domenica 17 febbraio 2013
TERRA TERRA
16.10.2004
-
| di MARINELLA CORREGGIA
,
Le locuste tornano nel Mediterraneo
Mentre si celebra la Giornata mondiale dell'alimentazione, come ogni anno il 16 ottobre, una delle regioni più soggette all'insicurezza alimentare, l'africano Sahel, continua a combattere la campagna contro le locuste. E' un vero bollettino di guerra quello che aggiorna sui loro movimenti, sul sito (www.fao.org) della Fao, Organizzazione delle Nazioni Unite per l'alimentazione e l'agricoltura. Questi biblici voracissimi insetti sono in competizione alimentare diretta con gli esseri umani: una tonnellata di locuste - ovvero una piccola parte di uno sciame medio - mangia ogni giorno quanto 2.500 persone. Adesso stanno avanzando dall'Africa occidentale verso il Nord e il Nord-Ovest. Alcuni sciami sono arrivati nella valle Draa del Marocco e nel Sud dell'Algeria da Mali e Niger. Altre bande e sciami sono presenti nel Senegal centrale e settentrionale e si dirigono anche verso la Casamance. Uova sono state deposte nel mese scorso anche nelle isole di Capo Verde. Il problema è che il denaro necessario per i controlli e le successive operazioni di disinfestazione ha tardato ad arrivare: anzi, l'Unione Europea tuttora non ha sbloccato i fondi promessi. Dopo il primo allarme dell'ottobre 2003 e dopo l'appello lanciato dalla Fao nel febbraio scorso per trovare 9 milioni di dollari, in agosto la cifra necessaria era salita a 100 milioni, ma a metà settembre ne erano disponibili solo 2. Adesso finalmente sono arrivati 20 milioni e la Fao ne ha aggiunti 6 di «tasca propria». Come spiega Clive Elliott, capo del gruppo locuste dell'agenzia Onu, le operazioni di controllo continuano nell'Africa occidentale e sono aumentate in Marocco e Algeria. Altri sei aerei saranno nella regione entro questa settimana, per aggiungersi ai quattro aerei e altrettanti elicotteri già in campo. Sono stati ordinati centinaia di migliaia di litri di pesticidi da irrorare con gli aerei; grandi quantità sono già state usate per proteggere i paesi del Sahel. Il Marocco ha già speso 25 milioni di euro durante la campagna 2003-2004, per difendere quattro milioni di persone che vivono di agricoltura e un settore che vale 7 miliardi di dollari l'anno. Senza quegli sforzi, forse le cavallette sarebbero arrivate in Spagna.
In totale la superficie trattata dall'inizio della crisi un anno fa è, in Africa, di 7,2 milioni di ettari. Ma la situazione è la più grave dell'ultimo decennio, complici le inusuali piogge del novembre scorso. I danni nel Sahel sono stati rilevanti. In quella regione, in cui l'agricoltura è a livello di sussistenza e le finanze pubbliche particolarmente povere, i sistemi di controllo antilocuste sono insufficienti per mancanza dei fondi, di equipaggiamenti e sostanze di trattamento (mentre il personale locale formato è ben presente e può essere mobilitato in caso di bisogno). Come ha spiegato Mohamed Javaar, del Centro nazionale controllo locuste della Mauritania, la situazione è critica anche perché i paesi donatori non capiscono che aiutare la prevenzione e il controllo nelle fasi iniziali evita immani distruzioni e un circolo perverso: le locuste infatti andranno a a moltiplicarsi più a nord e poi torneranno nel Sahel, costrigendo a una spesa complessiva dieci volte maggiore la stagione successiva; e dopo danni immani.
L'elemento più importante di una campagna antilocuste dunque è l'allarme tempestivo: una volta che le condizioni ambientali ed ecologiche hanno permesso alle locuste del deserto di passare dai piccoli numeri ai grandi sciami migranti, il danno è fatto. E' cruciale colpire gli insetti prima che si riproducano. Nuovi strumenti «investigativi» hanno rivoluzionato i sistemi di controllo negli ultimi venti anni; e procede la ricerca di alternative agli insetticidi di sintesi: certo funghi che attaccano le locuste sul campo, ad esempio, e un ormone naturale che ne disturba il normale comportamenrto riproduttivo. Ma, come i sistemi meccanici di distruzione delle uova richiedono interventi precoci, così le altre vie naturali sono lente e non applicabili in caso di infestazioni pesanti già in corso. In questo caso non restano che gli insetticidi organofosfati irrorati dagli aerei.
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