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TERRA TERRA
08.08.2004
  • | di MARINA FORTI,
    Locuste all'attacco nel Nord Africa
    Un abitante di Nouakchott, capitale della Mauritania, ha inviato alla Bbc on-line due foto dell'albero davanti a casa: la prima ritrae fitte fronde verdi e lucide, la seconda uno scheletro di rami brulli. Sono «prima» e «dopo» il passaggio delle locuste. Le locuste, grandi cavallette brunastre, hanno invaso l'Africa nord-occidentale e stanno avanzando verso sud. Avanzano in sciami di qualche miliardo di insetti ciascuno. Si presentano come una nuvola che oscura il sole, con un ronzio assordante. E divorano qualunque filo di verde sul loro cammino: questa settimana a Nouakchott, città del deserto, hanno ripulito perfino l'erba del campo di calcio.

    Ma il vero disastro è nel resto del paese, nelle campagne: la Mauritania è Sahara nelle regioni settentrionale e centrale e Sahel nel sud, terre semi-aride dove si coltivano sorgo, legumi e ortaggi e dove pascolano capre e cammelli. Ebbene, dai primi d'agosto uno sciame dopo l'altro è arrivato nelle province sud-occidentali della Mauritania: l'invasione più massiccia degli ultimi 15 anni. Ed è per questo che il governo ha lanciato l'altroieri un appello internazionale e che il Gambia, appena più a sud, ha già dichiarato lo stato d'emergenza. Per questo è mobilitata la Fao, organizzazione dell'Onu per l'agricoltura e l'alimentazione.

    L'invasione delle locuste arriva da lontano: fin da questa primavera sciami in formazione erano segnalati nel NordAfrica occidentale - Libia, Algeria, Tunisia, Marocco, paesi che fin dallo scorso aprile hanno cominciato a difendersi con grande uso di pesticidi. Sono riusciti in effetti a contenere il danno all'agricoltura, ma non a impedire che nella tarda primavera si schiudessero le uova deposte nell'autunno e inverno in ampie zone a sud dei monti dell'Atlante in Marocco e Algeria.

    Ora, segnala la Fao, la situazione si va normalizzando in questi paesi del Maghreb, mentre i nuovi sciami si spostano verso sud: la Mauritania è già invasa e sono minacciati Senegal, Gambia, Mali, Niger e Ciad, si teme per il Sudan occidentale e il Burkina Faso settentrionale. Il fatto è che le locuste migrano su grandi distanze, possono fare cento chilometri al giorno. E divorano: ogni insetto mangia l'equivalente del suo peso in ventiquattr'ore. Un tipico sciame di 3 miliardi di locuste copre circa 60 chilometri quadrati mentre si nutre e divora in un giorno l'equivalente di 375 grandi camion carichi di vegetazione. Per paesi che vivono di agricoltura, è il disastro. Non per nulla le cavallette sono uno dei sette flagelli biblici.

    E dire che la stagione si annunciava ottima, le piogge sono state più abbondanti del solito in questi paesi assetati - del resto, è proprio la pioggia abbondante che permesso alle locuste di moltiplicarsi più del solito. Con le piogge i contadini mauritani (e di tutto il Sahel) hanno piantato sorgo, lenticchie, riso e meloni: agricoltura per lo più di sussistenza, cioè per sfamare la propria famiglia e per il mercato locale. Intanto, più a nord le locuste deponevano uova che ai primi caldi si sono schiuse. Gli addetti del Centro nazionale per le locuste della Mauritania dicono di non ricordare nulla del genere: alla fine di luglio venivano avvistati due o tre sciami al giorno, «ed è solo l'inizio della stagione», dice un responsabile del monitoraggio, il signor Jacob Habab, al al servizio informazione della Fao (in un bollettino del 5 agosto). «La situazione è critica», aggiunge il signor Mohammed El Haceu Ould Jaavar, capo delle operazioni: «I danni sono già visibili nelle oasi, soprattutto alle coltivazioni di ortaggi che rifornivano i mercati». Il suo servizio, spiega, dispone di 70 addetti per combattere l'invasione, sette squadre di avvistamento, pochi veicoli e un solo aereo per spargere insetticidi: «Abbiamo bisogno di veicoli, aerei e insetticidi». I responsabili mauritani quantificano: servirebbero 15 aerei, 600mila tonnellate di insetticidi, 20 milioni di dollari. Bisogna fare in fretta, ogni giorno che passa sono tonnellate di verde distrutte. Il personale c'è, dice il signor Jaavar, i riservisti dell'esercito sono già addestrati. Mancano i mezzi.



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