mercoledì 18 settembre 2013
TERRA TERRA
13.08.2004
-
| di FABIO MASSIMO PARENTI
,
Il gas asfissiante dell'isola di Bonny
La popolazione dell'isola di Bonny, situata nel delta del Niger a 30 km a sud di Port Harcourt, si ritrova oggi gravemente impoverita a causa delle attività di un megaimpianto per produrre gas liquefatto. Leggendo il reportage realizzato da Dick Wittenberg per il giornale tedesco Nrc-Handelsblatt (e pubblicato in inglese dall'organizzazione ambientalista Both Ends) si rimane a bocca aperta nello scoprire fino a che punto lo sfruttamento di risorse naturali possa destrutturare il contesto socioecologico locale, scatenando tensioni e conflitti. Promosso nella metà degli anni `90 dalla Shell, il complesso chimico della Nigeria Liquid Natural Gas (Nlng) gode della partecipazione della Nigeria National Petroleum Corporation, della TotalFinaElf e dell'Agip. Questo progetto, cofinanziato dalla Banca africana per lo sviluppo insieme a cinque banche private occidentali, ha rappresentato il più grande investimento privato che abbia mai avuto luogo in Africa e, come accade in questi casi, i locali (beffati dai promotori) hanno salutato l'impresa come una benedizione. Tuttavia, se è vero che dal punto di vista tecnico e finanziario (velocità ed efficienza di spesa) l'impianto può essere considerato un modello, è altresì vero che ormai vi sono svariati gruppi autoctoni organizzati che denunciano a gran voce gli effetti nefasti delle attività della Nlng. «In passato (qualche anno fa in pratica) era sufficiente buttare le reti in acqua per riempirle di pesci, oggi invece ci vogliono tre o quattro giorni di pesca prima che le reti si riempiano», ha affermato A. Brown, capo del villaggio di pescatori di Siokolo. «Per riuscire a pescare - continua Brown - gli indigeni sono obbligati ad andare in mare aperto, anche perché in alcune zone costiere la pesca è stata ormai vietata per ragioni di sicurezza a causa dell'inquinamento»; così a Siokolo molte famiglie hanno abbandonato la tradizionale attività di pesca per occupazioni di fortuna, molto meno remunerative.
L'avvio del progetto è coinciso peraltro con un repentino afflusso di migliaia di persone provenienti da ogni parte della Nigeria per lavorare nel nuovo impianto e nelle attività connesse. Di conseguenza i servizi sociali (come ad esempio la fornitura d'acqua, i trasporti e la sanità) sono collassati, senza che in compenso venisse realizzato, come promesso inizialmente, alcun intervento a sostegno della popolazione locale. Ma c'è di più, a dimostrare il totale disinteresse verso gli abitanti del posto. Tra i nuovi villaggi provvisori che sono stati costruiti per i nuovi arrivati, uno in particolare, che viene chiamato dai locali la «piccola Londra», è emblematico del diverso trattamento riservato. Recintato con filo spinato, questo insediamento non ha problemi d'elettricità (Siokolo ne è totalmente sprovvista), gode di una fornitura d'acqua di qualità (come non avviene in altri villaggi preesistenti) ed è provvisto di un centro commerciale interno, di una piscina, di un golf club, ecc. Come ogni attività di sfruttamento di risorse che si rispetti non mancano inoltre numerose forze di sicurezza pubbliche e private che sono state assoldate per proteggere le strutture del consorzio.
Tra gli innumerevoli effetti distruttivi - come denunciato da un'organizzazione locale a difesa delle foreste dell'isola e dall'Enviromental Resources Management, impresa chiamata a revisionare l'ultima espansione dell'Nlng - rammentiamo infine l'aumento della deforestazione di mangrovie a causa dell'inquinamento derivante da discariche abusive di rifiuti tossici e dalle imbarcazioni a motore.
Alcuni gruppi locali stanno ormai perdendo la pazienza e si rischia che a Bonny, dove è finora prevalso il dialogo, si avvii una spirale di violenza quotidiana e di «incidenti» continui, analogamente a quanto avviene da diverso tempo in altre parti della regione del delta del Niger, proprio in corrispondenza di altri impianti di attività estrattive.
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