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TERRA TERRA
15.09.2004
  • | di STEPHANE BRUNO ,
    La Parota fra investimenti e povertà
    I numeri sono sempre allettanti, quando si presenta un progetto di centrale idroelettrica. La centrale della Parota, nello stato di Guerrero (centro-ovest del Messico) a una cinquantina di chilometri dalle spiagge di Acapulco, non sfugge alla regola. Se approvato, il progetto sarà completato nel 2010 e i numeri qui parlano di una capacità generativa di 900 Mw o 1.300 milioni di kilowatt/ora, di 12.000 posti di lavoro diretti ed indiretti, di 2500 famiglie che dovranno essere trasferite ma beneficeranno del grande lago artificiale creato dalla diga, con la possibilità di pescare fra le 45 e 50mila tonnellate annue di risorse ittiche. I forti investimenti necessari (si parla di un costo totale di 900 milioni di dollari) sembrano già coperti da un consorzio bancario statunitense guidato dalla West Lb, a cui si sono associate Citibank, Banamex e la poderosa banca a capitale misto messicano-spagnolo Bancomer. Una quarantina di imprese parteciperanno al progetto, fra costruttrici e imprese di servizio. In una zona semidesertica dell'entroterra messicano, con una popolazione scarsa, dispersa ed endemicamente povera, l'espropriazione di 14.000 ettari del loro territorio resta per gli abitanti locali una interessante possibilità di racimolare un gruzzoletto. Dichiara Humberto Marengo, direttore dei progetti della Cfe (Compagnia federale di elettricità): «Speriamo di avere un consenso sociale su questo progetto della diga La Parota, perché stiamo assicurando dei benefici diretti, a parte quelli della stessa diga, come una migliore infrastruttura di trasporto, un miglioramento della qualità di vita e delle opportunità di sviluppo per tutta la popolazione».

    Non tutti però sono felici di questa prospettiva di «pianificazione partecipativa e sviluppo sostenibile» della Cfe. All'entrata degli ejidos Gallinero, Agua Caliente e Canton de Cahuatepec, alcune strade di accesso sono bloccate giorno e notte, e i cartelli scritti a mano precisano che «la terra non si vende». I campesinos rifiutano i miseri 0,70 pesos al metroquadro offerti per la loro terra. Sono in pochi e divisi fra loro di fronte all'offerta misera ma sempre allettante; ma sono anche combattivi. Sono riusciti a far scarcerare Marco Antonio Suastegui e Francisco Hernandez, due dei loro leader (vedi terraterra del 6 agosto) e a far conoscere la loro lotta attraverso associazioni ambientaliste locali, come Los Guerreros Verdes, o nazionali. Hanno ottenuto una dichirazione ufficiale del governatore dello stato di Guerrero che la diga non si farà se esiste un'opposizione della popolazione locale.

    Quei campesinos e i loro sostenitori denunciano che l'assemblea comunale che approvò l'idea iniziale della diga sul Rio Papagayo era stata truccata, con firme pagate 300-400 pesos e continue minacce da parte delle autorità locali verso chi si opponeva. Dicono che nel piano di impatto ambientale presentato dalla Cfe non esiste nessuna valutazione socioeconomica del progetto, non un programma contro l'erosione del suolo né un piano di riforestazione coerente; soprattutto descrive il loro territorio come «poco interessante dal punto di vista ecologico». Come se la selva mediobassa caducifolia e i matorrales che coprono questa area non fossero fra le zone con la piu alta biodiversità del Messico.

    In realtà il progetto di questa centrale idroelettrica sul Rio Papagayo fa parte di un vasto progetto di ridifinizione e sfruttamento territoriale del sudest del Messico che va sotto l'ombrello del Plan Puebla-Panama , con annessi futuri piani di costruzione di una trentina di dighe sui fiumi Usumacinta, Pasion e Salinas e autostrade all'interno del paese e che connettano il Messico col Guatemala. Tante associazioni, campesinos, gruppi indigeni, comuneros e cittadini dicono che ben venga lo sviluppo, sempre che rispetti l'ambiente e crei uno sviluppo sostenibile per tutti: e non solo per le grande imprese, in queste terre di povertà dove l'unica alternativa per migliaia di persone resta l'emigrazione verso gli Stati uniti.



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