolifera americana ExxonMobil ha annunciato che procederà con il suo piano di scavare pozzi off-shore nel sito chiamato Sakhalin I: con 12 miliardi di dollari di capitali esteri è il maggiore investimento diretto straniero in Russia finora. Sakhalin II è invece affidato a Shell, che in società con le giapponesi Mitsubishi e Mitsui: la Sakhalin Energy Investment Company ha sede legale alle Bermude e dal `98 estrae petrolio e gas in due siti off shore, due gigantesche piattaforme entrambe collegate a terra da grandi condutture. L'investimento, 10 miliardi di dollari, è stato sostenuto dalla Banca europea per la ricostruzione e lo sviluppo (Ebrd) e dalle banche di credito agli investimenti esteri di Giappone (Jbic) e Stati uniti (Opic). Ora Shell progetta la fase due, che implica la costruzione di due nuove piattaforme, 800 chilometri di pipelines per portare il greggio e il gas sulla costa meridionale dell'isola, e un nuovo terminale per liquefare il gas.
Il petrolio rischia però di sterminare la popolazione di balene grige: la Commissione baleniera conferma che la popolazione è ridotta ormai a un centinaio di esemplari. Quelle balene passano cinque mesi all'anno a nustrirsi in una piccola striscia di mare vicino a Sakhalin, proprio dove ExxonMobil progetta le sue piattaforme. L'estate scorsa, quando la compagnia ha cominciato i suoi test sismici, gli scienziati hanno osservato un esodo di balene significativo, molte sottopeso: cosa che lascia immaginare cosa avverrà delle balene quando le piattaforme saranno in attività, con i rompighiaccio in funzione per permettere alle petroliere di avvicinarsi anche d'inverno. Il ministero russo delle risorse naturali aveva ordinato di sospendere i test, ma ExxonMobil non l'ha osservato, leggiamo nei dispacci dell'organizzazione Pacific Environment - che ha sede in California e lavora con gruppi di cittadini russi.
La sorte di una popolazione di balene in via di scomparsa non è l'unico problema sollevato da gruppi come Sakhalin Environment Watch, uno dei gruppi locali più attivi (sono riusciti a fermare un progetto di deforestazione gigantesco in una zona remota e selvaggia: la sentenza del tribunale di Uzhno-Sakhalin City è di una settimana fa). Fanno notare che da quando la fase uno del progetto Shell è in attività si sono ridotti gli stock e anche la qualità di merluzzo, parte importamnte della dieta di quelle isole. L'habitat dei salmoni sarà minacciato - e l'estremo oriente russo oggi ha circa un terzo della popolazione mondiale di salmone selvatico. La baia di Aniva, con un ambiente ancora pressoché intatto, sarà devastata dall'impianto di liquefazione di gas. Gli ambientalisti russi accusano Shell di aver sempre rifiutato un vero dialogo con le organizzazioni di cittadini dell'isola. Dicono che la Valutazione di impatto ambientale condotta dalle autorità pubbliche è inaffidabile, perché Shell ha rifiutato di rivelare informazioni fondamentali sul progetto, violando la legge russa. La fase due risulterebbe nel maggiore progetto integreto gas-petrolio al mondo, il più grande impianto di liquefazione del gas - e il maggiore finanziamento pubblico mai concesso al mondo per un progetto petrolifero. Ma Shell, dicono, tieneun doppio standard: in America o in Europa non si permetterebbe di ignorare le leggi né di rifiutare il dialogo con le forze sociali, che hanno presentato una lista di domande senza ottenere nessuna risposta.
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